Ile de France
giovedì, ottobre 26, 2006
C'è qualcosa che accomuna Pulse, Open season e Last kiss e cosa mai sarà? Forse il numero di consonanti contenute in ogni titolo oppure quello delle vocali? In realtà il giochetto lo potrei tirare avanti a lungo ma la verità è che ognuno di questi tre film è perfettamente inutile, usando un eufemismo.



Pulse è l'ormai ennesimo remake dell'onda del new japan horror e via di quanti più luoghi comuni possibili. Lo spunto avrebbe potuto essere interessante, avrebbero potuto scrivere dialoghi profondi sul rivoltarsi stesso della tecnologia che si scontra contro chi l'ha creata, mescolando anche spettri e apparizioni . Ed invece ci troviamo di fronte a Veronica Mars che amoreggia con uno dei primi morti di Lost e Sloane ridotto a fare lo psicoterapeuta in un classico e noioso liceo americano. Uno dopo l'altro cadono i sette piccoli indiani tra sbadigli colori slavati. Al massimo potevano fare un episodio delle stagioni più brutte di X-Files con questo copione.
Incrociamo Open season col suo titolo francese Les rebelles de la foret, infatti la stagione di caccia si apre e la foresta si ribella, ah beh c'è pure un orso addomesticato ma il film è tutto qui. Anche questo prodotto malcucinato non avrebbe mai visto la luce se i film in 3D non fossero una moda imperante. Quindi il copione sta largo scritto sul retro di un coriandolo, i carachters li si fanno disegnare da un bambino di due mesi e si spera di far concorrenza con la Pixar. Ma quanto brutto è il personaggio doppiato da Grace di Will&Grace? Che ci stanno a significare quei piedi grandi tre volte la testa? Ed ilcattivo non è certo meglio. Povero Sinise! Per fortuna che più gradevolmente sono stati disegnati gli animali anche se l'animazione l'hanno fatta con i programmi che givno sui pc Pixar dieci anni fa. Riassumendo: nessun copione, animazione poligonale, l'umorsmo ha disertato. Beh basta cosi ne ho già detto troppo e non mi sto neppure divertendo.
Chiude il trittico Last Kiss ed giustamente mi chiedo se sia un periodo di masochismo, che sto inconsciamente vivendo. Già non avevo apprezzato la soap firmata Muccino e vado a vedermi anche il remake con quali intenzioni? Un po di passione per l'enigmistica credo, dato che ho passato il film a fare il gioco delle differenze. Ed alla fine le differenzenon sono neppure tante, e quindi è la noia che prende di nuovo il sopravvento. Si spinge un po sull'umorismo si spinge un po su un vero sex-symbol Zach Braff (Urge revisione di Garden State per vedere senon fossi sotto inosi quando lo vidi.). Beh hanno cambiato qualcosa dimostrando il solito bigottismo americano, un delitto sarebbe rivelarlo. Paul Haggis non hascritto un copione l'han pagato come traduttore.
venerdì, ottobre 20, 2006
Due parti due mezze mele che non combaciano; da una parte un frutto rosso succoso e tentatore dall'altra una mezza mela amaccata e farinosa. Un disoccupato trova unpiccolo lavoro di manovalanza presso un ex-ricco ex malfattore; dovrà tappargli i buchi del tetto. Ma proprio attraverso uno di questi buchi verrà a conoscenza del segreto che lo trascinerà nell'abisso della seconda metà; la possibilità di un guadagno facile che lui pensa di sfruttare per salvare la sua famiglia dalla povertà. Rubata la lettera, preso iltreno cambiato il teno preso il axi trovato l'autista finalmente inizi il vero film, il gico che ci terrà incollati fino alla fine sudati ed inchiodati davati allo schermo. Ogni incontro è diretto in maniera diversa; magistrale resta il primo fissata la camera sul protagonista si viene a prendere a conoscenza dell'incubo. Il bianco e nero eco del cinema di qualche decennio fa con riferimenti alle atmosfere di Sir Alfred pù che al cinema russo come ho letto un po ovunque. Un film diretto con maestria che s'impenna nella seconda metà e lascia ben sperare per le prossime opere di questo regista georgiano.
venerdì, ottobre 20, 2006
Come non amare alla follia l'ultimo film di Satoshi Kon, se si ha qualche dubbio su Paprika è forse il caso che di riflettere seriamente sui propri gusti cinematografici. Nel film si mecolano temi cari alla fantascienza, i DCMini sono infatti simili agli strumenti per accedere alla lettura dei ricordi di Strange days e il continuo rimpallo tra sogno e realtà è stato uno degli spunti base per Matrix. La trama è, se si vuole essere davvero puntigliosi, semplice, ma si passa sopra questa piccola imperfezione totalmente strabigliti da tutto il resto. Prendendo spunto dalle parole del regista stesso, in sala per presentare l'anteprima del film,: "bisogna lasciarsi più guidare da situazioni e emozioni piuttosto che chiedersi come andrà a finire; perchè altrimenti non si gode appieno del resto.". In Paprika c'è una profonda dichiarazione d'amore pe il cinema e per l'arte in generale. L'arte è l'ossigeno dei nostri sogni, spettacolare le scene in cui si viene guidati dall'inconscio dei protagonisti; si passa da intenet che fa da mediatore tra i due mondi alla fuga di Paprika che la porta a diventare sfinge, sirena saltando da una cultura all'altra da un secolo all'altro, ne ho citati due ma tutti sono squisitmente efficaci e memorabili. Tutto scorre fluidamente sotto gli occhi sbarrati del pubblico. E come non sottilineare che è film d'amore, amore intellettuale che riesce a superiare le barriere del laido fisico. E come dimenticare tutto il resto: la ricchezza visiva di ogni inquadratura, i colori vivi, le musiche incredibilmente adatte e assolutamente memorabili.
sabato, ottobre 14, 2006
Ormai le polemiche si sono calmate ma, all'uscita sugli schermi di Indigènes, per almeno un paio di settimane non si è parlato che d'altro. Il film infatti tocca un tema taciuto fino ad allora e sranamete escluso anche dai testi scolastici: ovvero la storia dei milletrecento soldati che dalle colonie hanno aiutato i francesi stessi a liberare la madre patria. Il tema è indubbiamente d'attualità se si pensa che molti lo legano ai disordine della banlieu parigina dello scorso anno e soprattuto per il fatto che i veterani delle colonie percepivano una pensione bien inferiore ai colleghi francesi che avevano combattuto come loro; un reallineamento è stato fatto sull'onda emotiva suscitata dal film stesso. Il film segue quindi, diviso in paragrafi come un sussidiario, il loro ingresso in Francia chiudendosi con la liberzione dell'Alsazia. In un finale troppo debitore a Spilberg, troppo giocato sugli stessi percorsi per essere davvero avvincente agli occhi di chi conosce già la pellicola americana. Anche il resto della pellicola segue i canoni dei film di guerra: arruolamento, affiatameno del gruppo, le prime perdite; tutto convenzionalmente confezionate per un pubblico su grande scala senza raffinatezze o sottigliezze. E cosi ci troviamo il siparietto dei pomodori, le difficoltà di un abbozzo di relazione interraziale, le ingiustizie gerarchiche; ogni situazione giocana in pochi minuti giusto lo spazio di un capoverso. Onore a chi ha risvegliato le coscienze ma peccato che ci si trovi di fronte ad una pagina di sussidiario, utile per aver un'infarinatura del problema. E come non restare sconcertati di fronte ad un pubblico che solo per la presenza di Jamel trova il coraggio di ridere sguaiatamente anche quando gli altri cadono come mosche? Qualcuno avrà capito che non è uno show comico?
sabato, ottobre 07, 2006
Un ricco avvocato parigino decide di lasciare tutto quelo che fa parte della sua vita e di trasferirsi in quello che nel film viene definito "uno dei quartieri più poveri dellacittà". Apriamo già una parentesi perchè quello che si vede sulo schermo sarà indubbiamente un quartiere povero ma chiunque abbia messo piede in città sa che ne esistono di ben peggiori anche intramuros; ed inoltre, d'accordo che abitare in quartiere povero ma se si ha una casa di almeno cento metri quadri non si fa certo la stessa vita delle persone che in quel quartiere sono obbligate a viverci. Anche questa volta uscito dalla sala mi sono ripetuto che devo smettere di farmi dlle aspettative altrimenti alla fine quello che è un film tutto sommato onesto ai miei occhi si trasforma in un film modesto. In Francia il debutto alla regia di JP Daroussin è stato ampliamente sostenuto dalla critica in maniera forse trppo entusiasica; indubbiamente l'attore si ritaglia un ruolo interessente e in generale tutto il cast è la vera forza della parziale riuscita dell'opera: a partire dalla cosceneggiatrce che gli fa da spalla anche di fronte la macchina da presa, tutto questo a scapito della regia. Il vero punto debole è purtroppo la storia, la piega che prende è veramente poco interessante in rapporto a quanto mi aspettassi, poco riuscita perchè di scarso interesse e non capace di prendere una vera connotazione né commedia né film sciale. Restano i pensieri interiori del protagonista incastonati come perle, resta Charles Benestau e la sua innata voglia di fare del bene e di capire qule è il ruolo nel mondo costretto poi a far fronte agli stessi problemi sia quanto e tra i ricchi sia quando è tra i poveri.