Ile de France
lunedì, dicembre 20, 2004

Prima di scrivere sul secondo è giusto dire che il primo Shrek mi aveva davvero deluso, entrato in sala per vedere un film divertente mi ero trovato di fronte ad un prodotto capace di suscitare ilarità unicamente con l’emissione di gas o doppi sensi, neppure fossi finito a vedere Boldi. Giustamente prevenuto vedo il secondo, scettico soprattutto per le ottime critiche lette un po’ ovunque. Sinceramente tutto il clamore suscitato non sono in grado di spiegarmelo, la storia rimescola gli stessi elementi del primo film cambiando l’ordine degli avvenimenti ma non aggiungendo davvero nulla. Il confronto con Toy Story è naturale perché la Pixar è stata capace di scrivere un secondo film ben diverso dal primo. In questo caso mi sembra di aver visto un film comico privo di ogni risvolto di trama. Le citazioni sono stimolanti quando ben nascoste, quando sono tanto palesi sembra di assistere ad un quiz a premi, infatti l’intelligentone che ti capita sempre vicino al cinema ha iniziato ad esclamare alla sua povera fidanzata: “Ah! Questo è… (Segue risata ebete)”. Le gag sono divertenti, uscendo l’amico che mi ha accompagnato al cinema mi ha detto di non aver mai visto nessuno ridere tanto divertito, ma non sono memorabili. Tutto rimane ad un livello elementare; anche il tanto osannato Gatto con gli stivali esce sconfitto solo pensando ad Heimlic di A bug’s life. Accanto a Shrek ha un ruolo completamente marginale e totalmente avulso dall’esile storia. Un po’ di più di quanto mi aspettassi, molto meno di quasi ogni Pixar.
venerdì, dicembre 10, 2004
Non ho più di voglia di scrivere qualcosa su di me qui, un po’ perché tornerei sempre a ripetermi da solo le solite cose che sono sempre molto allegre, un po’ perché so che qui ci sono finite delle persone che vorrei determinate cose non le sapessero. Gli ultimi tempi sono stati davvero difficili per quasi tutte le persone a cui voglio bene. A me per un attimo è parso di poter tornare a sognare e forse lo sto facendo anche ora ma da un momento all’altro dovrò tornare ad affrontare la realtà. Magri tra una settimana cambio di nuovo idea, ma avere molte sere impegnate non aiuta la voglia di mettersi a scrivere. Resta allora da parlare solo di cinema, il motivo per cui ho iniziato a scrivere qui, ma alla fine da settembre in poi ci sono andato davvero poco in sala, sempre un po’ demotivato e scocciato di essere costretto a vedermi le solite cose. Me li scelgo io i film ma me li scelgo in base a quelli che escono; non sono ancora riuscito a rimediare in vie poco legali Jeunet; l’ultimo di Resnais che in Francia è uscito ormai da un anno, è girato anche in festival italiani ma chissà quando sarà distribuito; per non parlare di La femme de Gilles che sarebbe dovuto uscire in settembre; chissà quando uscirà il film di Chabrol; quello di Etienne Chatiliez verrà acquistato nonostante il flop italiano di Tanguy e le pessime critiche francesi per questo nuovo lavoro? E’ vero che è appena uscito il penultimo di Leconte, ma l’ho visto ormai 8 mesi fa. Per questo anche sul fronte cinematografico sono poco prolifico, anche quando in videoteca mi tocca piegare su titoli che dimentico appena tolgo il dvd dal lettore, perché sono gli unici che puoi trovare in una videoteca vicino a casa di una piccola città. Mi butto sui libri, almeno ne ho di titoli che m’interessa leggere davvero e che mi lasciano qualcosa, spero non solo la malinconia che mi sta in questi giorni dando Matrimoni di Paterlini.
lunedì, dicembre 06, 2004

Non so cosa sia rimasto della serie originale dei Thunderbirds, che non ho mai visto, nel flop dell’anno, forse unicamente l’espressività dei protagonisti. Peccato che da una parte c’erano dei pupazzi e in questo delle persone vere. Pur non essendo un fan sfegatato di ER vedere il dottor Green cadere tanto in basso è semplicemente triste. Anche lui, come tanti altri, lascia una serie televisiva di successo per ritornare a recitare per il cinema, e finisce ad interpretare un ruolo comico che non fa ridere nessuno. Nel disastro colossale del film, l’aspetto più umiliante è vedere, appunto, presunte scene dai toni della commedia che, invece di divertire, sono tanto tristi da risultare imbarazzanti. La solita delusione di vedere una storia banale che non sfrutta una caratterizzazione distintiva che poteva fornire un prodotto già realizzato. Siamo già nel pieno dell’azione quando ancora non conosciamo le dinamiche che legano i personaggi, il loro carattere o quali motivazioni li spingano ad agire. Nulla di tutto questo viene chiarito neppure per il resto del film. Già di tempo ne ho poco per guardare qualche dvd negli ultimi mesi, forse dovrei iniziare a scegliere i titoli con più attenzione.
mercoledì, dicembre 01, 2004

The hours riesce in pieno a riprodurre in immagini le pagine del libro da cui è tratto. Anzi il film riesce ancora di più a rendere evidenti le sovrapposizioni delle tre vite. Questo grazie ad un montaggio che non gioca a riproporre della medesima inquadratura in tre tempi diversi, ma che con scelte differenti restituisce le medesime sensazioni. Rispetto al libro mancano i turbamenti interiori delle tre donne, tanto ben descritti nelle pagine di Cunningham, manca la citazione di Meryl Streep diventata attrice dello stesso film, manca qualcosa ma l’importante è che lo spirito dell’opera sia stato conservato e addirittura arricchito dall’interpretazione del regista e dello sceneggiatore. Quello che mancava già nel libro è forse la sostanza. Molti dialoghi sembrano troppo nebulosi e incolori, non suscitano la minima emozione, ma appunto già il libro girava a vuoto dove lo fa il film stesso.