Ile de France



domenica, gennaio 21, 2007

Perchè. Perché i poveri incauti spettatori devono subire una tale tortura? Puó una mente sana concepire questa sublimazione della violenza. Lasciamo da parte il fatto che un’eclissi solare completa dura meno di un minuto, ci sarà stato Superman che faceva i suoi bei giretti intorno al globo in modo da variare la velocità di rotazione a suo buon grado. Lasciamo stare che un uomo con l’intestino perforato da una freccia, se la toglie tranquillamente senza che nessuna scheggia rimanga nel suo corpo. La stessa ferita, ampia quanto lo scarico del lavandino, viene, poi, tranquillamente tappata con un cottonfioc. Lasciamo stare che lo stesso uomo corre per ventiquattr’ore di fila, senza chiamarsi Jack, scavalcando montagne, dragando fiumi, e superando cascate. Ovviamente non mangia, non si ferma per i bisognini e non ha bisogno neppure di dormire. Per inciso la stessa strada l’aveva giusto percorsa in senso inverso nelle stesse condizioni. Lasciamo stare la pioggerellina di primavera che in pochi secondi riempie un pozzo profondo una ventina di metri e largo almeno tre; in fondo che importanza ha che ci metta di più io a riempirmi un bicchiere. Se poi siamo attenti dimentichiamoci anche che in Spider-man viene utilizzato lo stesso escamotage della goccia di sangue. Dimentichiamoci che la scena del sacrifico ha lo stesso pathos di quella del secondo Indy; in fondo già abbiamo fatto finta che un cuore si estragga da una ferita intestinale perfettamente intatto e pulsante; lo stappiamo tutti che gli antenati del dottor Burke sono originari del Sud America. Non facciamoci prendere dalla paura di veder saltar fuori da un cespuglio Van Damme o Segal, in questo film di scazzottate. Pensiamo a tutto quello che resta e soprattutto alla fine: il mondo civilizzato, senza mettere a ferro e fuoco queste terre, nascondendosi dietro la giustezza della religione, in fondo, salverà questi poveri barbari.


Inutilmente pensato da Jiro | 13:00 | commenti (2) | Torna su


venerdì, gennaio 05, 2007

Le feste di fne anno ed in particolare il Capodanno sono per me tra i giorni più tristi dell'anno. Amo il Natale con tutti i suoi compromessi, sopratutto da quando i parenti che sono obbligato a vedere sono giusto due, ma già dalla sera del venticinque vengo assalito da una profonda senzazione di angoscia e malinconia che raggiunge il suo culmine il trentuno. Hollywoodland non poteva che inserirsi appieno in questo mood, come riassumerlo se non soffermandosi sulla malinconia del quale è pervaso. Malinconia accresciuta dal ritrovarsi in una delle più grandi sale del complesso più visitato della capitale francese praticamente deserta. Ci sono le vacanze scolari è vero, tutti i beaubof sono sulle piste, ma per una volta non vedere l'abituale tutto esaurito delle proiezioni serali non m'ha certo fatto piacere. Invece di pensare a su quante poltroncine potevo star splamato ritorniamo on the subjet. Si deve essere forti per apprezzare hollywoodland; superare lo smarrimento iniziale quando quelle facce ricordano toppo da vicino il fumonoiso Black Dalhia. Non preoccupatevi non siete di nuovo di fronte ad uno dei peggiori rigurgiti dello scorso anno, Hartnett non rima con Affleck. Quello che stupisce più di tutto è sicurante il nostro quarto di manzo gonfiato a steroidi, Affleck risulta per una volta credibile. Forse perchè recita il ruolo di un attore dalle limitate capacità e che si crede molto di più di quello che in realtà sempre sarà. Il film è giocato sul doppio filo dei ricordi, con lo scopo in questo caso di confrontare i due protagonisti. Pare fin troppo chiaro che entrambi vorrebbero esser qualcosa che non sono: Gable e Marlowe sono espressamente citati quali vette irraggiungibili. Anche se si insiste su come entrambi rectino un ruolo il regista insiste egualmente sulle differenze che li accomunano. Non potrebbero essere quanto di più diverso della specie umana; vedasi a tal proposito il loro rapporto con le donne: schivo il detective, sornione Reeves. Da cui la difficile ricerca per chi deve indagare su una persona della quale difficilmente si capiscono o concepiscono le azioni. Un'opera prima curata; secca e ben recitata, imperniata dall'aura di perdita dell'innocenza che la rende un indubbio buon inizio per quest'anno cinematografico.


Inutilmente pensato da Jiro | 21:55 | commenti (2) | Torna su