Ile de France
martedì, marzo 29, 2005
Non ci sono molte ragioni che possano spingere qualcuno alla visione di Cuori in Atlantide, nonostante avessi apprezzato il libro ne avevo sempre rimandato la visione. Poi la pioggia di un lunedi festivo, il non aver nessun libro o manga non letto in casa mi ha spinto alla visione di quello che è veramente un film dimenticabile. Non ho letto molto di King ma confesso che il libro da cui è tratto il film è tra le cose che piu mi sono piaciute. Il film ha il difetto di non poter esser un complesso intrecciarsi di quattro racconti, quindi nella semplificazione dell'unico racconto trasposto in immagini, ci sono molte modifiche sopratutto nel finale che risultano davvero indigeste per chi conosce il resto della storia. Il risultato è un film a tratti melenso e prolisso in cui Anthony Hopkins si aggira un po spaesato fornendo una prova d'attore a minimo sindacale.
venerdì, marzo 25, 2005
Ieri mi sono accorto di quanto sono cattivo. Non ho potuto fare a meno di gioire di dirmi che te lo meriti con tutto il cuore. Che finalmente ti è arrivato quello che ti auguro da quel giorno. Poi peró ho realizzato che forse non è come credo che forse sei di nuovo tu che, come nel mio caso, hai rovinato la vita di un altro uomo. Resta di fondo il fatto che ormai da tempo ti trovo sciatto, brutto ed insopportabile. Mi faccio paura da solo per quanta cattiveria ho addosso, saeà meglio che nei prossimi giorni mi guardi bene intorno aspettandomi che il male che sputo ripiombi su di me come un boomerang.
domenica, marzo 20, 2005
Finalmente è uscito anche qui al cinema senza il fastidioso trailer italiano a fargli da accompagnamento, senza, spero, le censure che Bocchi denuncia esserci nella versione passata in Italia. Saw funziona perfettamente per quello che è un puzzle in cui bisogna mettere insieme i pezzi, bisogna evitare poi di farsi ogni domanda e sopratutto evitare di farsi operare da un chirurgo cosí (Solo chi ha visto il finale puo capire). Evitare anche ogni tipo di paragone col film di Fincher: questo si tratta di un semplice giochetto senza la forza di quel memorabile capolavoro. Già ne preparano un seguito senza pero coinvolgere chi ha scritto il primo episodio. Segnalazione particolare anche per la confezione del dvd regione 1 davvero ben riuscita.
Visto questo pero non c’è molto da vedere in sala un vero peccato che Le Printemps du Cinéma capiti proprio questo fine settimana.
mercoledì, marzo 09, 2005
Saint Ange è veramente un brutto film dal quale chiunque si dovrebbe tenere alla larga. Inserendosi sul filone The others ci presenta una giovane donna che per lavoro deve passare l’estate in un vuoto orfanotrofio ovviamente popolato da oscure presenze. Quali siano i segreti che l’hanno condotta li e quali siano queste oscure presenze non ci è dato assolutamente di capirlo. Tutto annega in una bella e sontuosa messa in scena in una buona recitazione senza che queste siano sorrette da una parvenza di intreccio, senza che la psicologia dei protagonisti superi lo stadio di larva. E l’esasperante lentezza aggrava il già pessimo bilancio di quello che è un completo naufragio.
domenica, marzo 06, 2005
Le Couperet è l’ultimo film di Costa-Gavras che parla in maniera grittesca del mondo del lavoro; Il protagonista è un alto dirigenti che viene licenziato dall’industria in cui lavora. Due anni dopo ancora senza impiego decide che il modo migliore per ottenere un posto è eliminare i suoi diretti concorrenti a colpi di pistola. Il film si regge tuto sulla perfetta prova d’attore di Jose Garcia che ben incarna quest’uomo disposto a tutto pur di ottenera indietro quello che per lui è la vita stessa. La sua interpretazione costituisce la chiave per la riuscita del film dato che deve essere perfettamente in equlibrio tra la follia dei gesti che compie e la fragilità di un uomo che senza un lavoro vede la sua vita come finita. Indubbiamente le riflessioni sul mondo del lavoro avevano un respiro piu ampio e profondo nei film di Cantet e il film è un po stagnante nel fase centrale in cui ripropone le stesse situazioni ma ha indubbiamente dalla sua il fatto di portare una, seppur acerba, riflessione sul mondo del lavoro, agli occhi del grande pubblico.