Ile de France



mercoledì, marzo 29, 2006

Più passa il tempo e più divento incontentabile. Anche Capote mi ha lasciato a metà strada tra l'indifferenza e la noia. Un film non dovrebbere essere semplicemente una gara di bravura di un attore ma Miller si adagia troppo su questo. E la perfezione totale di Hoffman, mi ha lasciato freddo e distaccato. Il personaggio di Capote viene sviluppato davvero poco in questo bookpic. Anche la genesi del libro non viene purtroppo raccontata in maniera interessante. Si preferisce puntare sulla contrapposizione tra Capote e Perry le due facce della stessa medaglia come viene chiaramente detto. Putroppo anche in questo caso il discorso è stantio, io pensavo a tutti i film in cui avessi visto determinate situazioni impossibilitato ad essere davvero partecipe di quello che vedevo.

E giusto per parlare di attori strabordanti inizio a pensare di iscrivermi al partito "Riduciamo l'ego di Bill Murray". Steve Zissou per quanto soffra anche di altri difetti, tale il fatto che sia più che un film sia un accumularsi di situazioni e momenti più o meno riusciti (Tra i migliori la presentazione della nave.). Ma Murray con la sua bella facciona butterata anche in un film corale come questo, riesce a soffocare e a ricondurre a ruoli di comparsa tutti gli altri. Murray bisogna utilizzarlo con moderazione non più di un film con lui ogni dodici mesi.


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martedì, marzo 21, 2006

Renaissence è un perfetto biglietto da visita per il nuovissimo studio francese d'animazione che l'ha realizzato. Attira l'attenzione di pugrazie allo stile grafico, ampliamente scopiazzato da Miller, unico elemento di valore della pellicola. Già il trailer fa giustamente presagire che il film sarà ricordato più per la forma laccata, piuttosto che per i contenuti. In una Paris futuristisca ancora più grigia e soffocante di quella attuale, un polizziotto dalle maniere forti dovrà ritrovare una scenziata scomparsa. Sarà aiutato dall'accattivante sorella della scomparsa che ovviamente cadrà sotto il fascino del rude, vettacon una bacio appassionato credibile quanto quelli dei fotoromanzi. Ovviamente nell'ombra trama il super presidente di una multinazionale del farmaco. La storia attinge a piene mani a tutta la fantascienza classica, senza apportare innovazione alcuna. Anche dal punto di vista del polar l'intrigo è banalatto, tanto prevedibile da far sembrare il film interminabile, è facilmente comprensibile quali sviluppi prenderà la storia. Dal punto di vista grafico il bianco e nero oltre a risultare l'elemento caratterizzante rende meno evidenti il limiti del budget, e nasconde ad occhi non attenti i difetti dell'animazione. I movimenti spesso poco fluidi, le espressioni dei volti più da videogioco che da film. Il regista riesce a sfruttare appieno i pregi dello bianco e nero costruendo immagini coreocrafiche forse fin troppo abusato abusato l'uso di riflessi e di superfici trasparenti. Ora che Millimages si è fatta conoscere sarebbe il caso che pensasse a farsi apprezzare.


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venerdì, marzo 17, 2006

Inizia lento il ritratto di Hirohito sul palco spoglio c'è questo ometto piccolo piccolo e inconsapevolmente buffo, un adulto che ancora ragiona come un bambino. Rinchiuso nella sua gabbia di vetro è totalmente all'oscuro di quello che succeda all'esterno, il suo sguardo è stranito quando vede la sua terra devastata dalla guerra e i suoi sudditi ridotti alla miseria. Le bombe che cadono e gli aerei che volano sono in realtà dei pesci che si librano nel cielo nella scena più melanconicamente poetica del film. Hitler è un personaggio che esiste solo in fotografia come le star di Hollywood e con lo stesso sguardo indagatore Hirohito li scruta. Un universo al di là delle mura ma che lui non ha mai conosciuto, in fondo è come se non avesse ancora cominciato a vivere. Curiosamente il ritratto della caduta di un dittatore è in realtà il racconto di una nascita, l'uscita dal bunker possono essere letti metaforicamente come i primi giorni di vita di un neonato. Per quanto il film si una riuscita il ritmo eccessivamente lento lo penalizza, la seconda parte è sicuramente più dinamica e movimentata ma proprio quando il film ha carburato Sukorov decide di porvi la parola fine. Gli spettatori in sala ancora attoniti hanno visto un piccolo gioiello che non è altro che un piccolo tassello di una personalità complessa come quella dell'ultimo Sole.


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mercoledì, marzo 15, 2006

Mai ascoltare gli amici gay quando ti dicono che hanno visto un film stupendo ed eccezionale. Mai fidarsi perchè se vedono giusto un film ogni trimestre ed il fatto che ci sia un personaggio omosessuale li fa perdere ogni senso critico non hanno nessuna attendibilità. Partendo dal futile ovvero Lior Ashkenazi, osannato da tutti per le sue dote fisiche, indubbiamente nella scena della doccia mostra un'espressione accattivante, ma nulla in confronto all'irraggiungibile Zingaretti. Non avendo nulla da guardare ho dovuto forzatamente prestare attenzione al resto. Il film si presenta come un bel diaporama di cliché, tanto che non sfigurerebbe il sabato sera su Rai2 per il coté spy e neppure d'estate alle 14 su Canale5 per il coté mélo. Protagonista un agente del Mossad a cui viene affidata la missione di scoprire dove sia ed uccidere un alto esponente della gestapo, ormai più che ottuagenario. Per farlo farà da bambinaia alla coppia di nipoti della vittima designata. L'Israele che ci viene mostrato è quello da cartolina, effettivamente stiamo seguendo un turista ma come questo possa fare un viaggio in un terra dilaniata dai conflitti senza vedere altro che il luoghi della bibbia resta un vera pecca nella sceneggiatura. L'omosessualità è raccontata col solito e oliato meccanismo del macho etero che in cinque giorni passa dal non essere capace di pronunciarne nemmeno la parola, al suo diventare il migliore amico dei gay. Il  finale a tarallucci e vino è quando di più fastidioso si possa chiedere. Un matrimonio riparatore mette pace tra i popoli. Una vera occasione sprecata dati tutti gli elementi che il film poteva miscelare sicuramente con più intelligenza.


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martedì, marzo 14, 2006

De battre, mon coeur s'est arrêté non mi ha lasciato proprio nulla. Non mi ha disgustato o annoiato ma neppure coinvolto od emozionato. Sono stato sveglio ed attento fino alla fine, per quanto forse una chiusa di una previdibilità irritante, ma già sui titoli di coda avevo dimenticato ogni cosa. Cosa avrà mai spinto la guria dei César ad plebiscitarlo a tal punto? Io risposte non ne trovo. La storia è la solita tiritera da romanzo di formazione. Il linguaggio quello universale della musica. Il giovane protagonista, il cui cuore ha smesso di battere, quando ha lasciato da parte i sogni d'infanzia, uscirà dalla spirale discendendte che stava inconsciamente percorrendo. Duris è fortunatamente bravino dato che il film si regge solo sulle sue spalle, ma forse per il carettere del personaggio che interpreta a non avvincere. L'anonimo Audiard gli sta sempre incollato alla nuca comera in spalla, bello bello per qualcuno, ma a che pro? Insomma... di che film si stava parlando?


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giovedì, marzo 09, 2006

La tradizione di un unico film italiano interessante per anno lo scorso anno per tutti e quest'anno per me è stata rispettata da Romanzo Criminale. Avendo letto, non tutto in verità, il corposo libro mi aspettavo il peggio sopratutto in termini di sceneggiatura. Ed in realtà Rulli e Placido stesso, sono stati capaci di ricondurre nelle due ore e mezza la maggior parte degli eventi del libro, concentrandosi principalmente su quattro personaggi, ma mantenendo alto il ritmo e la chiarezza per chi non conosceva nulla sugli eventi narrati. Ripresa dal libro e sfruttata in maniera convincente la suddivisione in tre capitoli, ascesa (Parte I) e inevitabile declino (Parte II e III). Altro evento eccezionale per un film italiano un cast di tutto rispetto ed una regia che seppr cadendo spesso nella trappola televisiva del campo/controcampo risulta sufficentemente viva ed avvincente. Le due ore scorrono via troppo in fretta se proprio vogliamo trovare un difetto, lo spettatore non ha il tempo di assimilare eventi che già la situazione è stata nuovamente ribaltata. Penso sopratutto al rapporto tra Il Freddo e Roberta sul finale. Placido è comunque abile a non cadere nella trappola dei cliché, pur enormemente facilitato in questo dal materiale di partenza, mette in scena delinquenti tanto tormentati quanto affascinanti. In sala presentare il film Placido stesso sorpreso di trovarsi un enorme sala completa che è rimasto fino a fine pellicola e cinque attori principali, che non hanno quasi proferito verbo. Una delle domande fondamentali ovvero del perchè la Mouglalis sia stata doppiata non ha avuto risposta. Placido l'ha prontamente interrotta dicendo prima di tutto che voleva assegnare il ruolo della pute alla Bellucci, dato che ormai ci è abbonata, e concludendo parlando della tradizione del doppiaggio in Italia anche quando attori stranieri vengono a recitare da noi. La povera Mouglalis zittita non ha potuto aggiungere altro.


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martedì, marzo 07, 2006

Il povero Emmanuel Carrère quando era piccolo è stato costretto dalla malvagia insegnante d'Italiano a leggersi Il fu Mattia Pascal, il povero piccino ne è stato talmente traumatizzato che diventato adulto ha deciso di vendicarsi raccontandoci la sua versione. Partendo quindi dallo stesso spunto tematico: riflessioni più o meno profonde sull'identità, Carrère ha innanzitutto scritto un romanzo soporifero, per poi decidersi a dirigire lui stesso il film, dato che nessuno ha capito il romanzo, da questo tratto. Il vantaggio è che il film dura relativamente poco, io avevo prima dato una possibilità al libro ma non siesce ad evitare di russare giunti alla fine della lettura di ogni singola pagina. Rasata La moustache del titolo, quella che sembrava la coppia perfetta inizia a sgretolarsi. Il povero maritino ci rimane male che la moglie non noti quanto ora sia più carino, lei dal canto suo inizia a sospettare che lui, piuttosto che nel suo letto, dovrebbe stare rinchiuso altrove. Non aggiungerei altro perchè non saprei che altro dire, la sceneggiatura è totalmente inconsistente che poteva essere complessa solo per un cortometraggio di cinque minuti. Nel film si lanciano inutilmente domande che resteranno inesorabilmente senza risposta, giocare anche a fare il Lynch dei poveri senza averne le capacità ti fa apparire anche più irritante di quanto tu non sia caro Emmanuel. Per leggere qualcosa sui pregi del film si prega di rivolgersi altrove.


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