Ile de France
venerdì, giugno 24, 2005
Lo steso schema che si ripete. Un nuovo film gratuito. Un nuovo film consigliato. Un nuovo film presentato dal regista. Una nuova delusione. Wild Side avrebbe avuto un grande potenziale per raccontare un storia di un moderno triangolo amoroso. Invece quello a cui si assiste sono microscene di dialogo, ogni volta che ne inizia una si crede che finalmente sia il via alla storia; sono invece sono annacquate in silenzi carichi di nulla. Anche i soliti cliché, di storie di omossessualità ai margini fanno precipitare, il film in una mediocrità senza uscita. Le scene dell’infanzia sono ben congeniate ed inserite ma anche qui si cade nel cliché. Infine anhe le scene di sesso sembrano aggiunte a caso e pur se discretamente girate tolgono respiroal resto. Wild Side resta un film troppo irrisolto e troppo giocato sui non detti per riuscire davvero a coinvolgere.
mercoledì, giugno 22, 2005
Solo
martedì, giugno 21, 2005
Me la sono persa, me la sono persa e non sapevo neppure che fosse lo scorso sabato finchè non ho intravisto il telegiornale il giorno dopo. La notte bianca è passata senza di me, l'hanno scorso avevo passato una serata memorabile passeggiando per la città invasa da orde di ubriaconi presi da una follia generale. Quest'anno io ero altrove, era da tanto che non assistevo ad una proiezione all'aperto. Il mio amore per il cinema è nato proprio li quando da bambino i miei genitori, o forse solo mia madre, mi portavano a Rimini a vedere i film per i bambini. Ho solo nebulosi ed ofuscati ricordi su come fosse lo schermo e le sedie, ricordo solo che The secret of the NIHM fu uno dei primi film che ci vidi e che poi è rimasto a lungo nel mio cuore. Ricordo quelle grandi immagini che si muovevano davanti agli occhi di un bambino estasiao e che ancora resta estasiato solamente al cinema. Di odi sur le cinéma en plein air ne sono state scritte tante, il vento che ti rinfresca le stelle sopra lo schermo e nessuna presenza di insetti nocivi (Almeno in alcune fortunate nazioni). Il film di sabato l'ho visto tante di quelle volte che non riesco più a tenerne il conto. E' indubbiamente uno dei film che amo di più e fortunatamente non è stato ofuscato dal ricordo della persona con cui lo vidi la prima volta nell'orribile doppiaggio italiano. Di quest'ultima visione posso solo lamentarmi della qualità della pellicola dato che dettagli e colori erano appiattiti in un nero/marrone monotono. Per il resto non posso che giorine; era la prima volta che lo vedevo accanto ad un pubblico francese, in massima parte, a digiugno della visione e che, quindi, ha passato la maggior parte del tempo a ridere e divertirsi. Il film è stato presentato dalla costumista e da Dominque Pinon che si sono pero limitati a due brevissimi interventi prima di sgattaiolare via nel buoi ad inizio film, dicendo cose troppo scontate per essere citate. Spiegare perchè questo film abbia una carica tanto magica per me e continui a coinvolgermi ogni volta è davvero impossibile. Quando una cara maica si è detta schifata del prodotto non ho neppure cercato di convincerla del contrario. Il film di Jeunet ha un'alchimia perfetta di elementi, non c'è una sola nota stonata.
mercoledì, giugno 15, 2005
L'anteprima del seguito dell'Auberge Espagnole è stata una mezza delusione se confontrata all'altra anteprima alla quale avevo assistito in France. L'equipe del film era rappresentata dal solo regista, gli attori principali erano tutti impegnati altrove, secondo quanto riferito da Klapish, al contrario di quanto il fallace manifesto annunciava. E la sua presenza è consistita in cinque minuti cinque ed in tre domande tre prima del film. Domande di una banalità sconcertante alle quali avrà risposto milioni di volte e che erano già nel servizio di Studio di Gennaio: "Ci sarà un terzo episodio? Quando gli è venuta l'idea del secondo?".
Anche il film, purtroppo, non mi ha convinto. Troppo lungo, davvero troppo lungo; Kaplisch ha piu volte dichiarato che ha voluto centrale la storia solo su cinque personaggi ma molto dello spazio a loro dedicato poteva essere meglio sfruttato. Xavier è troppo al centro della storia, in pratica è sempre in scena, a turno, con uno degli altri attori. Per il resto ci sono momenti molto divertenti, alcune scelte di regia rimarcabili ma Kaplisch fallisce miseramente sul dosare i toni ed i momenti. Altra cosa che mi ha in parte deluso è vedere i protagonisti vivere un destino diverso da quello che io mi ero prefissato per loro.
domenica, giugno 12, 2005
Prima parte di una trilogia dal titolo Le genre humain,che non so se vedrà mai una conclusione, Les Parisiens fece parlare di sé all’uscita in sala più per il contorno che per il film stesso. Bastonato dalla critica ebbe un tiepido esordio in termini di numero di spettatori; allora lo stesso Lelouch decise di organizzare proiezioni gratuite in modo che il pubblico stesso potesse promuovere il suo film. Parlarne bene? Mi aspettavo un affresco con gli stessi toni del capolavoro di Marco Tullio Giordana ed invece mi trovo a vedere un surrogato di Incantesimo pieno di inutili stereotipi. Basta citarne l’iunizio. Il film si apre con Massimo Ranieri che canta canzonette napoletane dietro la tour. A volte è davvero proverbiale avere un lettore dvd non perfettamente funzionante, grazie al quale mi sono risparmiato la visione degli ultimi venti minuti in cui di sicuro i buoni sentimenti avrebbero trionfato. “Questo dvd non contiene un film” mi è parso fosse il messaggio del lettoredvd.
domenica, giugno 05, 2005
Sin City è un film davvero incredibile tanto immagini su carta e in celluloide riescano a confondersi e fondersi. Non ho mai avuto la fortuna di leggere davvero l’opera di Miller ma sfogliandone i volumi prima e dopo la visione ci si accorge come si stia assistendo ad un adattamento perfetto sotto ogni punto di vista. I volti degli attori incarnano alla perfezione i loro corrispettivi una regia e musica sopperiscono alle mancanze dei comics in maniera egregia. Solo troppo prevedibili gli snodi narrativi, classici e sinceramente davvero scontati, che purtroppo non giovano alla narrazione. Per il resto nulla da eccepire.
domenica, giugno 05, 2005
Brodeuses è un piccolo film sia per i mezzi coi quali è realizzato che per la durata. Ambientato in una France bucolica, la protagonista è una giovane ragazza rimasta incinta e che decide di dare in adozione il bambino quando nascerà. La sua vita si intreccia con quella di una ricamatrice di tessuti di lusso che, oltre al mestiere, le insegnerà l’arte di essere madre. Sulla carta i temi sono molti tutti interessenti ma il principale difetto è che nessuno viene sviluppato a sufficenza. Spesso i silenzi appesantiscono la narrrazione invece di scandirla, alla fine si ha l’impressione di aver visto solo la prefazione ad una pellicola che avrebbe potuto essere davvero interessante. Ed è un vero peccato perchè l’interpretazione sul filo dei sussurri è stata giustamente ricordata in occasione degli ultimi Cesar. L’aspetto più interessante è vedere come si sovrappongono le tre madri del film come hano vissuto la loro maternità, come viovono il rapporto coi figli avuti, peccato davvero che troppo sia lasciato allo spettatore ed alla sua intuizione.
venerdì, giugno 03, 2005
Fino a quando vivevo in Italia mi chiedevo come mai così poco della produzione francese arrivasse da noi Grande école è la dimostrazione che certi film dovrebbero essere visti dal minor numero di persone possibili. Mischiato ad un intreccio da feuilleton delle terza rete nazionale, troviamo intermezzi pseudofilosofici, che nell’intento di dare dignità ad un film di serie Z, suscitano ilarità. La storia è la solita banalotta scoperta dell'omossessualità da parte di un giovane ragazzo stereotipato, fidanzato e bramoso di mettere le mani sull'aitante coinquilino stereotipato. Tra di loro altri personaggi piatti inutili e sciatti. La jaquette del dvd proponeva ”momento eterosessuali ed omossessuali di sensualità intensa, lontani dagli abituali cliché” in realtà si assiste alle scene di sesso più banali, stupide e dozzinali che abbia visto da tempo. Due uomini che invece di fare sesso sembrano nel mezzo di una coreografia alla MariaDeFilippi, scene da pseudo porno soft che almeno avrebbero impegnato la mente nel caso gli attori fossero attraenti. Da quest'esperienza ho imparato a diffidare della persona che ha indirittamente consigliato il film e che la critica francese non puo che avere più ragione. Ed infine che quando hai visto il peggio, il peggio puó ancora venire, sublime esempio la scena finale coi protagonisti riuniti in una stanza con gli attori che mostrano la loro pochezza non sapendo come stare e come recitare. Per fortuna l'incubo dopo un'ora e quaranta finisce.
mercoledì, giugno 01, 2005
36 è assolutamente uno dei film francesi della scorsa annata da non perdere. Inutile elencarne i pregi che vanno dal reparto tecnico, agli attori. Solo due note stonate a mio avviso la musica che gioca troppo sui sentimenti dello spettatore facendo da canalizzatore alle sue emozioni. E il finale troppo conciliante e buonista, che fa girare l’ingranaggio ma priva il tutto di quell’attacamento alla realtà che è la forza del film stesso.