Ile de France



mercoledì, novembre 30, 2005

Il tema non è certo originale, ad un trentenne viene diagnosticato un cancro mortale prima di morire dovrà chiudere tutti i suoi conti col passato. Abbiamo avuto la versione stuccosa di My life, in cui Keaton faceva pace con tutti e girava dei filmatini di dubbio gusto per il figlio. Ci sono le versioni "sono già sul viale del tramonto" dalla favola burtoniana a quella colta e barbarica. La versione su carta, taccante e profonda, di Mitch Albon che saluta il suo professore univerisitario capace di dare una vera lezione di vita. Il temo è talmente sfruttato che si sprecano le variazioni di ogni genre ed in ogni forma di comunicazioni. Si passa volentieri sopra il fatto che la pellicola si riduca ad un susseguirsi di minicapitoli, alcuni più riusciti di altre, anzi forse unicamente quello con Jeanne Moreau puo dirsi tale. Non si puo restare indifferenti al fatto che Ozon non fa nulla di più che mettere in scena qualcosa di incolore e insipido. Abbiano le solite perversi cliché omossessuali che Ozon potrebbe ogni tanto mettere da parte dato che fortunatamente la maniera di vivere la sua omosessualità è diversa rispetto a quella di viverla di molte altre persone. Ed abbiamo una Valeria Bruni Tedeschi che presentando il film ha detto che ha convinto Ozon a darle quel ruolo perchè lo riteneva davvero tenero. Tenero non è proprio l'aggettivo che userei per definirlo, piuttosto la scena al motel che la vede protagonista ha suscitato l'ilarità generale, e non credo fosse negli intenti di Ozon.

 


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domenica, novembre 27, 2005

Etienne Chatiliez non aveva sbagliato un colpo fino a La confiance regne, tutto i suoi film erano stati un successo di pubblico, almeno in patria. L’ultimo è passato sotto silenzio e ridicolazzato dalla critica è stato giustamente il suo primo clamoroso flop. Per chi ha visto Tanguy, l’unico suo film ditribuito in Italia, è evidente come sia abituato a costruire un film intorno ad uno o più personaggi. Non brillano certo per originalità le scarne trame, motivo d’interesse è unicamente gustosa sagacia delle microscene che mette in piedi. Cosí è stato dal suo esordio e se questo è l’inizio del declino sarebbe forse il caso che si aggiornasse. Ultimi arrivati tra sui protagonisti Chrystèle e Christophe due fessi insopportabili, altrimenti non possono definirsi, ci accompagnano coi loro gas corporei per tutta la durata della pellicola, prendendo lo spettatore per sfinimento già dai primi minuti. Piccoli ladruconcoli che vivono come domenstici rubando e di casa in casa ai malcapitati propietari. Il loro idillio vuol forse dire ce anche due scemi possono amarsi alla loro maniera? Io rinuncio a rifletterci tanto la storia è puerile. Due personaggi dei quali non ci puo interessare di meno, interpretati in maniera irratante e pruriginosa. Sembra di assistere alle scenette di un tv show. Grazie a loro il film naufraga, incredibilmente piatto e grossolano si spera non giunga mai oltre i confini francesi.

 


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lunedì, novembre 21, 2005

Non si puó non amare alla follia l’ultimo film di Park Chan-Wook, ci si puó solo sedere in sala e meravigliarsi  che ci sia un regista che possa definirsi tale ed un film che possa definirsi memorabile. Non un attimo di tregua un continuo torrente in piena di emozioni raffinate e sottili. Park costruisce un’opera sopraffine e splendida, capacissimo di rimescolare in un nuova storia gli elementi già usati per il tema portante della trilogia; concediamogli anche di sbagliare con qualche scelta più prevedibile ma con una poesia ed una cura di dettagli e armonie che non possono lasciare indifferenti. Il film si snoda poco a poco sinuoso come i gesti della fascinosa protagonista ma punta chiaro e diretto verso la resa dei conti finale. Capace di dosare e di stabilire un perfetto equilibrio tra umorismo macabro e profonda tragedia Park raggiunge un vero apice proprio nella terza parte. Sorrisi che si smorzano in brividi e brividi che si riscaldano in un sorriso. Non resta che chiedere di averne subito un altro!

 


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lunedì, novembre 21, 2005

Stando al trailer che ho intravisto, sugli schermi italiani è uscito nello scorso fine settimana March of the penguins e non purtroppo l'originale La marche de l'empereur. Il film che tanto successo ha avuto in negli stati uniti, scalando le classifiche sia del film straniero più visto sia quella del documentario più visto è infatti stato rieditato per andare incontro ai gusti del pubblico. In originale la storia è raccontata a tre voci come tre sono i membri della famiglia protagonista, con una colonna sonora e canzoni originali composte da una giovane esordiente, Emilie Simon. Gli americani hanno dato voce ad un unico nerratore e si sono rifatti musiche più classiche. In Italia la voce profonda di Morgan Freeman diventa quella di Fiorello ed il film, almeno finché conferme dirette non mi smentiranno, è quello che il regista non riconosce come suo.


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giovedì, novembre 10, 2005

Ormai è passata una settimana dall'anteprima de La boite noire ed i ricordi, se si escludono quelli per lo smagliante sorriso di José Garcia, presente in sala, sono ormai sbiaditi. Dopo due film che non ho visto, apparentemente dai toni più leggeri, Richard Berry ritorna al cinema con un thriller genere raro per gli schermi francesi. Il film è sicuramente imperfetto troppo giocato ai rimandi al cinema americano, troppi riferimenti velati che ne indeboliscono l’interesse. La solita aria da "Non sono americano ma lo posso fare anche io.". Mal strutturato, le due parti ben distinte lo rendono lineare, anche un assistente di Lynch avrebbe saputo far montare il materiale in maniera meno scontata. Prevedibile nella seconda parte e inutilmente prolisso nella prima il film si salva solo si si vuole godere del bel faccione di Garcia.


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martedì, novembre 01, 2005

Whedon puó scrivere quello che vuole ma io di Serenity all'inizio non ho capito quasi nulla e solo quando chiarezza si faceva su storia e personaggi il film giungeva alla sua naturale conclusione. Whedon puó dire quello che vuole ma Serenity non è per nulla scollegato dalla serie Tv ma ne è la sua naturale conclusione, con più soldi per gli effetti speciali ma con gli stessi set da serie Tv. Per il resto i fan de “Il creatore di Buffy ed Angel” troveranno quello che si aspettano: azione e divertimento ma poco altro. Di certo non è quanto di meglio è uscito dalla sua penna ma sicuramente al di sopra di tanti altri film d’intrattenimento che invadono le sale.

 


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