Ile de France
venerdì, maggio 26, 2006
Chi si aspettasse d’assistere ad un capolavoro andando a vedere nuovo film della Coppola, rimmarà deluso. Ma forse nessuno si aspetta questo, io per primo. La figura della regina di Francia è stata, per me, resa mitica dalla Ikeda, che col suo manga ma sopratutto grazie alla trasposizione animata che ne è stata tratta (Lady Oscar). I personnagi che routano intorno alla corte di Francia sono tragici animati da passioni e sentimenti forti, destinati tutti, indistintamente, a soffrire non solamente per malattie incurabili. Sofia Coppola attualizza la storia puntando di nuovo i riflettori su un’adolescente che ha perso ogni punto di riferimento, privata adolescente della sua famiglia e deportata a forza in un mondo che non è il suo. Se si lasciano da parte usi e costumi, Versailles non sembra poi tanto diversa da Tokyo. Ed ancora con lo stesso stile la Coppola gioca più per sottrazione: una prima parte giocata sui silenzi, sui pomposi gesti della corte a cui la povera Antoinette deve dopo lo stranimento inizialme adeguarsi. La regina trova anche lei un’isola felice per sfuggire a convenzioni e responsabilità nell’alcool e nel gioco d’azzardo. Ed è proprio questo il limite della pellicola, invece di concentrarsi su un periodo preciso della vita a corte si sceglie di raccontare il più possibile, ma le accellerazioni temporali della seconda parte nuociono alla credbilità. Lo spettatore non ha il tempo di capire se la regina sia maturata, come abbia potuto affrontare i dolori dei numerosi lutti, che madre sia stata. Data l’esigua durata del film avrei preferito si fosse concentrata su un periodo ben preciso della vita; il risultato sarebbe stato indubbiamente più coerente ma il film l’ha realizzato qualcun’altro. E per fortuna anche la Marie-Antoinette della Coppola resterà qualcosa che non si dimetica facilmente.