Ile de France



mercoledì, novembre 29, 2006

-         C’erano pezzi di carne dappertutto, scuoiata o meno…ed una musica metal assordante.

-         Sei stato dal nuovo macellaio? Non sapevo fosse un metallaro!

-         No.... ero al cinema!

 

Perché non si puo parlare seriamente di SawIII.


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lunedì, novembre 27, 2006

Inultile girarci intorno l’ultimo film di Nolan è molto al di sotto delle aspettative di chi ha amato alla follia Memento. Il tema trattato è indubbiamente originale, la mia labile memoria non molti i film che parlino di maghi o magia, ed in questo cosa si aggiunge l’accattivante ambientazione londinese di inizio secolo. Potremmo fermarci qui restare meravigliati e non chiedere a Nolan nient’altro, in questo caso di sicuro resteremmo sodddisfatti, forse un po annoiati dopo due ore che scorrono troppo lentamente. Potremmo anche fermarci agli attori partendo dai protagonisti: Bale monocorde e Jackman sopra le righe. Come non citare anche Tesla/Bowie, che forse d’ora in poi non sarà più associtato solo ai brutti ricordi del libro di Fisica. Potremmo. Ma da Nolan credo sia giusto aspettarsi qualcosa di più. Cadiamo nella sua trappola dei tre atti già enunciati nel trailer e ribatiti ad inizio pellicola The pledge The turn The prestige. E purtroppo é solo il terzo atto, debitore al buon Shylaman, ad essere degno di nota. Nolan sceglie di nuovo di reinventarsi il tempo, costruendo il film sui protagonisti che in due tempi diversi leggono a distanza l’uno i diari dell’altro. Già con questa alterazione temporale, il film è faraginoso, ha vicoli cechi ed è sostanzialmente prevedibile; dubito l’attenzione possa restare viva nel caso in cui gli fosse stato preferito un montaggio cronologico.  La massima del giorno: The Prestige è un film sulla magia che non riesce ad essere magico che per tre minuti.


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martedì, novembre 21, 2006

Caro Ocelot,

Come prima cosa volevo chiederti posso chiamarti Oce o ti offendi? Mhmm forse preferisci Oci o fa troppo serial tv? Beh volevo con la presente sopratutto ringraziarti per le due ore di magia che mi hai regalato. Ecco dopo i primi cinque minuti di Azur et Asmar ti avevo già perdonato per Kiriku et les betes sauvages; no no, non frainterdermi non voglio metter in dubbio il suo valore o il tuo talemnto, in fondo un paio di episodi erano carini. No dai non generiamo altre incomprensioni non voglio utilizzare carino per dire carino; è piuttosto un carinocarino o un bello con riserve quello che inendo. Insomma magari anche tu ti sei fatto un esame di coscienza e hai pensato che potevi fare meglio e questa meraviglia ne è la dimostrazione. Insomma hai usato il treddi o truàde, ma è un 3D davvero desueto e adatto alle poesie che intoni; beh ci sono limiti evidenti, magari un po di staticità nelle espressioni del viso ma che costruzioni dell'immagine che quadri magnifici ci regali, che scene da mozzare il fiato. Per non citare le bestie, le architeture la foresta, i ricami dei costumi... Per non parlar del gioco degli attori e penso a tutto quello che va perso nel doppiaggio, oltre alla bravura si sarebbero sicuramente persi gli accenti, mi ritengo davvero fortunato per lo schermo gigante e le voci che hai scelto tu stesso. Magari sei toppo didascalico nel finale, un po troppo semplicista ma me lo dico solo cosi en passant, perchè ho consigliato a tutti di vedere in sala tale capolavoro. Per fortuna che ci sei ancora tu a raccontare delle favole ai bambini dopo il secondo declino della Disney.Grazie ancora di tutto, vorrei sempre uscire dalla sala talmente sodisfatto come mi è capitato con Azur et Asmar.


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lunedì, novembre 13, 2006

Parigi - Si è tenuta ieri sera all'UGC Ciné Cité Les Halles l'anteprima dell'ultimo film di Joon-ho Bong presenziata dal regista stesso. La serata è iniziata come tutte le anteprime che si svolgono nel cinema più frequentato dela capitale: la sala è vuota almeno da un paio d'ore ma si impedisce l'accesso, facendo accalcare disornatamente il pubblico giusto appena fuori la porta d'acceso. Nessuna legge ancora in vigore per l'assegnazione dei posti in sala e neppure nessun decreto che vieti agli spettatori dotati di uno spiccato senso di maleducazione d'assistere a tali anteprime. Troppo spesso capita cosi che chi arrivi un minuto prima dell'inizio abbia le stesse possibilità di accappararrasi i posti di chi aspetta pazienemente da un ora, col semplice trucco dello spingispingi o meglio conosciuto come ilpiufurbosonoio. Gande magnanimità è stata diostrata questa volta,ben un quarto d'ora prima dell'inizio previsto le transenne vengono tolte ed il branco liberato. Rimarcabile l'idea di riservare le tre file migliori per il pubblico vip. Le suddette sono rimaste vuote fino a dieci minuti dopol'inizio previsto, quando Vincent Lindon e compagna occupano due posti, attorniati dai brusii del pubblico: "Ma quello li fa la Star Academy (Programma di punta del venerdi sera tra American Idol e Gli Amici di Maria)?". L'attore col solito sorriso ebete,che evidentemente non fa parte dei personaggi che recita, si è seduto sperando di non venire riconosciuto, crediamo ci sia riuscito alla perezione. L'intelligente Joon-ho Bong ha voluto sfuggire all'altra tradizione delle anteprime: ha rifiutato di presentarsi in sala per presentare la pellicola preferendo mostrarsi alla fine per l'acceso dibattito. Sono quindi mancate le argute riflessioni che l'animatore delle serate riserva indistintamente a chiunque: Come ti sei sentito a girare l'ultima scena, quella in cui il personaggio di lei dice di essere l'assassina? Oggi non era troppo freddo/caldo? In quale negozio sugli Champs ha fatto le compere stamani? Due ore dopo volate in un soffio, ancora inebriati dal misto di emozioni che The Host suscita è stato finalmente il suo momento. Grandi applausi e con passo deciso arriva finalmente il genio. Il livello del dibattito è stato incredibilmente elevato, chiedo scusa a chi non riuscirà a capire il senso delle riflessioni che riporto. Si sono espressi molti esperti del regista che gli chiedevano come si fosse trovato a realizzare questo secondo film, tutti memori che dopo Barking dogs never bite (Presentato ad una retrospettiva dell'ultimo Paris film festival) non aveva più realizzato nulla. Ma il momento più alto del dibattito si è raggiunto conla prima domanda posta dal pubblico femminile, domande di impotanza capitale: "Ma l'interno del mostro è una vagina?" Bong si quindi visto costretto a confessare quello che non era più un segreto. Sviscerati tutti i temi del film il dibattito appassionate è fintio senza che riuscissimo a chiedergli se nel seguito di The Host arriverà il pesce triocchiuto del Signor Burns a terrorizzare gli sprovveduti coreani. Solote scene di isterismo con assalto dei fan che volevano frsi firare dei boxer, la serata si è chiusa versano luquami tossici nel lavandino. Il film sarà presente in sala a partire da mercoledi 23 Novembre.

Tratto da Mon Monde dello scorso venerdi.


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mercoledì, novembre 01, 2006

Non esagera chi lo considera l'ultimo, in ordine temporale, grande film di guerra che verrà presto inserito tra i classici del genere. Eastwood con questo splendido affresco decide di raccontare la storia di uno degli scatti più famosi della seconda guerra mondiale. Come il film racconta questo magica fotografia infuse nuova fiducia al popolo americano e permise di finanziare gli ultimi esi della guerra nel Pacifico. Il metodo narrativo scelto è una dilatazione temporale della narrazione e balzi tra presente e passato tra ricordi incubi ed orrori. Questi salti, senza soluzione di continuità si susseguono per le due ore ed hanno l'indubbio pregio di acuire contradizioni e le assurdità. La ridicola campagna raccolta fondi: vestiti da sera, coppe di vino repliche di montagne di cartapesta. La realtà: la nera sporca terra, le torture, gli incubi. Il punto di contatto quel gelato ricoperto da rossa salsa di lamponi, in una delle tante scene perfettamente bilanciate. Altro contrasto sul quale Eastwood insiste è quello tra trincee e risvegli improvvisi; gli orrori che popoleranno gli incubi dei anche quando i reduci sono sul punto di esalare l'ultimo respiro. Forse si scateneranno nuove polemiche dato che ai soldati di colore viene dato lo spazio di un nanosecondo ma è su un'altra minoranza che viene puntata la luce dei riflettori; minoranza incarnata dal personaggio più affascinante e tragico: Ira. Preso in giro sul fronte, trattato come una specie protetta e al quale ci si rivolge come un minorato mentale. Sarà lui a pagare il prezzo più duro della celebrità, sfruttato come carne da macello sarà ben presto abbandonato dallo stato che non ha più bisogno di un'altro ubriacone. Si possono facilmente muovere accuse di propagandismo o di troppa convenzionalità, ma si puo anche chiudure gli occhi su questi piccoli nei e vedere uno dei migliori film di quest'anno.


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