Ile de France
giovedì, gennaio 26, 2006
Brokeback Mountain è uno di quei tanti film sui quali scrivere qualcosa di interessante è davvero difficile, il film mi ha lasciato fondamentalmente indifferente, un po più triste a fine pellicola ma conscio di non avere assistito a nulla di particolarmente originale. Ang Lee affronta, in maniera diretta, in un film destinato al grande pubblico tematiche gay, per chi ha un minimo di conoscenza di letturatura o cinema di genere, il film vive su troppe situazioni classiche. Il protagonista che si accorge di essere gay ma non vuole ammetterlo a se stesso, la moglie che lo coglie con le mani nel sacco. Il personaggio di Ennis coi suoi silenzi è ben caratterizzato e interpretato. Ma non regge un film troppo prevedibile. Il rapporto con la figlia è irrisolto, affrontato troppo in fretta. Credo che l'abbiano già detto in molti ma mi tocca ripeterlo un bel film ma incomprensibili gli entusiasmi che ha suscitato nella critica.
martedì, gennaio 24, 2006
Arrivare impreparati alla visione di The president's last bang causa serie difficoltà di comprensione, nella prima mezz'ora vengono introdotti un numero infinito di personaggi ed è indubbiamente complicato destreggiarsi capendone la carica che rivestono. Il film ricostrusce, in maniera veritiera, in quanto il copione si basa sulle deposizioni processuali dei protagonisti, l'ultima notte di vita del dittatore Park Chunghee. Attorno ad un tavolo si ritrovano il presidente stesso, il suo segretario, il presidente dei servizi segreti coreani e il capo delle foze armate. Più che alti funzionari di stato sembra che allo stesso tavolo siedano in maniera scomposta tre scimmie, data l'elevata intelligenza dei loro dialoghi, il comportamento animalesco all'arrivo dell'idol. Il film per quanto perfettamente in bilico tra l'humor nero e la veridicità storica ha più valore su questo piano. Merito indubbio quello far conoscere al pubblico occidentale una piccola pagina della recente storia coreana, quanti film avrebbero già raccontato la vicenda se fosse stato assassinato il presidente statunitense?
martedì, gennaio 24, 2006
Sarà davvero quello che tutti pensano L'enfant del titolo? Indubbiamente è per causa del neonato che Bruno inizia piano piano a maturare ma lui non è forse più infantile e ingenuo del neonato stesso? Basta pensare alla sua prima inquadratura più preoccupato del nuovo scippo da compiere piuttosto che del fatto di essere diventato padre, vede suo figlio e non mostra il minimo sentimento. Un sorriso compiacente ma incredibilmente artefatto, per un figlio che non ha voluto ma che riconosce comunque come suo. La madre stessa Sonia che forse cieca di fronte ai suoi sentimenti, non si accorge di quanto un figlio non possa crescere in quel degrado. Il loro amore raccontato con giochi e scherzi, mette in luce l'ingenuità di Bruno, incapace di avere una relazione matura, sembrano tanto due bambini durante la ricreazione i protagonisti si rincorrono cercando di bagnarsi. L'apice dal punto di vista prettamente cinematografico é la sequenza dello scambio. Agghiacciante per la freddezza con la quale è girata, per le pochissime parole di Bruno, prive di colore e quel "Je l'ai vendu" finale. Un pacco scambiato senza il minimo rimorso senza il minimo tentennamento.
martedì, gennaio 17, 2006
Ogni cosa è illuminata mi ha lasciato poco o nulla, visto ormai una decina di giorni fa ed è prontamente finito nel dimenticatoio. Un attore di secondi ruoli fa il regista e vuole farci sapere con ogni inquadratura quanto è bravo e quanto ha studiato la teoria. Ci sono tre attori perfetti per la parte, funzionali e divertenti quanto basta. Ci sono le lungaggini tipiche di un'opera prima. Perdonando tutto questo. Ma il tema dell'olocausto è solo sfiorato, quello della memoria non sviluppato in maniera interessante. Insomma si ricorderà solo perchè in France come in Italia è stato distribuito malissimo.
Malefique è un tipico film di genere, che avrà girato i festival. Non è uscito da questi ed è solo un bene. Quattro persone rinchiuse in una cella per un ora e venti, persone che non si conoscono ma che almeno sanno per quale motivo sono incarcerate. Sarà già chiaro a tutti che il film è uno dei tanti emuli di Cube. Girato in economia con quattro attori non proprio sconosciuti per il pubblico francese, almeno per Clovis Cornillac che recita anche nell'ultimo Jeunet. Invece del passaggio da un cubo all'altro al centro della vicenda c'è un libro che contiene dei malefici che dovrebbero aiutare i protagonisti ad evadere. Con qualche inutile scena finto-scandalistica e un'enormità di sbagdigli, un'ora e venti diventa un'eternità. Qualcuno mi conferma che Bocchi ne ha parlato bene? Se a qualcuno capita tra le mani il dvd si limiti a guardare i due corti.
domenica, gennaio 15, 2006
Il film si apre con un messaggio dello stesso regista che vuole avvertirci che l’opera a cui assistiamo, a causa di “scene di puro terrore” è fortemente sconsigliata ai deboli di cuore e dalle donne incinta. Ora non so se sia una procedura usuale per ogni pellicola del genere in India ma per questo singolo caso l’avvertimento è tanto utile quanto quello del trenino della miniera di Disneyland. Forse il messaggio vuol essere una semplice presa di coscienza dell’inutilità delle due ore seguenti, ma tanto valeva, allora, sconsigliarlo a chiunque. Come Bhoots sia stato il più grande successo indiano di qualche anno fa ce lo spieghiamo pensando a quale sia il più grande successo italiano ogni anno, o il film francese più visto nel 2005, fenomeni locali. Se si possono tralasciare aspetti come una fotogrofia non curata, che fa sembrare il film vecchio di una quindicina d’anni; una regia da soap televisiva italiana che non ha un unico guizzo in due ore; trucchi ed effetti speciali più arrettrati delle serie televisive anni 60’. Volendo lasciare da parte tutto questo, la delusione vera viene dalla storia raccontata, semplice patchwork realizzando cucendo inseme horror orientali (“The Grudge”, “The Ring”) e film americani (“L’esorcista”), inpossibile trovare una situazione non prevedibile. Ciliegina sulla torta un’assurda dilatazione dei tempi, due opre per raccontare questa storiellina sono sensibilmente troppe, quando poi tutta una prima ora si cerca di far montare la tensione con rumori improvvisi, a partire dal fastidioso campanello che suona una scena su due. Alla fine ci si rende conto di aver miseramente sbagliato noleggio.
Ricordo ne parló anche Gokachu non so bene quando e non ricordo in che termini.
martedì, gennaio 10, 2006
Non credo che sia facile arrivare preparati alla visione di Una tomba per le lucciole, qualsiasi cosa tu sappia sul film in ogni caso ti colpirà in pieno. Ancora dopo giorni l'aria di tristezza e la commozione che ti suscita non ti abbandonano. Non vi puo certo restare indifferenti. In tante forme i giapponesi hanno raccontato l'ultimo conflitto mondiale ed ogni volta sono capaci di descrivere sfaccettature ed emozioni con profonda semplicità. Come in Gen di Hiroshima, anche qui sono i bambini costretti a vivere gli orrori di una guerra, una qualsiasi guerra, perchè nonostante la forte connotazione storica, questa dispaerata storia di sopravvivenza potrebbe volgersi ovunque e in qualsiasi connotazione temporale. Pochi sono i momenti di vera felicità, ripenso al primo pranzo consumato nel rifugio, l'illusione che due bambini possano davvero farcela a sopravviver soli alla guerra viene cancellata qualche minutoi dopo. Di nuovo il rifugio ma meno in ordine i primi segni di malnutrizione, i segni del declino. La scelta di fare di questa storia un film d'animazione infine, sorprendente ma al tempo stesso giustificata. Quali attori avrebbero potuto essere tanto naturali? Ed in fondo ci si dimentica subito che sia un film animato tanto i gesti sono naturali e poco caricaturali.
martedì, gennaio 03, 2006
Il seguito di Saw è indubbiamente uno dei modi peggiori per cominciare l'anno cinematografico. Difficilmente anche chi ha apprezzato il primo film potrà trovarci qualcosa di buono. Svelata l'identità di Jigsaw, si poteva cercare di scrivere un film diverso piuttosto che utilizzare lo stesso copione, aggiungendoci più urla alzando il volume della musica e aumentando il disgusto nello spettatore. Per quanto film di genere Saw metteva al centro della vicenda due personaggi non banali, nel seguito ritroviamo i soliti noiosissmi characetrs di film di genere: il macho noioso, la bellona che apre le gambe a chiunque. Tra i tanti problemi di questo sequel l'interesse e il fastidio che si prova verso tutti, si spera in una morta almeno degna di interesse, macchiavellica ed invece nulla che non si ritroverebbe in un filmetto qualsiasi. Il due twist finali sono tanto prevedibili che credo chiunque in sala, li aveva intuiti, come me, nei primi cinque minuti di proiezione. Senza contare che sono anche questi ricopiati dal primo capitolo. Cosa ce ne facciamo di Jigsaw se non ci sono le sue trappole? Tralasciando il fatto che l'unico dialogo degno di nota e quello che ci svela per quale motivo Jigsaw è diventato tale, dura cinque minuti ed è collocato a metà film per il resto non vale la pena ascolatare nessuna parola pronunciata da uno qualsiasi degli attori.