Ile de France



venerdì, marzo 17, 2006

Inizia lento il ritratto di Hirohito sul palco spoglio c'è questo ometto piccolo piccolo e inconsapevolmente buffo, un adulto che ancora ragiona come un bambino. Rinchiuso nella sua gabbia di vetro è totalmente all'oscuro di quello che succeda all'esterno, il suo sguardo è stranito quando vede la sua terra devastata dalla guerra e i suoi sudditi ridotti alla miseria. Le bombe che cadono e gli aerei che volano sono in realtà dei pesci che si librano nel cielo nella scena più melanconicamente poetica del film. Hitler è un personaggio che esiste solo in fotografia come le star di Hollywood e con lo stesso sguardo indagatore Hirohito li scruta. Un universo al di là delle mura ma che lui non ha mai conosciuto, in fondo è come se non avesse ancora cominciato a vivere. Curiosamente il ritratto della caduta di un dittatore è in realtà il racconto di una nascita, l'uscita dal bunker possono essere letti metaforicamente come i primi giorni di vita di un neonato. Per quanto il film si una riuscita il ritmo eccessivamente lento lo penalizza, la seconda parte è sicuramente più dinamica e movimentata ma proprio quando il film ha carburato Sukorov decide di porvi la parola fine. Gli spettatori in sala ancora attoniti hanno visto un piccolo gioiello che non è altro che un piccolo tassello di una personalità complessa come quella dell'ultimo Sole.


Inutilmente pensato da Jiro | 14:56 | commenti | Torna su