Ile de France
domenica, febbraio 26, 2006
Iniziata con un ritardo di una ventina di minuti dovute alle proteste degli intermittents du spectacle, che sul palco hanno denunciato prepotentemente la loro situazione, si è svolta ieri sera la 31ème edizione dei César. Protesta che ha segnato la serata, percorsa dai continui riferimenti agli intermittents; chi a gran voce dal pubblico si alzava infiammando i toni con le proprie grida, che ritornava sugli intermittens nel proprio discorso di ringraziamento. Per il resto lo spettacolo è stato abbastanza lento e piuttoto noioso, se paragonato allo scorso anno. Valérie Lemercier maestra di cerimonia, é riuscita a destreggiarsi nella difficile situazione, con qualche ottima battuta ma nel complesso l’ho trovata insipida ed innocua. Adeguata quando era sola sulla scena, poco riusciti tutti i duetti con gli ospiti. Serata animata dalla noia anche per il palmarés, De battre mon cœur s’est arrêté ha arraffato quasi tutto, cedendo il passo, tra i premi importanti, unicamente per gli attori protagonisti. Roman Duris, si è inchinato di fronte al Mitterand di Bouquet. Nessuna attrice protagonista candidata per il trionfatore della serata e
domenica, febbraio 26, 2006
Indubbiamente Hosetl viaggia su due piani ben distinti, da un lato lo spettacolo di torture e dall’altro il messagio poco nascosto che il film veicola. Hostel gioca con la carne umana, trattata nella stessa maniera in cui gli uomini trattano quella bovina, semplice oggetto inanimato che viene dissezionato, tagliato con noncuranza. Forse troppo a digiuno di film splatter, sono stato più che soddisfatto dalle varie scene di tortura (Comincio a chiedermi se in Italia non circoli una versione censurata del film). Forse sono troppo poche e si fanno attendere troppo, ma la campagna pubblicitaria non è certo fallace. La strizzatina d’occhi a Audition con Miike come maestro di cerimonie, fa parte di quelle bizzarie che Roth semina nei suoi film, in questo caso la gang bang ne costrituisce l’apice. Archiviata la parte spettacolare cosa resta di Hostel? Roth crea un film speculare al suo precedente, da buon puritano condanna i giovani che abusano di sesso e droghe ad espiare i loro peccati. Mentre Pinocchio nel suo paese dei balocchi passava allo stato animale, gli americani finiscono direttamente al mattatoio. Roth ci ammonisce su come fare sesso sia un peccato che puó addirittura costarci la vita. L’Europa poi è una terra in cui l’odio verso il popolo americano è radicato in ogni nucleo famigliare. Anche in una città cosmopolita come Amsterdam tutti li detestano, riservandogli come accoglienza lanci di bottiglie. Se qualcuno li aiuta lo fa unicamente per approfittare della loro ingenuità. L’est europeo, visto come una terra di confine dominata da fabbriche gigantesche che riempiono l’atmosfera dei loro fumi neri. Una terra in cui si annida il male supremo, nessuno è capace di guadagnarsi da vivere in maniera pulita, tutti truffanoe rubano a scapito dei buoni innocenti poveri sognatori americani. Ed un inseguimento finale, indegno di Park, in cui la sete di vendetta, ma soprattutto di giustizia che si annida nei valorosi soldatini americani gli permetterà di avere la meglio sopratutto sui cattivi europei. Massacrarli in maniera brutale, compiendo omicidi degni di quelli che si compiono nello scannatoio. A Roth peró molte cose le perdono, salvando lo spettacolo che è stato in grado d’offrirmi anche questa volta.
giovedì, febbraio 23, 2006
Partiamo dall'assunto che se May fosse stato un mediometraggio sarebbe stato sicuramente qualcosa di più riuscito; gli autori di opere prime voglio troppo spesso strafare e prolungare inutilmente un'idea. In questo caso preciso l'idea è May stessa, già connotata dopo le immagini della sua infanzia, ridondati se non inutili nell'economia finale del prodotto. Il film appunto ruotando attorno a May piacerà o meno a seconda di quanto si riesca a trovare interessante e credibile il suo personaggio. La solitudine della protagonista è la solitudine che molti vivono, più si perde il contatto con gli altri più difficile risulta costruire un rapporto, sempre con la paura di sbagliare anche con una sola parola. Il personaggio di May trasmette bene quest'angoscia le sue relazioni innaturali e bizzarre per il comune modo di pensare, conquistano ma hanno anche il tempo di stancare. Alcuni riferimenti simbolici sono troppo evidenti per risultare gradevoli, troppo costruiti: su tutti l'imperfezione come ultimo ingrediente per dare vita al perfetto.
domenica, febbraio 19, 2006
Guardare l'ultimo film di Malick è come sdraiarsi in un prato e guardare il cielo. Vedere una piuma che volteggia, seguirne gli imprevedibili movimenti, lasciarsi guidare dei sentimenti, prestare o meno attenzione ai colori. Sentire i rumori della natura, dandogli l’importanza che meritano non relegandoli al ruolo di brusii di fondo. Ad un certo punto riflettendo ti chiedi come mai sei proprio in quel prato, ti ricordi che è Malick che ti ha caricato di dietro sulla sua bicletta e ha deciso di passare per queste strade. Invece che quello che non hai visto, dovresti pensare a tutto quello che ti ha fatto vedere, a quante volte ti ha fatto spalancare la bocca pieno di stupore. Rimpiango solo di assere arrivato in ritardo per votare.
sabato, febbraio 18, 2006
Dominik Moll ha aspettato cinque anni, per decidersi a realizzare un nuovo film, cinque anni dopo "Harry, un ami qui vous veut du bien" si presenta alla ribalta con questo bizzarro oggetto che è Lemming. Lasciando da parte il realismo del precedente, si concede ad una storia con connotazioni sovrannaturali, troppe cose peró gli sfuggono di mano. I quattro attori dimostrano un’intesa perfetta,
venerdì, febbraio 10, 2006
La povera piccola Bianca assiste, inerme, al massacro dei genitori in casa sua da parte del cardinale Mazarin. Con gli occhi accecati dalla vedetta, quindici anni dopo non è ancora riuscita nel suo intento. In seguito ad un fortuito incontro troverà l'amore della sua vita, un mercenario che l'aiuta a rubare una missiva a cui il cardinale tiene in maniera particolare. Riuscirà nelle sua vendetta? La risposta la si ha pensando a come finiscono i migliori feuilleton. Forte di un cast assolutamente fuori parte, svociato, goffo ed irritante; forte anche di una messinscena degna di Rivombrosa con quattro set e costumi unicamente fatiscenti; forte infine di una regia che farebbe impallidire Cinzia Th Torrini; forte di tutto questo Blanche è l'unico film che non dovreste perdere quest'anno, anche se in Francia è uscito ormai un lustro fa.
In un Giappone dominato da un regime totalitario, i bambini birchini di terza media vengono prelevati dalla loro classe e depositati su una isola tropicale. Non parteciperanno all'Isola dei non-famosi ma ad un gioco al massacro, al grido di "Ne resterà uno soltanto!". La nomea internazionale di Battle Royale per me rimane un assoluto mistero. Per ora sul mercato italiano è arrivato il pessimo manga, tra gli ultimi devivati della saga. Tanto quanto il manga risulta disegnato male ed irritante, tanto il film è capace solo di innervosire. Giovani studenti interpretati da idol adolescenti laccati, che si rotolano per terra fanno di tutto ma rimangono perfettamente acconciati. Nessuno dei personaggi sucita il minimo interesse, più di due terzi muore senza aver pronunciato una parola (Aagh, non è conteplata in questa categoria), gli altri sono lo stereotipo dello stereotipo. Vinceranno i buoni? Da evitare: nessuno dica che Kitano costituisce un motivo valido per sottopporsi a tale tortura.
martedì, febbraio 07, 2006
In concomitanza con le nominations agli Oscar, ormai più di una settimana fa, venivano annunciate le candidature per i Cesar. Annata sicuramente minore anche per il cinema transalpino, se escludo Caché nessun film ha avuto qualcosa di importante da dire. Tra i candidati al miglior film, oltre ad un film belga, l'unico non ancora distribuito sul mercato italiano è Le petit lieutenant, polar girato anche con la partecipazione di attori non professionisti, e che nonostante sia nato come film di nicchia ha avuto un discreto successo, coi pregiudizi del caso è una sorta di 36 quai des Orfevrès povero. Tra le migliori opere prime, come a Hollywood, si contenderanno il premio due docufilm, La marche e Le cauchemar de Darwin. Il primo uscito mutilito anche in Italia, il secondo denuncia gli orrori della mondializzazione, teatro della vicenda è l'Africa. Tra i migliori attori per fortuna non è passato inosservato il Mitterand di Bouquet. Il favorito sulla carta con ben 10 candidature è De battre mon coeur s'est arreté. De battre mon coeur s'est arrêté L'enfant
Le candidature principali:
Miglior film
Joyeux Noël
Le petit lieutenant
Va, vis et deviens
Miglior regista
Jacques Audiard De battre mon coeur s'est arrêté
Xavier Beauvois Le petit lieutenant
Jean-Pierre e Luc Dardenne L'enfant
Michael Haneke Caché
Radu Mihaileanu Va, vis et deviens
Moglior attore protagonista
Michel Bouquet Le promeneur du Champ de Mars
Patrick Chesnais Je ne suis pas là pour être aimé
Romain Duris De battre mon coeur s'est arrêté
José Garcia Le couperet
Benoît Poelvoorde Entre ses mains
Migliore attrice protagonista
Nathalie Baye Le petit lieutenant
Isabelle Carré Entre ses mains
Anne Consigny Je ne suis pas là pour être aimé
Isabelle Huppert Gabrielle
Valérie Lemercier Palais Royal !
martedì, febbraio 07, 2006
Finalmente colmata la lacuna dovuta alla tardiva distribuzione francese di Good Luck e Good Night. Rconoscendogli meriti che chiunque gli riconosce, ovvero una regia che riproduce alla perfezione i movimenti tipici del reportage, attori perfetti e fotografia adatta ai tempi. Tolto tutto, che comunque è già tanto, questo cosa resta? Io mi sono a più volte chiesto se stessi davvero assistendo ad un film o qualcos'altro. Mi é sembrato più un reportage, pedissequa trasposizione su pellicola di deposizioni e eventi reali, non filtrati né a livello di sceneggiatura né a livello di regia. L'opera sembra più un saggio di fine studi, girato per fare bella figura che non un vero piacere. Gli unici due personaggi che si allontanano dalla veridicità storica (Downey Jr. e coniuge) hanno giusto un labile legame con la vicenda centrale, che li rende tuttosommato inutili. Indubbiamente per gli Oscar è più facile sapere per chi non tifare piuttosto che il contrario.
mercoledì, febbraio 01, 2006
E' da domenica che mi chiedo se e quanto posso parlare male di Munich. Di fronte ai miei occhi scorrono su due binari completamente separati l'argomento storico trattato e il film in se stesso. Chi vuole sapere cosa si davvero passato durante le Olimpiadi di Monaco fa meglio a rivolgersi a qualche testo storico o a vedersi One day in september. Spielberg che parte dalle conseguenze dell'evento storico non ha comunque rinunciato a mostrarlo tramite flash intrisi di brutalità ma anche spettacolarizzazione. Di dubbio gusto l'insitere sui particolare truculenti, quasi per prendere le distanze dalla realtà. In quanto film, Munich, é un film di formazione. Eric Bana rimane pieno di dubbi ed incertezze da quando accetta la sua missione a quando decide di tirarsene fuori. Il suo percorso di discesa agli inferi con biglietto di ritorno non sembra cambiarlo di molto. La prima parte è un classico film d'azione ben costruito, tutti sono capaci di vederne i meriti ma con un'argomento tanto delicato era davvero necessario ripetere all'infinito classiche scene da film d'azione? Non riesce a raggiungere il giusto equilibrio tra i fatti storici e le vicende dei protagonisti, sembrano davvero due binare che scorrono in parallelo e che sintersecano pochi secondi in più di due ore. Difetto non perdonabile pensando a quello che Spielberg ha già fatto con Shindler. Uscito dalla sala mi sono sentito un po confuso: per non dispiacere a nessuno il film viene costruito subdolamente muovendo accuse a entrambe le parti. L'ambivalenza di lettura non arricchise lo spettatore, o almeno non ha arricchito me. Non è certo il primo a dirci che i cattivi sono un po buoni e i buoni anche cattivi, forse tale argomento meritava un trattamento più complesso.