Ile de France
domenica, gennaio 30, 2005

Il secondo film di Etienne Chatiliez, Tatie Danielle, non credo sia purtroppo arrivato in Italia. Dico purtroppo perchè la bravura del regista autore di Tanguy è nel disegnare uno dei personaggi piu cattivi che io abbia mai visto in un film da anni. Anche solo guardando la locandina si capisce che non si tratta di un nuovo folle che vuole conquistare il mondo, ma di una placida nonnina di quasi di ottant’anni che sa essere tanto malvagia quanto i cattivi dei cartoni. Rispetto a Tanguy che soffriva di momenti di stanca ed era piu una commedia di situazioni, questo film ha una sua coerenza narrativa, seppur labile, dato che è pur sempre il susseguirsi di situazioni in cui la perfida Danielle è protagonista a fare da vero filo conduttore. Tsilla Chelton , la protagonista, gioca un ruolo fondamentale per la credibilità del film, difficilmente si invidiano i suoi eventuali nipoti; mi viene da citare su tutte la scena in cui al parco si strafoga di dolci, l’unico rimedio che trova per sopportare meglio la vita, ed ad una sua coetanea che le sorride, risponde con una boccaccia. Malgrado abbia ormai quindici anni il film si dimostra comunque ancora attuale e geniale col suo humor nero e nel tratteggiare un personaggio che con toni meno accentuati potrebbe essere un parente di chiunque.
giovedì, gennaio 27, 2005
Sarà pure una sceneggiatura convenzionale, gli attori saranno pure tutt’altro che bravi o memorabili, ma a fare comunque di Frenzy un film eccezionale è la regia. Per quanto poco di Hitchcock sia riuscito a vedere resta uno degli autori che piu amo senza alcuna riserva.
mercoledì, gennaio 26, 2005
In concomitanza con le nomination agli Oscar sono state annunciate anche le nomination ai César che saranno consegnati il 26 Febbraio. Com’era prevedibile il maggior numero di candidature le ha ricevute il film di Jeunet che a livello di realizzazione non ha nulla da invidiare alle superproduzioni americane, i miei dubbi sul resto del film rimangono comunque finchè non lo rivedro in dvd. Seguono il, per me inutile, Les Choristes e 36 quai des orfèvres, che non ho visto ma è già in sala anche in Italia, con 8 nomination ciascuno. Imbarazzanti mi sembrano le 7 nomination per l’insopportabile Rois et reine. E via via tutti gli altri, con una menzione speciale per la nomination per lo script di Comme une image. Ecco l’elenco delle nomination nelle categorie principali.
MIGLIOR FILM
36 quai des orfèvres, Di Olivier Marchal
Les Choristes, di Christophe Barratier
L' Esquive, di Abdellatif Kechiche
Rois et reine, di Arnaud Desplechin
Un long dimanche de fiançailles, di Jean-Pierre Jeunet
MIGLIOR REGISTA
Christophe Barratier per Les Choristes
Arnaud Desplechin per Rois et reine
Jean-Pierre Jeunet per Un long dimanche de fiançailles
Abdellatif Kechiche per L' Esquive
Olivier Marchal per 36 quai des orfèvres
MIGLIOR ATTORE
Mathieu Amalric in Rois et reine
Daniel Auteuil in 36 quai des orfèvres
Gérard Jugnot in Les Choristes
Benoît Poelvoorde in Podium
Philippe Torreton in L'Equipier
MIGLIOR ATTRICE
Maggie Cheung in Clean
Emmanuelle Devos in Rois et reine
Yolande Moreau in Quand la mer monte
Audrey Tautou in Un long dimanche de fiançailles
Karin Viard in Le Rôle de sa vie
domenica, gennaio 23, 2005
domenica, gennaio 23, 2005

A volte la stessa idea viene sfruttata meglio in film meno blasonati ma sicuramente meglio riusciti. Parte del pretesto che è al centro di Good bye Lenin è infatti parte integrante di Depuis qu’Otar est parti, film uscito al cinema anche i Italia ma non so se uscito anche a noleggio, anche qui si cerca di nascondere parte della verità ad una protagonista. Ma mentre nel film tedesco questo è in pratica l’unico elemento caratterizzante, nel film francese c’è molto di più. Innanzitutto è splendidamente recitato a partire dalla vera protagonista Eka che sembra un cartone animato vivente di 90 anni, il film passa tutto attraverso i suoi respiri, i suoi sguardi, i suoi movimenti e la sua voce. Ma anche le altre due protagoniste le sanno tenere testa in un rapporto madre/figlia che si ripete di generezione in generezione con le stesse difficoltà e gli stessi problemi. Anche la difficile situazione economica georgiana risulta intregata in maniera migliore, la desolazione e la povertà di tutto un popolo. Il film non si articola in un semplice susseguirsi di gag ma si arricchisce di molti altri elementi che ne fanno indubbiamente un’opera prima più compiuta. Il dvd francese è arrichito da molti altri elementi a partire da una decina di scene eleminate ma per una volta interessenti e non soporifere passando per le foto della regista fatte nel suo primo viaggio nel villaggio dove poi è tornata a girare il film. Indubbiamente da recuperare.
venerdì, gennaio 21, 2005

Difficile arrivare alla fine di Jeux d’enfants senza provare un senso di fastidio o noia, per un film irritante e per certi versi imbarazzante. Chiudiamo un occhio sul fatto che si copi senza ritegno l’estetica di Jeunet ed i suoi vorticosi mivimenti di camera. Chiudiamo un occhio pure su quella che alla fine è una banale storia d’amore, raccontata in maniera classica. E’ tutto il resto che risulta forzato in bilico tra l’assurdità del gioco che lega i due protagonisti ed il patetico. La storyline della madre del protagonista, ad esempio, è quanto di più sciatto e scontato ci si possa aspettare da un qualsiasi FilmTv. Lo sviluppo del carattere dei personaggi è qualcosa di talmente artefatto ed ingustificabile da risultare semplicemente indigesto, non si riesce a provare empatia per nessuno dei protagonisti. Forse è lo spirito stesso del film che mi è indigesto questo stupido gioco che continua all’infinito anche quando non si tratta di più di un gioco ma di una malvagia perverisone, di una droga invisibile capace di ditruggere non solo la vitai di due innamorati, ma anche gli incosci sventurati che gli stanno intorno.
giovedì, gennaio 20, 2005
La vie est long fleuve tranquille è il primo film diretto da Etienne Chatiliez, conosciuto al momento in Italia unicamente per Tanguy. Il film vuole essere un critica della società, contrapponendo con un semplice stratagemma la vita di due famiglie. La prima abita in quartiere popolare l’altra è benestante e vive in una sontuosa villa. Il film mantiene un registro in bilico tra la commedia e l’arguta riflessione, purtroppo non riesce però pienamente in nessuno dei due intenti. L’ironia è molto più stemperata di quella di Tanguy, meno originale e meno graffiante. Lo stesso si può dire per la critica sociale che viene portata avanti in maniera troppo banale per essere veramente incisiva, tutti gli spunti hanno il sapore di qualcosa di già visto e scritto altrove anche in maniera migliore. Non mancano momenti davvero sublimi come la canzone scritta appositamente per il film: "Jésus Reviens", purtroppo non bastano a diminuire la parziale delusione.lunedì, gennaio 17, 2005
Le frère du guerrier costituisce un progetto ambizioso raccontando una storia d’ambientazione medioevale di due fratelli e di una donna, la moglie di uno dei due, che sarà il colegamento tra i due. Peccato che fallisca sotto ogni punto le aspettative. La pochezze delle scene d’azione, lo scarso appeal della storia bastano a rendere il film un prodotto assolutamente inutile. Il film risulta anche soporifero per l’inutile lentezza, i silenzi prolungati carichi di nulla.
venerdì, gennaio 14, 2005

Non so che film abbia visto chi critica l’ultimo Miyazaki perchè ancora una volta per due ore sono stato prevelevato dalla poltrona del cinema e condotto per mano in un mondo magico incantato divertente ed emozionante. Tutto quello che volevo l’ho trovato da personaggi carismatici a scene divertenti, da emozione e commozione passando per lo stupore e la magia. Forse dovevo aspettare un po per scriverne e sono ancora sotto gli effetti di questo colorato ottovolante, forse domani mattina la storia mi sembrerà inutilmente contorta o semplicemente scontata ma per ora rimango dell’idea che ho visto il miglior film di questa stagione.
venerdì, gennaio 14, 2005
Un peccato che La Chambre des officiers non sia mai arrivato in Italia, non privo di difetti, sopratutto il cadere troppo spesso in una banalizzazione retorica, il film puo vantare comunque un’ottima fotografia ed un ottimo cast. Al contrario di quanto possa far pensare la locandina il film racconta in maniera intima e non urlata le atrocità della guerra. Protagonista è un luogotenente che viene ferito alla macella e sfigurato prima dell’inizio del primo conflitto mondiale. Passerà tutta la guerra rinchiuso appunto nella camera degli officiali all’interno di un ospedale, vivrà la guerra sui volti sfigurati dei suoi compagni di camera ed a poco a poco dovrà imparare ad accettare quello che è diventato. Film angosciante sopratutto nella prima ora in cui la prospettiva della spettatore è quella degli occhi di Adrien, il protagonista, che è capace di emettere solo lancinanti gemiti ma di cui noi ascoltiamo anche i pensieri. Il suo volto sfigurato ci verrà mostrato poco a poco, sempre più presente tanto più ritornerà vicino al suo aspetto originale. Il film ricicla troppee situazioni classiche e già viste, dalla scena del bordello a quella in cui uno dei feriti decide di togliersi la vita dopo aver visto quale reazione ha avuto il suo nuovo aspetto sulla famiglia, ma la riflessione e la denuncia sulle atrocità della guerra aiuta sempre a riflettere, ogni film che tratta l’argomente ne sottolienea infatti a suo modo una sfaccettatura ed ogni volta ne resto profondamente scosso.
venerdì, gennaio 14, 2005
Guardare Rue de plaisirs e immaginare che chi l’ha realizzato ha ugualmente diretto Confidences trop intimes o L’homme du train lascia un po intontiti. Il film è semplicemente imbarazzante e ordinario nella sua pochezza, un classico triangolo con uomo maledetto, uomo sottomesso e la donna che sfrutta le debolezze dell’uno per aiutare l’altro; il tutto ambientato nel mondo della prostituzione ma senza che questo abbia davvero un peso sulla vicenda. Ha un retrogusto anni quaranta per alcune scelte registiche e musicali, ma non salvano certo un prodotto davvero inutile e stucchevole. martedì, gennaio 11, 2005

Rois et Reine. Di nuovo un film che manca di coerenza che si perde volendo strafare giocando sull’accumulo piuttosto che sulla qualità. Il film segue le vicende di due personaggi, legati tra loro, alternando nel montaggio le situazioni che li vedono protagonisti. Da una parte un tono più scanzonato forse comico ma senza mai riuscire a mantenere bene il registro scelto; con la seconda protagonista toni piu drammatici, indubbiamente situazioni più riuscite ma ugualmente molti elementi che inutilmente appesantiscono il racconto. Riflettendoci a mente fredda e volendo cercare un significato una linea conduttrice non ci si riesce assolutamente, non per questo il film manca di momenti forti, l’epilogo potrebbe essere benissimo un perfetto cortometraggio, ma i pochi momenti sono stemperati in una inutile brodaglia. I personaggi volutamente caricaturali sono irritanti, su tutti l’avvocato, e per me non hanno diritto di esistere in un film che racconta una para_realtà. La stampa francese è impazzita per questo film, io veramente non ci ho trovato nulla di memorabile forse è più facile tenere a mente i momenti puramente irritanti.
lunedì, gennaio 10, 2005

Prima di tutto me lo aspettavo diverso sia per tutte le polemiche che di riflesso erano arrivate in Italia partendo dalla Germania, sia per le medesime polemiche che hano accompagnato l’uscita qui in France. Immagniavo fosse Hitler il punto focale della vicenda, che il film iniziasse ed finisse con lui, invece sono molti i personaggi principali molte le situazioni. A partire d ei suoi collaboratori che rimandano di riflesso a West Wing. Forse perchè una minima infarinatura storica ce l’ho ma non mi sembra assolutamente venga messo in luce uun lato umano del dittatore, un accenno di sorriso non credo basti; piuttosto sono gli ultimi giorni di un pazzo quelli che vengono raccontati. Nonostante il cast il film pecca, essendo appunto film, sul lato puramente estetico. Forse volutamente ma non c’è molta ricerca dal punto di vista della messa in scena, non volendo conferire un’aria irreale ad una vicenda storica, ma questo lasci un sapore, in alcune scene di dialoco soprattutto, da filmTv di lusso. Anche la scelta di cosa raccontare, sopratutto nella prima metà, sembra fatta un po a casaccio fornendo pezzi di un puzzle confuso e non distinguibile. Il film rimane comunque importante sopratutto se sarà in grado di sucitare interesse verso questo periodo storico che sembra tanto lontano ma che in realtà ha anche punti in comune con situazioni dei nostri giorni.
sabato, gennaio 08, 2005
sabato, gennaio 08, 2005
Recuperare film di registi che si sono apprezzati solo in ritardo è un po un problema nelle aspettative che uno si crea. Chacun cherche son chat ha al suo interno molti dei temi e degli elementi che Klapish ha meglio sviluppato e gestito nell’Auberge espagnole. In Italia ho visto il dvd del film ma non so quale distribuzione abbia avuto l’opera, è quindi bene spendere due parole sulla trama. Come dice il titolo lo spunto iniziale è un gatto, nero con una macchia bianca sul collo, che la padrona deve affidare prima di parire per le ferie. Dopo le difficoltà riesce a trovare un deliziosa signora che se ne prenderà cura, ma al suo ritorno il gatto non c’è più. Allora un quartiera si mobilita per ritrovare questo gatto, dal panettiere alla sorpresa protagonista vengono poste domande sugli eventuali sviluppi. Il tutto rappresenta un sorta di pretesto per mettere in luce le insoddisfazioni e le insicurezze della giovane donna. Appunto un’abbozzo di quello che è il suo penultimo film. Mentre in questo i personaggi secondari risultano solo abbozzati e poco svilupppati, nell’Auberge ognuno aveva il suo spazio e la sua precisa identità. Già presente comunque la grande abilità del regista nel stemperare in una commedia riflessioni profonde ed interessanti.
Solo due righe invece su Un air de famille che mi ha davvero deluso; evidentemente tratto da un testo teatrale per l’unita di luogo e di tempo in cui tutto il film si sviluppa. Personaggi con poco appeal e nessun mordente nello script.
mercoledì, gennaio 05, 2005

La foresta dei pugni volanti ha tutto quello che per me mancava ad Hero. I duelli sono coerografati e girati in maniera più chiara, tale da riuscire a coinvolgere lo spettatore. I personagggi sono in grado di sucitare interesse ed a generare domande e dubbi sul loro destino. L’ambientazione storica serve sopratutto ai costumisti dato che in realtà il film è una storia d’amore, non certo originale, ma comunque viva e vibrante. Infine anche gli scenari naturali arricchiscono il film di poesia, accentuando l'intensità delle scelte dei personaggi.
martedì, gennaio 04, 2005

Ormai ogni volta che vedo un film che attendo con impazienza ne rimango sempre deluso, a volte il motivo risiede nella pelicola stessa, altre volte nel contorno, spesso in entrambe le cose. Vedere il film di Jeunet in una sala parigina esaurita in cui la temperatura si avvicinava a quella equatoriale non é certo stata un’esperienza da ripetere. A questo si aggiunge la mia stanchezza che in più e più punti non mi faceva capire neppure una parola di quello che gli attori dicevano. La storia raccontata non è in se particolarmente complicata ma, soprattutto all’inizio districarsi tra tutti i personaggi che vengono introdotti e capire quali relazioni li legano non è certo semplice. Lo stile visivo di Jeunet, lascia un po più spazio alla storia che pero appare abbastanza superificiale nel trattare l’argomaento bellico e di sicuro poco originale. La scelta di voler utilizzare, magari solo come comparse, gli attori del film preedente si rivela sbagliata non dando una vera identità alla pellicola ma trasformandola in un secondo termine di paragone. Lo sforso produttivo è stato grande ma non basta certo questo, in France come per i film americani a trasformare un guscio vuoto in qualcosa di più.