Ile de France



sabato, ottobre 30, 2004

Dieci ragioni per vedere Un Long Dimanche de Fiancailles.

(Liberamente tradotto e adattato da DVDRAMA.COM)

  1. Perché Jeunet sa come va la vita.

Tutti si possono riconoscere nei suoi film, dal bambino di 7 anni all’anziano di 77, tutti noi e tutti voi che frequentano le sale cinematografiche e speriamo d’inciampare nell’ultima pepita d’oro.

  1. Perché bisogna amare l’essere umano.

Dimenticate gli uomini grigiastri afflitti dalla loro esistenza. Questo film da voglia di credere che l’umanità non stia perdendo velocità e che quaggiù ci siano delle persone da amare.

  1. Perché bisogna imparare a lasciare le parentesi aperte.

Perché la parentesi adulterina, trattata con una correttezza tale che Truffaut non avrebbe rinnegato, corrisponde ad un tumulto interiore, una scappatella amorosa quando i due personaggi si aspettano il meno, un sensuale abbraccio d’ottimo gusto…Sottigliezza, efficacia, bellezza. Perché questo passaggio e talmente bello che lascia le parentesi aperte per tutta la durata della pellicola.

  1. Perché, ma avete visto che casting ?

Se Jeunet ha realizzato uno dei film francesi più cari di sempre, non si è fatto mancare nulla riuscendo a raggruppare dei vecchi volti familiari (Dominique Pinon, Jean-Claude Dreyfus…) passando per dei nuovi (Clovis Cornillac, Albert Dupontel…) e molti altri (Jodie Foster, Julie Depardieu…). Tutti attori di prima scelta, tutti in perfetta armonia.

  1. Perché bisogna già aver amato qualcuno…

Mathilde (Audrey Tautou) è follemente innamorata del suo Manech, ne sono una prova le MMM che incide dappertutto. Perché bisogna aver già posato la propria fredda mano sul caldo seno della propria fidanzata per sentire i preziosi battiti del più bello dei cuori. Perché quando si ama, non si pensa che ad un’unica persona e si è pronti a tutto per lei. Questo è un grande film d’amore.

  1. Perché la guerra non è "ameliepoulinizzata”.

Perché l’innocuità dello stile non assomiglia ad una stilizzazione. Perché la crudeltà della guerra è perfettamente ritrascritta (con l’appoggio di una sontuosa messa in scena.) Perché gli obici sono dappertutto ed è, in questo caos funesto delle trincee, che gli uomini pensano alle loro donne e ci si riconciliano, talvolta, in silenzio. Perché quando si è confrontati alla peggiore delle situazioni, si dimenticano gli orrori e le ferite del passato. Perché si deve sopravvivere, prima di tutto.

  1. Perché la risata è la caratteristica distintiva dell’uomo.

Perché se si può rimanere emozionati per la determinazione di Mathilde, si può anche ridere degli stratagemmi da lei usati per raggiungere i suoi scopi. Eh si, miei cari lettori, i miracoli non arrivano solo a Lourdes…

  1. Perché c’è Marion Cotillard.

Perché Marion, hai debuttato in Taxi e anche oggi non rinneghi quelli che ti hanno dato la tua prima opportunità. Perché anche se hai recitato in film mediocri (Les Jolies Choses, Lisa, Jeux d’enfants [NdJ : Credo inediti in Italia eccetto l’ultimo che è già disponibile a noleggio]), eri la scintilla che non li faceva risultare indigesti. Perché in Une Affaire privée, hai finalmente avuto un ruolo alla tua altezza: sensuale, velenosa, oscura. Perché in Un long dimanche de fiançailles, ci stupirai. Perché sei discreta, bella e talentuosa. Perché sei semplicemente te stessa, Marion, una della più grandi attrici della tua generazione.

  1. Perché bisogna essere superstiziosi.

Perché il personaggi dell’ultimo film di Jean-Pierre Jeunet sono superstiziosi e hanno ragione a crede al caso nell’esistenza, ai piccoli segni del quotidiano. Se arrivate fino alla fine di queste righe senza battere ciglio allora il film sarà di vostro gusto.

  1. Perché è semplicemente Jean-Pierre Jeunet.

Perché il regista conserva la sua calma ed i piedi per terra qualsiasi cosa succeda, continuando a stupirsi del successo dei suoi film. E’ la sua assenza di pretese e di cinismo che permette la qualità di opere come le sue. E’ logico che Un long dimanche de fiançailles s’imponga come un eccellente film. Allora? Allora Grazie!


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giovedì, ottobre 28, 2004

 

Uscendo dalla sala ero un po’ intontito, forse perché questo è, tra gli unici tre visti, il film di Almodòvar che ho preferito ma dall’altra parte chi conosce ed apprezza la filmografia del regista non ne è rimasto soddisfatto, sia per quello che si legge in rete sia per le opinioni di alcuni amici. Anche in questa pellicola sono presenti i difetti che non mi hanno fatto apprezzare appieno le altre. La scansione temporale mi risulta sempre sbagliata, passaggi che potrebbero essere approfonditi per dare spessore ai personaggi sono tirati via velocemente, in questo film penso all’infanzia dei due protagonisti; altre hanno una inutile e lenta scansione temporale, come il finale rivelatore. Il film mi ha coinvolto forse perché essenzialmente un noir con un colpo di scena alla Vertigo piazzato proprio all’inizio del secondo tempo. Nessun interesse invece mi provocano i personaggi dalle loro storie e dalle loro emotività, su questo versante il regista spagnolo non è mai stato in grado di suscitarmi mai un unico brivido. I soliti puerili sospiri e bisbigli di sconforto e sconcerto per le scene di sesso omosessuale confermano una volta di più in quale stato vivo, o forse era sconforto perché come me non apprezzavano il fisico degli attori del film?

 

 


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mercoledì, ottobre 27, 2004

Oggi è mercoledì e come ogni mercoledì è giorno di nuove uscite sugli schermi francesi. Ci saranno state quasi sicuramente già molte anteprime, ma stamani i primi spettatori che parteciperanno alla prima séance potranno vedere il nuovo film di Jeunet. Non si sa o forse non so io quando arriverà in Italia, spero entro Aprile altrimenti lo vedrò prima in dvd ed in edizione originale. L’unica cosa che ho visto con molta difficoltà del film è il trailer che ad esclusione del fatto che il film sarà diretto con grande virtuosismo come quasi tutti gli altri film di Jeunet, poco trasmette su quanto il film riuscirà a coinvolgere il pubblico e ad emozionare. Quello che mi ha già stufato e la fastidiosa etichetta di Amélie2 che inevitabilmente ogni critico gli appioppa, incapace di giudicare la pellicola singolarmente ma solo in base a quello che è stato un fenomeno di costume mondiale. Il fatto che da una parte abbiamo uno script originale e dall’altra un adattamento, da una prte un storia contemporanea e dall’altra una ambientata durante la prima guerra mondiale, da una parte un innamoramento dall’altra un amore non sembra importare a nessuno. Le critiche che ho leggiucchiato distrattamente, per non rovinarmi la sorpresa della visione, sono in parte trattenute e per nulla entusiastiche. Aspetterò per giudicare da solo, in fondo gli altri 3 film di Jeunet non mi hanno incantato come l’ultimo.

 

 

 


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domenica, ottobre 24, 2004

 

Erano davvero anni che attendevo di vederlo. Prima ho dovuto aspettare che arrivasse nei cinema in Italia, solo per accorgermi che sarebbe stato distribuito senza una adeguata campagna promozionale, in televisione non ne ho visto il trailer, in pochissime copie, tanto che a Milano non è mai uscito, è stato proiettato, massimo due settimane, nelle sale che si trovano ad est della città ed io ovviamente abito dall’altra parte. Finalmente è uscito in dvd. Tutta questa attesa può in parte averne condizionato la visione, come il fatto che l’unico commento letta era quella, tutt’altro che entusiastica, di Bocchi. Il difetto maggiore è quello di arrivare dopo tre stagioni di Alias. Nessun double-agent potrà superare facilmente Syd, e infatti il protagonista del film di Natali non ha lo spessore caratteriale della protagonista del telefilm. In poco più di un ora e mezza Natali preferisce non dare corpo alla sua spia, che resta un vuoto involucro con emozioni stereotipate. La trama discretamente congeniata sul piano narrativo soffre però dei riferimenti più o meno evidenti da Nort by Nort-West ai complotti di X-Fileliana memoria. Ma anche del fatto che una delle foto promo del film che avevo visto rilevava in pieno il finale. Dal punto di vista visivo la ricerca di una identità e di una certa originalità si nota nella prima parte decolorata, sospesa tra il nero ed il bianco, poi anche la ricerca estetica perde la sua identità. Pacchiane troppe scene vittime del budget ridotto della pellicola. Rispetto al film precedente di Natali c’è un’accurata scelta del cast; non aleggia quel senso di recitazione dozzinale che era il difetto più grande di Cube. Ora inizia l’attesa per Nothing, che dovrebbe essere già passato a qualche festival di genere.

 


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sabato, ottobre 23, 2004

 

Solo un paio di cose non mi hanno convinto: il finale e tutto lo spazio dato alla storyline della Dunst. La fine è forse scontata, ma soprattutto non è riuscita a coinvolgermi quanto il resto del racconto della storia d’amore. Per la Dunst, probabilmente non sopporto la sua faccia sempre imbambolata, il doppio mento, la persistente aria da sciaquetta raccomandata e infine rivederla di nuovo come MJ in Spidey3, ma tutto quello che ruota attorno a lei sembra privo del brio e delle emozioni con pervadono il resto. L’amore viene descritto con i suo alti e bassi, con i momenti felici, fatti di sogni e speranze, e con le litigate e le stupide incomprensioni, il tutto racchiuso tra la porta sbattuta che segna la separazione e il primo incontro in spiaggia. Non sembrerebbe nulla di originale ma ovviamente il modo in cui tutto è raccontato, diretto recitato che magneticamente ipnotizza gli spettatori. Una storia d’amore in cui ogni uomo ha la sua anima gemella con la quale è destinato a vivere, nonostante sopraggiungerà la non sopportazione e la rottura e un nuovo inizio, gli stessi errori, in un processo ciclico ma sempre incapaci di vivere senza l’altro. Mi immaginavo infine più complicati ed incomprensibili le scene ambientante nella testa del protagonista, invece sono lineari e credibili, la memoria cancellato con le persone che scompaiono, i titoli che spariscono dai libri, tutto magnificamente orchestrato. In certi momenti ho ripensato a Ozon, film estremamente differenti anche se in entrambi si racconta una storia d’amore, da una parte un nero pessimismo, dall’altra una vibrante speranza.

 


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sabato, ottobre 16, 2004

 

Finalmente dopo un mese torno al cinema e finalmente ho qualcosa da scrivere su un film uscito in sala da poco. Poi prima di buttare giù qualche riga faccio un giro per leggere cosa è già stato scritto, e mi accorgo che non ho molto da aggiungere. Anche a me Hero ha lasciato la stessa sensazione una stupenda confezione ed un contenuto che mostra presto tutti i suoi limiti. I combattimenti mi hanno coinvolto dal punto di vista visuale e per le scelte cromatiche ma dal punto di vista coreografico li ho trovati, quasi tutti, poco avvincenti. Quasi subito si nota una certa ripetitività accentuata dalla monotonia della colonna sonora. L’operazione sembra un grande picchiaduro in cui i duelli sono legati tra loro da brevi filmati: primi piani intensi e dialoghi pretestuosi. Nessun personaggio riesce ad emozionare, forse anche per i continui aggiustamenti che lo spettatore deve fare sui suoi comportamenti. Il film risulta quindi solo un colossal,  non fracassone come quelli americani, ma altrettanto dimenticabile.

 


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giovedì, ottobre 14, 2004

 

Non credevo fosse possibile annoiarsi tanto davanti ad un film tratto da un romanzo che avevo divorato, ma il secondo episodio di Harry Potter (HP e la camera dei segreti) non ha nulla di coinvolgente od emozionante. Le scene sono giustapposte l’una all’altra senza brio od energia. Il basilisco diventa un residuato di Jurassic Park incrociato con Anaconda. Davvero una delusione, effetti speciali migliori del primo ma stessa atmosfera di operazione essenzialmente inutile. La noia è anche dovuta al fatto che non ricordo molto del libro e quindi non ero stimolato neppure a capire quali capitoli avessero brutalmente tagliato. Probabilmente anche il mio cattivo umore di questi giorni ha influito sulla visione. Se avevo dubbi sul fatto di essere meteoropatico questa volta ne ho avuto la conferma. Da martedì è arrivato il freddo e da martedì sono di pessimo umore.


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domenica, ottobre 10, 2004

Era da tanto che non mi sentivo coccolato come ieri. Era da tanto che non mi sentivo felice come ieri. Merito di entrambi. Merito di quelle braccia possenti che ogni volta che ci vediamo mi stringono, merito di quei due occhini luminosi nei quali mi perdo sempre, merito di quel dolce sorriso. Sentire l’odore della tua pelle mi inebria e mi stordisce, la sensazione delle mie dita che scorrono sui peli della tua schiena mi resta attaccata addosso. Ed ogni volta c’è da riflettere, almeno per me sulle parole che ci scambiamo. Non sai che emozione mi ha dato vedere qualcosa di mio appeso dietro la porta della tua cucina. Giusto il tempo di mettere le idee a posto e di nuovo un luminoso sorriso che non vedevo da qualche tempo. La distanza e gli impegni ci fanno vedere poco ma ogni volta che capita mi sento ricaricato e rincuorato per l’amicizia che ormai dura da un anno, per l’intesa e il rispetto reciproco che si è creato. Mancava solo una persona per raggiungere la perfezione sabato, ormai saranno tre mesi che non ti vedo e viviamo a meno di un km di distanza, mi rincuora averti finalmente sentito venerdì. Mi spiace non essere in grado di fare nulla più, ormai sono troppe le settimane che non stai bene, spero che qualcosa nella tua vita possa cambiare vorrei aiutarti ma purtroppo non ho i mezzi per portarti via dalla prigione.


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mercoledì, ottobre 06, 2004

 

Rivedere Aladdin ieri sera mi ha fatto uno strano effetto, credo sia l’unico titolo oltre a Mulan che non ho mai rivisto una seconda volta, fondamentalmente perché mi ero rifiutato di prendere una vhs con un doppiaggio italiano del genio tanto orribile, all’uscita di Mulan invece eravamo già ai tempi dei primi dvd, soldi ben risparmiati in attesa del doppio dvd che uscirà tra poco anche per quest’ultimo. Ieri sera non avevo voglia di concentrarmi ed ho dovuto ripiegare su un altro doppiaggio, quello del Quebec, sicuramente più fruibile per me, ma altrettanto irritante. Di anni ne sono passati da quando lo vidi al cinema ma l’animazione mi ha fatto un effetto davvero straniante, in alcuni punti mi è sembrata davvero approssimata e dozzinale, Deja su Jafar ha in pratica riciclato movenze ed espressioni di Scar da Il re leone, Aladdin stesso risulta tanto falso e troppo caricato in quasi tutte le espressioni del suo viso. Tra le tante note positive invece il fatto che la pellicola non è stata rimaneggiata come invece è successo al già citato Lion King, con coccodrilli ridisegnati, una sequenza aggiunta da vedere obbligatoriamente e tutte le altre polemiche di un anno fa. Anche in Aladdin si parlava dell’aggiunta di una sequenza cantata Proud of your boy, ieri non l’ho notata e non ho notato rimaneggiamenti video. La sequenza è presente in solo in forma di storyboard. Spero che anche con le prossime platinum si mantenga la stessa forma di rispetto perché la Disney ormai sta precipitando in un baratro che non sembra avere fine da anni; emblematico anche solo il titolo italiano di Cicken Little, prossima produzione in 3D, e se il titolo può essere un aspetto marginale basta vedere il trailer e confrontarlo con quello di Robts, nuova produzione dello studio di Ice Age, o Madagascar produzione Dreamworks che uscirà durante la prossima estate. Non credo sia troppo sperare che i vecchi lavori non vengano ritoccati, certo manie spero restino caratteristica distintiva dell solo Lucas.

 


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venerdì, ottobre 01, 2004

Ogni volta. Ogni volta è sempre peggio. Ogni volta c’è qualcosa in più che mi conquista, so che non dovrei andare oltre ma non riesco a porre un limite al non materiale. Ogni volta mi accorgo che stringo in mano solo una manciata di pezzi di un puzzle e non so quante migliaia di pezzi mi mancano per finirlo. Ogni volta poi si finisce a parlare unicamente di me, e tu occupi solo gli spazi lasciati liberi. Ogni volta si aprono mille parentesi e mi restano in testa mille domande che non so se mai troveranno una risposta. Ogni volta mi sgusci via sul tuo scooter sempre di corsa per non fare tardi a tuoi mille altri impegni. Spero qualcuno abbia conservato lo stampo e prima o poi io possa trovare qualcun altro che ha qualcosa che hai tu, mi accontenterei davvero di poco, mi basterebbero quei tuoi occhini tanto dolci e scuri.

 


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