Ile de France



sabato, marzo 06, 2004

Brother Bear segna il ritorno della Disney al suo massimo splendore, sarà l’apripista per la terza rinascita della famosa casa di produzione; d’ora in avanti arriveranno altri gloriosi successi che faranno dimenticare gli ultimi prodotti non premiati dal pubblico. Il film è una splendida favola ecologista, che affronta temi semplici ed abusati ma con un taglio totalmente nuovo e originale. I personaggi sono assolutamente carismatici e ben riusciti. La colonna sonora è perfettamente equilibrata tra divertimento ed emozioni, ma soprattutto non rallenta mai il ritmo della narrazione.

(Magari fosse così, magari…)

Brother bear è il penultimo film che la Disney, che io apprezzo e adoro, realizzerà (L’addio definitivo ci sarà, per il mercato italiano, il 27 Agosto con Home on the range). Dal punto di vista tecnico, l’ambientazione è coinvolgenti grazie agli scintillanti fondali. Le animazioni dei personaggi umani mostrano il limite di un ricambio generazionale non avvenuto tra gli animatori, infatti, questa sorta di eschimesi dell’era glaciale, ricordano tanto gli orientali di Mulan, quanto gli hawaiani di Lilo&Stitch. Decisamente migliore l’animazione degli orsi che sono al tempo stesso credibili come uomini e come animali. Male va invece per le varie tipologie di personaggio, anche qui sempre le stesse, l’orsa anziana, l’orso robusto, l’orso straniero e così via, i bambini non si ricorderanno di questo stratagemma usato in quasi tutti i Disney più recenti ed in fondo il film è indirizzato a loro, ma resta la noia per chi, come me, conosce bene gli altri titoli. Le canzoni di Phil Collins sembrano dei semplici scarti di quelle di Tarzan. Nessuna è veramente incisiva, ma soprattutto quella che apre il film che introduce i tre fratelli in maniera semplicemente soporifera e totalmente superficiale, ed è per me uno dei punti più bassi mai toccati in un film Disney. Per fortuna che le musiche sono azzeccate, capaci davvero di coinvolgere ed emozionare, soprattutto nel finale. La storia non prometteva nulla di veramente sconvolgente e difatti mantiene in pieno le attese. La prima parte è piatta e noiosa; antipatici e scialbi sono tutti i personaggi umani. Il corpo centrale del film è il racconto del classico viaggio di formazione, che avviene in modo troppo simile a quello visto in altri film: dal soporifero Dinosaur o a quello di Emperor’s new groove. Originale ed avvincente almeno la parte finale. Deludenti e divertenti titoli di coda Pixar style; piacevole e spassosa solo la chiusura del film, idea per una volta originale Disney che, con altre forme, era già stata usata in altri film come Hercules. Deludente la parte comica, i due alci riescono a strappare solo deboli sorrisi, ma basta pensare a Kuzko o Izma del già citato Emperor’s new groove, per capire quanto poco siano incisivi. Tutto dipende dalla volontà di sfornare un film dietro l’altro, riducendo così al minimo l’originalità e mantenendo buono solo l’involucro esterno, un peccato perché questo ha determinato la morte dell’animazione tradizionale, che ha ancora molto da dire e può ancora attirare pubblico quando i copioni sono buoni, il già citato Lilo&Stitch.


Inutilmente pensato da Jiro | 12:14 | commenti (2) | Torna su