Ile de France
domenica, luglio 24, 2005
L’unico motivo di interesse nell’andare a vedere Fantastic4 è per poi poterne parlare male sul proprio blog. Il film è infatti il candidato numero uno a bidone dell’estate. Lo slogan di lancio « In caso d’urgenza fate il 4 » è davvero lo slogan adatto per un grupppo di supereroi che potrebbero risolvere un’urgenza come quella di sturare un lavandino ma niente di più complicato. Fortunatamente non sono mai stato loro fan, ma dai vaghi ricordi Sue era più vicina Marylin Monroe che una sciacquetta poco più che ventenne, per non parlar di Destino che più che un cattivo sembra un bambino che fa i capricci. Deboli anche gli effetti speciali, la credibilità di Mr Fantastic, che per motivi di badget nel film è più invisibile di Sue, è ridotta a zero ripensando all’ultimo Pixar e mi fa meditare che si sarebbe dovuto aspettare ancora qualche anno per realizzare un progetto simile. Il film come era previdibile dal trailer, dalla scelta del cast e dallo sconosciuto mestierante preso per registra, va a fare compagnia a quei film, nati solo per cavalcare la moda dei film tratti da fumetto, senza avere nulla di memorabile. Soffre molto di non avere un’identità precisa, i toni della commedia grossolana vengono abbandonati a favore di una riproposizione di situazioni ed effetti già viste. Vengono accumulate superficialmente le tematiche che hanno fatto la forza di altri lavori: l’accettazione dei propri poteri di Spidey, la paura del diverso di X-men. Credo che difficilmente si leggerà qualche opinione entusiastica.
domenica, luglio 17, 2005
Non è molto diverso da quello che mi aspettassi. Ora che l’ho visto mi fa molto sorridere chi vedendo la versione doppiata ha lodato l’interpretazione di Jude Law, che si intravvede in due scene di profilo e al buio, o chi esaltato i titoli di coda, sinceramente mi aspettavo molto di piu di una semplice animazione, allora i titoli di coda di A bug’s life? Tanto varrebbe allora lodare anche i titoli di testa alternativi di ScoobyDoo. Per chi ha letto i libri come in molti casi si rimane delusi, io lo sono sempre salvo i casi in cui l’opera viene reinterpretata, solo per citarne due Starship troopers o The thin red line, oppure fedelmente riprodotta, Il silenzio degli innocenti. Gli autori hanno cercato di mantenere l’umore nero dei libri e l’atmosfera dark ed in parte ci sono riusciti, con un cast di rilievo salvo per il Conte Olaf. Un vero peccato sono tutte le variazioni apportate alla trama che si mostrano poco azzeccate. Vedere il secondo libro riassunto in dieci minuti di pellicola non puo che suscitare un misto di delusione ed irritazione, tanto valeva non mettercelo; la scena del matrimonio è davvero tirata via. Anche i libri ti tengono compagnia per due serate al massimo ma Snicket da comunque il tempo al lettore di calarsi nella vicenda. Mi resta ancora la curiosità di sentire il commento audio di Snicjet stesso sperando critichi espressamente i difetti del film.
venerdì, luglio 15, 2005
Ogni volta l'attesa per l'uscita di un nuovo Burton è la stessa. Dalla trepidazione quando il progetto è ancora un preproduzione e si conoscono i nomi degli attori e degli altri collaboratori. Trepidazione che si prolunga fino alla prima visione del trailer. Di certo ero rimasto un po deluso dalla scelta di Burton di piegare di nuovo il suo genio nel fare un remake; avendo assistito, come fosse la medicina da prendere, ad un tiepido remake di un film scimmiesco che non mi era piaciuto neppure in originale. Al contrario del primo Charlie che è talmente ben riuscito che l'idea di rifarlo mi metteva dubbi su cosa si sarebbe potuto aggiungere in una nuova versione. Lo diranno tutti che è un passo indietro rispetto al precedente, infatti abbandona la tanto famosa maturità artistica, fiore all'occhiello di ogni recensione di Big Fish, a favore di una favola per bambini. Un conflitto paterno che dura trent'anni si risolve tra un molare ed un abbraccio, un Charlie con due occhioni che neppure il gatto con gli stivali di Shrek sarebbe in grado di fare. Nonostante questo limite, sono bastati i titoli di testa a convincermi che le mie perplessità erano inutili: con la musica possente di Elfman e quel tocco burtoniano. Confesso di essermi davvero commosso quando Charlie trova il suo Golden ticket, nonostante sapessi benissimo in quale scena avviene. Presento,invece, le mie rimostranze a Mr Burton perchè si è abbassato ad inserire un paio di parodie di film, assolutamente evitabili, cosa che non aveva mai fatto. Romostranze anche per le quattro canzoncine cantate da Elfman con tanto di coreografie che rallentano e non divertono. Per il resto questa volta Deep con le sue solite mossette ci delizia con un Michael Jackson meno mostruoso del reale e indubbiamente piu simpatico, anche se comincio a pensare che Deep si stia un po troppo fossilizzando con le sue interpretazioni gigioneggianti. Il trailer di Corpse Bride purtroppo non è passato prima del film altro rammarico in attesa di sapere a che cosa Burton si dedicherà d'ora in poi.
martedì, luglio 12, 2005
Il blog mi è testimone del fatto che sono due settimane che non solo non vado al cinema, quello è pure un sollievo dato le pellicole in sala, ma sono più di due settimane che non riesco a vedere un film. Spero di rimediare al piu presto anche perchè domani esce finalmente il nuovo Burton, e nonostante sulla carta mi ispiri davvero poco è sempre il nuovo Burton, senza contare che spero venga anche proiettato il nuovo trailer di Corpse Bride, già disponibile in rete dalla scorsa settimana. Film a parte in queste due settimane è stato Lost a catalizzare le mie ire. Come era accaduto per Six feet under, lanciato da una grande campagna pubblicitaria e col sostegno della critica, anche Lost mi ha in parte lasciato l'amaro in bocca. Tante cose inspiegate tante carne sul fuoco che ofusca la spettatore e non gli permette di capire che si trova di fronte alla solita minestra riscaldata. Una serie con 44 protagonisti, certo allora ER ne ha piu di 100. Una serie originale, effettivamente in quale serie tv si trovano la bionda svampita, il cantante drogato, il leader coraggioso, il cattivo dal cuore d'oro, il padre rinnegato dal figlio? La costruzione degli episodi iniziali è poi ripetitiva all'inversosimile. Attraverso dieci minuti di flashback si vuole in ogni episodio dare un passato ad uno degli sventurati naufraghi, ma il materiale mostrato è troppo scarno per riuscire ad interessare. JJ aveva di sicuro realizzato un prodotto migliore con Alias, peccato che la critica abbia puntato il riflettore su di lui solo per Lost.