Ile de France



venerdì, dicembre 30, 2005

Tratto da quella che viene reputata una delle opere migliori di Tezuka, e che ahimé ancora non ho letto, La Fenice è stato anche un film. Se si fermasse ad un corto di dieci minuti sarebbe indubbiamente un piccola perla. Estremamente originale e come unico commento sonoro la musica, l'infanzia di Godot e la sua crescita scorrono davanti allo spettatore in un accavallarsi d'emozioni. Il contrasto tra il calore umano e la fredda tecnologia saranno anche il filo conduttore di tutto il film. Olga la tata robot sarà per il protagonista l'unico vero contatto umano, nella dicotomia insita nel personaggio. Realizzato ormai una ventina d'anni fa il film mostra inequivocabili i segni del tempo, l'animazione è semplicistica e stilizzata. Infarcito di tutte le tematiche classiche a Tezuka a partire dal rispetto dell'ambiente, avrebbe potuto essere più appetibile se ridotto; lungo e faraginoso purtroppo si arriva al finale un po stremati e non pienamente soddisfatti.


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venerdì, dicembre 30, 2005

Non poteva che essere altrimenti: imperfetto e impreciso ma al tempo stesso più genuino e viscerale. Caratterizzato da realismo che disturba e scandito da un silenzio che tutto copre, Park iniziava la sua trilogia con efficacia chirurgica. Una storia che potrebbe risultare banale e stereotipata nelle mani di un qualsiasi altro resgista, viene trasformata in un racconto intessuto di tristezza e melanconia, inevitabile percorso di discesca verso il drammatico finale. Nessuno potrà veramente cambiare il destino assegnatogli dal fato, tutto è prestabilito, ai personaggi non resta che piegarsi al suo volere. Cade in trappola lo spettatore che si affeziona agli antagonisti entrambi umani, amabili ma entrambi guidati unicamente dalla sete di vendetta. Anche se Park non si concede i raffinati virtuosismi di Lady Vendetta e mantiene uno stile sobrio, ben si adatta alla storia nella quale ci guida passo per passo.


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mercoledì, dicembre 21, 2005

I sequel dei film Disney non meritano la considerazione di nessuna creatura vivente dotata di intelletto. Pur avendo visto e moderatamente apprezzato, il ritorno di Peter Pan, mai mi ero piegato a scempi quali Il Gobbo 2 o la saga dei figli mancati (Dal Re leone a La sirenetta, passando per il figlio di Lilly e il Vagabondo), i collage di pattune (Atlantis e Cenerentola), o la nuova onda midquel che porterà sugli schermi Bambi. C'è sempre un ma e Emperor's è stato tra gli ultimi classico che abbia veramente apprezzato. Non potevo dire no alla coppia Kronk&Izma. Impossibile restare pianemente soddisfatti, date le premesse del prodotto, ma almeno piacevolmente sorpresi. Graficamente l'animazione è discreta, allineata agli standard Disney non siamo certo a casa Miyazaki, e si concede e gli concediamo solo qualche passaggio realizzato approssivativamente, dato il directly to video. La storia cerca di bissare quella del primo capitolo sfruttando lo stesso tipo di narrazione ad incastro con due macrostorie labilmente  collegate. Kronk diventa un valido protagonista con tutti i tic che l'hanno reso memorabile nel primo capitolo. Il difetto principale è che le battute meglio riuscite sono pedissequa copia di passaggi del primo capitolo da Izma che alza la gonna, ai personaggi vestiti da donna, ai trucchi narrativi. Buono per una serata durante le feste, sempre che sia già distribuito in Italia.


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giovedì, dicembre 15, 2005

Prevedibile fino ai titoli di coda, inutile e sfinente in ogni secondo di proiezione. Non ci sarebbe nient'altro da aggiungere ma se penso che Chiken Little dovrebbe essere la nuova via Disney, è meglio scoraggiare quante più persone possibili. Chiusi i gloriosi studi bidimensionali ci si lancia sul mercato per fare concorrenza anche alla stessa Pixar di cui si intascano i soldi e dalla quala non si è imparato nulla. Chunque sa che il successo della Pixar non deriva unicamente dal tipo di animazione ma dalla forza delle storie, dall'umorismo imprevedibile. Tutti lo sanno ma gli animatori Disney viviono in una campana di vetro. Cosi senza paracadute si lanciano nel vuoto sperando che canzoncine e balletti alla Shrek e citazioni di altri film cool possano magicamente dare vita ad un capolavoro, senza metterci un po di intelligenza e di inventiva. E pensare che Emperor's new groove, diretto dalla stessa persona è stato tra gli ultimi Disney se non l'ultimo che aveva qualcosa da dire. L'animazione è dozzinale e si vede già dal trailer, per sopperire alla mancanza dell'esperienza, si pensa di risolvere il problema con le caricature e le forme arrotondate, ma si cade talmente in basso che neppure Jimmy Neutron era tanto retrogrado rispetto agli standar attuali. Protagonisti senza nessun tipo di appeal, antipatici, brutti a vedersi, fastidiosi ed irritanti; si spera solo in una morte dolorosa e agonizzante. La trama rimescola i classici temi del conflitto paterno, dell'amicizia etc etc etc, temi trattati banalmente, superficialmente e inframezzati da successi per teen agers. Beh spero sia chiaro a tutti evitate questa catasfrofe e sconsigliatelo a chiunque.

 


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martedì, dicembre 13, 2005

Le recenti vacanze casalinghe mi hanno permesso di recuperare l'unico film italiano dell'anno che mi interessava vedere ovvero La Febbre. Uscito soddisfatto e sorpreso da Casomai, sono rimasto deluso da questa nuova collaborazione tra D'Alatri e Volo. Iniziamo da Volo: all'inizio del film è talmente innaturale e fuori parte da essere imbarazzante. Tagliato il pizzetto perde anche gran parte del suo fascino, di conseguenza nulla migliora neppure togliendo l'audio. Mi chiedo: se con tutti i ciak girati quelli finiti nel film sono i migliori come ""recitava"" in quelli scartati? Si ricorda di essere pagato per essere credibile nella seconda parte, quando gli si affianca una donna. Non certo meritevole di lodi, in Casomai era almeno credibile. Passando in rassegna gli altri personaggi, discutibile indubbiamente anche il ruolo del sindaco, incarnazione di tutti i mali del mondo. Perde ogni credibilità in favore di un'aria da super cattivo di un film d'animazione fatto di sguardi truci metre silenzioso trama nell'ombra. Se si vuole denunciare quello che in Italia non va bisogna farlo conservando la credibilità altrimenti tanto valeva ambientare la storia a Paperopoli. Lo sviluppo della trama è poi didascalico a tal punto che ogni frasettina serve a preparare la scena dopo senza pathos e senza credibilità, vedi la sorte riservata al povero Faoni. Persino troppo sintetico, certe tematiche devono essere sviscerate, altrimenti è come accusare qualcuno senza prove. I virtuosismi di D'Alatri, azzeccati in Casomai, qui sono un po incollati a forza alla storia, inutili come la soggettiva del caffé. Le visioni oniriche del personaggio di Volo sono più riuscite, anche se D'Alatri si spinge un po troppo in là nel dialogo al bar col presidente. Alla fine ci si trova di fronte un'opera che sulla carta era ambiziosa, e che, di contro, non mantiene quasi nessuna delle premesse, la denuncia sembra tanto superficiale quanto quella che fa Volo in radio, ripetendo le microfrasi filosofiche che Silvano Agosti gli inculca in testa. Si ringraziano i Negramaro per aver usato il film come spot al loro disco, almeno si ascolta buona musica.


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lunedì, dicembre 05, 2005

Crash è stato visto solo sull'onda entusiastica o quasi di molti cinebloggers, addirittura il severo Gokachu gli ha dato 4 pallette, come direbbe il buon Kekkoz che avrei dovuto leggere con più attenzione prima di recarmi con entusiasmo in sala. Farei inoltre meglio a fidarmi dei miei istinti che mi avevano spinto a non dedicare attenzione alcuna alla pellicola, che aveva tutta l'aria di un Magnolia di serie C. Infatti col Crash del titolo si incontrano sulla strada le vicende di un numero steriminato di personaggi. Incrocio di storie ma nulla del pathos della pioggia catartica di rane. Anche musiche coinvolgente che per me sono unicamente stonate e primi piani ralenty dei protagonisti sono rimandi talmente evidenti da far apparire il film anche più brutto di quanto non sia. Crash ammucchia tanti personaggi, stipandoli in meno di due ore, personaggi che non hanno il minimo appeal dell'ispiratore. Si assiste ad un gometrico ma anche freddino incastro di pezzi che combaciano alla perfezione tra loro ma non sono capaci di fare nemmeno una scintilla. Perfezione che stride con personaggi che invece che apparire umani sono quindi estremamente artefatti. Di tutto le emozioni che il regista vorrebbe costringerti a provare io sono riuscito a risentire unicament la noia, peccato credo non fosse compresa nel pacchetto.

 


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domenica, dicembre 04, 2005

Non sono mai stato attratto dalle pubblicità, ma in questo momento trovo assolutamente geniale la campagna che Canal+ hai creato per Natale. Ospedale. Un paziente ed un infermiera. Il paziente: "Ho visto un film magnifico ultimamente si intitola La marche de l'Empereur (La marcia dell'imperatore)". Noi vediamo la visualizzazione dei pensieri dell'infermiera: Napoleone, in sottofondo la musica de La marche, che si staglia su uno sfondo verdeggiante. Il paziente continua "...è ambientato tra i ghiacci...". Suono di riavvolgimento di un nastro, stessa immagine di Napoleone, sottofondo che riprende, sfondo polare. "...ci sono centinaia di imperatori..." infermiera un po spaesata che visualizza centinaia di Napoleoni sulla banchisa polare, anche loro incerti sul da farsi. "...si lanciano sul ghiaccio..." e via che i Napoleoni si lanciano a pancia in giù sul ghiaccio. "...e poi si scambiano le uova..." e i poveri Napoleoni con le confezioni di uova, sediti a gambe incrociate sulla banchisa che se le scambiano placidamente. "...dopo aver fatto sesso per giorni.". I Napoleoni sconvolti fissano la camera e l'infermiera inebetita guarda il suo paziente. Non farti cogliere impreparato abbonati a Canal+, suona più o meno il claim.
Ripeto: geniale. Raccontarla non è certo come vederla più semplice sarebbe stato trovare un link al filmato, ma la ricerca è stata infruttuosa.


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