Ile de France
mercoledì, settembre 27, 2006
Partiamo dal fatto che contro ogni aspettitava il film mi è piaciuto; ho esitato molto prima d'andare a vederlo stanco da un parte come tutti dell'undici settembre e dei blablabla e dall'altra per l'indegisto Cage di cui non ero finora riuscito mai a veder un film intero. Cage diventa soportabile sopratutto perchè passa il film ricoperto di macerie che sono mlto più espressive di lui, i discorsi politici sono del tutto assenti, in fondo Stone non è da un mese che ripete come un bambolotto a cui si tira il cordoncino "Ilmiononèunfilmpoliticoilmiononèunfilmpoliticoil"? Il film mi è piaciuto ma evitiamo di gridarlo a voce altra, visto che è stato un boccone indigesto per tutti. La prima mezz'ora definisce le basi della storia, siamo sulle spalle dei polizziotti con loro viviamo la tragedia che per quanto sia attenduta sconvolge per la violnza con cui scoppia. Viene quindi naturale chiedersi quello che resta da raccontare nell'ora mezza che ci separa dalla fine. Bloccati i protagonisti non resta che concentrarci sulle loro famiglie, su'amore pouro e sincero che li tiene in vita. Non so a quanti il film possa piacere i dissapori in sala per molte scelte erano evidenti, un certo retrogusto da film tv strappalacrime è lampante. D'altro canto è basato sulle testimonianze dei protagonisti quindi con le debite proporzioni qualcosa dovrebbe essere stato veramente successo in quella maniera, deglutiamo pure "Jesus with a bottle". Stone non fa per nulla un film necessario ma ricattatore giocato tutto sui buoni sentimenti, sul bene appunto, ci spiattella anche la moralina in finale di pellicola. Detto questo ne sono stato vittima, anche se non riuscirei a ricordare un scena memorabile ad esclusione di quella in cui la moglie del protagonista si trova per strada la notte di quella data, ed in ogni casa del tranquillo quartiere le luci cambiano in armonia, in ogni casa tutti sono increduli di fronte alla stessa emissione.
sabato, settembre 23, 2006
Il 16 Settembre scorso è stata inaugurata un’expo dedicata a Walt Disney e fino alla metà di Gennaio sarà allestita nelle sale del Grand Palais. La mostra dal titolo “C’era una volta Walt Disney Aux sources de l’art des Studios Disney” promette di essere la prima e la più grande mai organizzata nel suo genere. Il concetto di base è, infatti, quello d’accostare cels, storyboard, disegni preparatori realizzati per la produzione dei capolavori Disney e le fonti artistiche che l’hanno ispirato illustrazioni, quadri, opere cinematografiche. Ovviamente i film presi in esame sono quelli che sono compresi tra Biancaneve e i sette nani e Il libro della giungla, quelli direttamente prodotti da Walt . La mostra si apre introducendo il personaggio più conosciuto di Disney una piccola saletta con Mickey e Minnie al centro in cui in maniera molto sintetica sono presentati gli artisti che hanno decretato il successo di Disney, che, come dicono i detrattori, apponeva unicamente la sua firma su storie non scritte da lui e su opere non disegnate da lui. Nella stessa sala la legine d’onore conferita a Disney che proprio durante questo viaggio in Europa trovó materiale da rielabolare nei suoi film. La vera mostra per me si apre con l’Oscar ricevuto per Biancaneve che, per chi non lo sapesse, è corredato da sette piccoli oscarini ognuno per ogni nano. Si inizia dai rifermenti cinematrografici Disney su uno schermo brevissime scene di film: espressionisti tedeschi, Chaplin, King Kong; sull’altro corti e film della casa del topo, non si puó essere ciechi e non condividere le scelte di chi ha progettato la mostra. Sono presentati quindi una parte di libri ilustrati proprietà dei Disney studios libri che Walt riporto negli USA dopo il succitato soggiorno europeo. Ed anche qui i rimandi sono lampanti. Di sala in sala si arriva alle architetture le fonti di ispirazione per La bella addormentata nel bosco, il castello di Cenerentola dipinto sui vetri usati per multiplane camera. Una sala intera è dedicata alla stupenda scena di Biancaneve in cui l’eroina scappa nel bosco dopo il mancato assassinio e ai famosissimi alberi antropomorfi. Una seconda parte si concentra sui singoli classici, dando più spazio ad alcuni e risibile ad altri, (Lilli e il Vagabono beneficiano d’una cel con fondale della famosissima scena Bella Notte e di un quadro) e sulle singole ispirazioni. La mostra si chiude con un sogno di sei minuti: Destino. Questo progetto che uní Dalí e Disney e che ha visto la luce solo un paio di anni fa, grazie al nipote del secondo, è proiettato nella sua intierezza anche se non in una sala buia e calma, armati di pazienza ed incuranti del cellulare che suona (Come ovviamente è successo a me) si verrà rapiti da un’altro gioiello di poesi e magia. Vorrei evitare di parlare dell’ultima sala copritevi gli occhi e passatela in tutta fretta, un’esposizione da mozzare il fiato non puó chiudersi in maniera tanto indegna. E per tutti i fan inevitale la sosta al book store dove la magia si prolunga tra libri magneti quadri poster e tutto il resto.
domenica, settembre 10, 2006
Sette personaggi che si sfiorano e si reincontrano in una città della costa atlantica. Il sindaco è un buffone solo, il ladruncolo è impacciato, professori e genitori sono legati dalla fidanzata di uno dei due, amici che si ritrovano dopo un incedente che li ha separati ed un famoso tennista vorrebbe unicamente essere come tutti gli altri. Quasi tutti sono ad un punto morto della loro vita, hanno voglia di cambiare qualcosa e tornare a vivere, tutti o quasi subiranno una catarsi durente lo sviluppo del film; il tutto sotto gli occhi che non potrebbero essere altro che innocenti di Charlie, indubbiamente il personaggi più intrigante della pellicola. Un po 8femmes al maschile, un po Magnolia meno raffinato. Se alcuni personaggi sono sviluppati in maniera soddisfacente, altri come il tennista adolescente sono unicamente abbozzati e lasciati a loro stessi forse vittime della forbice che ha tagliato il film, di almeno una ventina di minuti, dopo il gelo suscitato nella platea di Cannes. Gli altri hanno comunque percorsi ed passaggi lasciati in sospeso; quell’abbraccio troppo affettuoso tra Pierre e Mathieu vuole forse suggerirci che sono stati amanti? In fondo non viviamo che qualche giorno con loro come potremmo scoprire tutti i segreti più reconditi dellel loro vite. Malgrado tutto questo il film, sostenuto da un ottimo cast, risulta godibile; si vive la vita di qualcun’altro si condividono e capiscono le sue scelte oppure se ne rimane attoniti ma ci si emoziona con loro.
domenica, settembre 03, 2006
Tre strorie collegate dal vincolo familiare. Si inizia da un soldato che non riesce a levare gli occhi dalle figlie del diretto superiore. Si passa al figlio non legittimo di quest’ultimo che partecipa a disgustose gare d’abbuffata. Si chiude al presente con un imbalsamatore, il più inquietante dei tre. Il film è ambientato nello stato che l’ha prodotto: l’Ungheria; ma segue solo incidentalmente gli eventi storici che hanno segnato gli ultimi cinquant’anni del paese, focalizzandosi invece sugli eventi fortuiti che concatenano le vite dei protagonisti. Ogni mediometraggio sviscera un tema ben preciso e vive indipendentemente dagli altri. Si parte dal desiderio sessuale più bieco ed animalesco, desiderio che guida ogni gesto del soldato. Punta di diamante i due orgasmi quello che apre la pelicola e quello che ci mostra la materia di cui sono fatte le stelle. Seconda parte dedicata all’ossessione della prestazione (non sessuale), a come si possa rispondere agli ideali del partito anche nella più abominevole delle copetizioni. E’ anche il segmento più romantico e volendo vedere rappresenta la maturità del protagonista, l’unico presente nei tre terzi della pellicola. Punta di diamante il karaoke quando la sua futura moglie lo osserva attentamente, disturbata solo da qualche scossone posteriore. La terza parte sviscera il rapporto paterno con un figlio che raggiunge la perfezione nel suo lavoro al punto da imbalsamare qualmsiasi cosa. Punto più basso di tutto il film il finale posticcio gore, irritante ed lunghissimo. Discontinuo, sprecate le pennellate grottesche in sala ti fa ridere ed inorridire ma al tempo stesso un film innocuo che dimentichi il mattino dopo svegliandoti.