Ile de France



mercoledì, novembre 30, 2005

Il tema non è certo originale, ad un trentenne viene diagnosticato un cancro mortale prima di morire dovrà chiudere tutti i suoi conti col passato. Abbiamo avuto la versione stuccosa di My life, in cui Keaton faceva pace con tutti e girava dei filmatini di dubbio gusto per il figlio. Ci sono le versioni "sono già sul viale del tramonto" dalla favola burtoniana a quella colta e barbarica. La versione su carta, taccante e profonda, di Mitch Albon che saluta il suo professore univerisitario capace di dare una vera lezione di vita. Il temo è talmente sfruttato che si sprecano le variazioni di ogni genre ed in ogni forma di comunicazioni. Si passa volentieri sopra il fatto che la pellicola si riduca ad un susseguirsi di minicapitoli, alcuni più riusciti di altre, anzi forse unicamente quello con Jeanne Moreau puo dirsi tale. Non si puo restare indifferenti al fatto che Ozon non fa nulla di più che mettere in scena qualcosa di incolore e insipido. Abbiano le solite perversi cliché omossessuali che Ozon potrebbe ogni tanto mettere da parte dato che fortunatamente la maniera di vivere la sua omosessualità è diversa rispetto a quella di viverla di molte altre persone. Ed abbiamo una Valeria Bruni Tedeschi che presentando il film ha detto che ha convinto Ozon a darle quel ruolo perchè lo riteneva davvero tenero. Tenero non è proprio l'aggettivo che userei per definirlo, piuttosto la scena al motel che la vede protagonista ha suscitato l'ilarità generale, e non credo fosse negli intenti di Ozon.

 


Inutilmente pensato da Jiro | 15:28 | commenti | Torna su