Ile de France



giovedì, settembre 23, 2004

 

Che è montato bene l’hanno detto tutti, saperlo in anticipo ti fa tenere i pezzi  suddivisi in testa e dopo la prima mezz’ora iniziare ad incasellarli nel giusto ordine, questo l’unico aspetto che mi ha fatto tenere alta l’attenzione per tutta la durata del film. Anche alla fine mi sono chiesto se nella scena della piscina il personaggio è davvero annegato e questo non si saprà mai perché la scena è breve e non ci mostra l’ambiente circostante e quindi è difficilmente incasellabile. Ho passato la visione del film anche a chiedermi se fosse stato fatto a caso o su nelle varie scene si fosse tentato di usare un filo conduttore o di contrapporre tra loro molte scene, anche qui domanda senza risposta.

E’ ben recitato, l’ho visto in originale seguendolo molto a fatica, ma il doppiaggio non si tollerava, anche questo l’avevo letto ovunque.

Insomma sono si arrivato tra gli ultimi ma già prima di vederlo sapevo già tutto del film e potevo tranquillamente risparmiarmelo dato l’intreccio semplicemente imbarazzante.

 

 


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sabato, settembre 18, 2004

 

I film, visti in France, di cui parlare stanno finendo, anzi con Clara et moi sono davvero finiti, rimane giusto Pitch Black 2, ma è un semplice tentativo di dare ad un b-movie un respiro alla Star Wars, e infine quelli visti in televisione ma ne ricordo soprattutto un paio tanto deludenti (Rencontre avec le dragon, A la petite semaine). Il primo è ambientato in France durante le crociate; Daniel Auteuil è un piacere ascoltarlo, Sergi Lopez un piacere vederlo ma il misticismo diffuso e l’ermeticità me l’ha reso particolarmente indigesto, magari anche a causa della mezz’ora iniziale persa. Il secondo è un polar dei cui dialoghi non ho capito nulla, ma che mi ha ugualmente annoiato per banalità e messa in scena. Citerei la cosa migliore vista sul piccolo schermo ovvero L’amour existe di Maurice Pialat che ha chiuso in una malinconica atmosfera il mini atelier di storia contemporanea, ma si è trattato di un semplice assaggio di pochi minuti, un assaggio di qualcosa che non sono poi riuscito a vedere in loco in altra maniera.

I ricordi di Clara et moi sono invece meno legati al film piuttosto che al resto della giornata. La pellicola e uno scarno film d’amore che inizia e finisce con l’inizio e la fine della relazione dei due protagonisti. Il corteggiamento che apre la pellicola è forse la scena migliore, per originalità, per regia e scrittura. Il resto scivola via un po’ superficialmente con una prima parte dai toni ironici, ed un secondo tempo più duro e serioso che accompagna rapidamente lo spettatore verso un finale che lascia l’amaro in bocca. Comunque sono il ricordo della saletta, piccola come tante altre sale francesi e affollata anche in una domenica di fine agosto. Il fatto che a “La Fourmi.”, in cui il film era proiettato, ci sono almeno una ventina di film in programma alla settimana e questo in particolare aveva solo uno spettacolo domenicale, quasi un cineforum. Ricordo il sole, all’uscita dal cinema, la desolazione di una Lyon ancora vuota, la passeggiata; ripensandoci ora quella giornata rappresenta bene la serenità con la quale vivevo quando non ero a casa. Mi sembra già tanto lontana la France, mi sembra sia passato tanto di quel tempo, ed invece…invece sono tre semplici settimane. Tre settimane nelle quali mi sembra di aver già perso tutta la dimestichezza con la lingua che avevo acquistato. Mi ero ripromesso di continuare a studiare ma non sono ancora riuscito a fare gli esercizi di fonetica che mi sono portato a casa, neppure a sistemare tutte le cose del corso che ho portato a casa; la certezza d’aver lavorato davvero poco m’è venuta rivedendo 8femmes in dvd e trovando tanta difficoltà a stare dietro alla recitazione della Huppert. Mi rimbocco le maniche.

 

 


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martedì, settembre 14, 2004

Shyamalan tocca il punto più basso della sua filmografia di successo. The village non ti lascia indifferenti, si rimane storditi dalle immagini; il grande lavoro di costruzione delle inquadrature è davvero ben fatto, assolutamente ipnotizzanti e accattivanti sono le scelte cromatiche e la geometria da quadro con cui gli attori sono disposti sul set. Le tre martellanti regole del trailer, non sono in realtà vera parte integrale della narrazione, ma risultano un semplice pretesto iniziale, subito dimenticate; troppi sono i vicoli ciechi della trama e incredibilmente irritante è il colpo di scena finale. Oltre ad essere poco originale, essendo stato già sfruttato almeno in un paio di serie televisive, appare unicamente pretenzioso e fastidioso, al film avrebbe giovato molto di più approfondire l’interessante discorso sull’amore in ogni sua forma, invece di cercare di stupire. Il film non ha la coerenza, la precisione e l’armonia dei tre film precedenti che rimangono, per me, tra i migliori degli ultimi anni. 1808Pth


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domenica, settembre 12, 2004

 

Ils se marièrent et ils eurent beaucoup d’enfants… è la frase con cui in francese terminano le favole ma anche il titolo della seconda pellicola diretta da Yvan Attal. Purtroppo non ho visto la prima (Ma femme est une actrice.) qui in Italia ma ho anche perso la possibilità di vederla in France abbinata alla seconda. Il tema di questa è molto simile a quello dell’ultimo lavoro di Ozon. Il fatto di vederle a poche ore di distanza ha avuto un effetto straniante, nonostante anche qui si affronti il tema della coppia e del tradimento lo si fa coi toni della commedia. L’aggettivo che mi  girato in testa durante la proiezione è stato solo uno:“mucciniano”. E’ stato difficile spiegare alle giapponesi cosa significasse ma è l’aggettivo adatto. Siamo su un livello di profondità leggermente maggiore rispetto ai film di Muccino, ma anche qui si usano continui movimenti di camera, canzoni emozionanti, per distrarre il pubblico dalla superficialità con cui tutto viene affrontato. Per il gioco delle coincidenze nel film c’è una scena molto simile ad una situazione vera che la sera precedente, al termine della proiezione di 5x2, Stéphane Freisa aveva raccontato di avere visto dal vivo. Una coppia ad un ristorante, mangiano ma per tutta la cena non si parlano e non si guardano neppure negli occhi. Neppure quando arriva il conto si parlano, uno dei due paga in silenzio. Ma all’uscita del ristorante si abbracciano, chi per tutto il tempo si fosse chiesto per quale motivo avessero litigato capisce la profondità del loro amore. 2808Emb

 


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domenica, settembre 12, 2004

 

La sera in cui ho visto l’ultimo film di Ozon, è stata per me una sera davvero particolare. In Italia, o almeno per la mia personale esperienza, non credo esistano molte anteprime aperte a tutto il pubblico in presenza anche di attori o registi disposti a parlare del loro film al termine della proiezione. Quindi non solo ho avuto la possibilità di vedere il film in anteprima anche rispetto ai francesi, ma per la prima volta ho visto dal vivo un regista che parla del suo film, non avendo bisogno di traduzioni per capirlo. Anche la pellicola aveva un sapore particolare, probabilmente unici italiani in sala, io ed una compagna di corso, capaci di capire, non tutto dei dialoghi in francese, ma alla perfezione i testi delle canzoni italiane utilizzate per sottolineare ciascuno dei cinque spaccati. Effetto straniante sentire i testi ironici ed ormai sorpassati, pensare ai cantanti, tutti riferimenti che i francesi non avevano, associati a scene incredibilmente dure. La pellicola è cruda e  pessimista, racconta fatti che non avrei avuto bisogno di vedere o ascoltare e mostra una relazione descrivendola focalizzandosi su tutte le incomprensioni. Neppure il tempo di rifletterci un attimo e François Ozon e Stéphane Freiss sono lì in sala pronti a parlare del loro lavoro. Le sorprese però non finiscono: se fossimo stati in Italia probabilmente nessuno sarebbe intervenuto ed invece dopo una breve risposta alla domanda che il “presentatore” rivolge ai due ospiti, c’è già una ragazza che alza la mano e compie una lucida analisi di quello che ha visto, io lo devo ancora metabolizzare, digerire e lei ha già tutto perfettamente chiaro e lo illustra con una precisione estrema. E dopo di lei piovono domande ed interventi, sempre abbastanza complessi e ben strutturati; in certi momenti sembra addirittura di essere finiti sul lettino dello psicoanalista c’è chi racconta della difficoltà di diventare padre chi accenna ad una violenza sessuale subita. Mi stupisco ma al tempo stesso mi sembra di focalizzare finalmente perché adoro i francesi. Il loro individualismo, il loro essere ognuno un mondo a parte. Ozon si trattiene a lungo c’è chi vuole sapere meglio di lui cosa racconta la sua pellicola. La cosa che più mi resta impressa e il sottolineare come nel primo momento è la donna a subire una violenza fisica, con l’uomo che si trova in un’evidente posizione dominante, ma è in realtà l’uomo quello che è psicologicamente in posizione di sudditanza rispetto alla sua ex moglie. Ed infine per la serie “gli etero hanno sempre le fette di salame sugli occhi” dopo una ventina di minuti che Ozon parlava, solo per aver detto che secondo lui il tradimento fa parte di una relazione perché ci fa capire quanto amiamo la persona con cui siamo fidanzati o sposati, la ragazza che era con me ha un lampo di genio e mi dice: “Secondo me lui è gay!”. Io ci rimango un po’ di sasso, avendo dato per scontato che lo sapesse, avendo dato per scontato che si fosse accorta delle numerose coppie omo presenti in sala, che spesso si muovono per film ad hoc. Ma è con la frase successiva che penso che è il caso di non discuterci più fino alla fine del corso: “Solo un gay potrebbe accettare il tradimento.”. Sarebbe valsa la pena dirle che io sono gay ed un tradimento non credo lo accetterei, sarebbe valsa la pena sprecare fiato con una persona di trenta anni che vive a Roma ma ha una ristrettezza mentale inaudita? Ed io che avevo pensato fino a quel momento che avesse capito che io ero gay, che ingenuo sono. 2708Pth

 


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sabato, settembre 11, 2004

 

Purtroppo di Hellboy non ho ancora letto neppure una tavola, mi è quindi impossibile giudicare l’aspetto, per me, più importante di questo genere di pellicole ovvero l’aderenza all’opera originale. A parte questo, il film è strapieno di disturbanti effetti digitali che stancano e nauseano già dalle prime inquadrature, forse per la loro realizzazione non eccelsa, forse per la loro evidente plasticosità. L’atmosfera generale da b-movie è ben lontana dai chiaroscuri e dall’estrema spigolosità delle tavole di Mignola che ho visto, togliendo così l’elemento che poteva far distinguere il film da mille altri. L’unico personaggio in grado di suscitare le simpatie del pubblico e dotato di un certo appeal è proprio il protagonista, anche se la trasposizione in forma umana limita enormemente la recitazione dell’attore e il make-up appare non perfettamente riuscito. Il resto dei personaggi fanno a gara per lo scettro del più banale, cito solo Rasputin che fa più paura in versione animata nell’Anastasia di Bluth. Il resto rispetta i canoni del blockbuster di serie b americano, senza inserire assolutamente nulla di memorabile. 1508Pth

 


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venerdì, settembre 10, 2004

 

Je suis un assassin. Spero che tra i pochi film francesi che verranno distribuiti in Italia non arrivi questo. Il film inizia con un delitto perfetto da compiere, sancito da un accordo stipulato tra un ricco scrittore senza più idee ed uno scrittore che non è mai riuscito a pubblicare nulla, ed è quindi un semplice insegnante a Marseille. Compiuto il delitto, il film piomba in una finta e apatica atmosfera d’autore totalmente inconsistente: ogni parola, movimento e comportamento dei personaggi è assurdo ed incoerente. Si cerca di stupire con le immagini rinunciando ad ogni minima verosimiglianza psicologica; in particolare la moglie dell’assassino è la summa di questo incomprensibile cambio di rotta del regista. Semplicemente un’occasione sprecata per un film che dopo un inizio promettente si accartoccia inesorabilmente su se stesso. 1408Cnp

 


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mercoledì, settembre 08, 2004

 

Un sequel che non riprende e, unicamente, amplifica gli elementi già presenti nell’episodio originale. Non difficile, grazie anche al quasi mezzo secolo di tavole a fumetti che costituiscono una solida base per costruire una sceneggiatura. Assolutamente brioso e ben girato, recitato splendidamente (Basta non fare troppo caso alla Dunst.) e diretto con tanto spirito d’inventiva quanto il primo. I duelli con il cattivo di turno sono un semplice contorno spettacolare alla maturazione di tutti i personaggi e al complesso intrecciarsi dei loro rapporti. Il vero protagonista è Peter ma il film resta ugualmente stupefacente. Di nuovo sul grande schermo ed in movimento quello che da bambino solo nella mia fantasia si muoveva. Sono troppo coinvolto per poterlo giudicare in maniera minimamente distaccata, ma sono rimasto di nuovo completamente inebetito, inebriato e meravigliato, fin da quando nei titoli di testa scorrono le splendide tavole del primo film, in realtà già da quando è apparto il marchio della Marvel avevo la bavetta alla bocca. L’unico aspetto che mi lascia in parte perplesso sono le tempistiche con cui tutte le vicende si sviluppano, nei comics ci sono voluti anni per vedere quello che si vede nel film ed è un vero peccato che centinaia di tavole e situazioni diventino solo pochi minuti sullo schermo. Ora attendo pazientemente che tutti i fili lasciati in sospeso siano ripresi nel terzo film. 0808Pth

 


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martedì, settembre 07, 2004

 

E’prevedibile dal solo trailer come il film sia fatto con pochi mezzi ma anche fatto di nulla. C’è tensione crescente e angoscia in alcune scene, su tutte il temporale notturno. Molto spesso invece la tensione è stemperata dalla regia che inquadra il mare, vero e unico protagonista del film. Nessuna trama e nessun copione; come il film possa essere “Tratto da una storia vera.” lo sanno solo i responsabili del marketing, la giusta dicitura dovrebbe essere “Molto liberamente ispirato ad una storia vera.”. 1408Nef

 


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lunedì, settembre 06, 2004

 

La Disney non è stata neppure di chiudere in maniera degna il suo ciclo di film in due dimensioni. Una cocente delusione, solo così posso sintetizzare il giudizio su Home on the range. Forse le aspettative erano troppo alte forse e quindi non ho apprezzato praticamente nulla. La storia è di una banalità e di una mediocrità sconfortanti, nessun guizzo nessuna sorpresa, nessun momento degno di nota. Animali che vorrebbero a tutti i costi risultare gradevoli al pubblico ma che in realtà non suscitano la minima simpatia, capaci di essere unicamente delle caricature di altri visti in innumerevoli altre produzioni. Il film fallisce soprattutto sull’aspetto da cui mi aspettavo di più, ovvero quello comico, è incapace di suscitare un minimo accenno di sorriso, se ho ben contato sono sette gli sceneggiatori complici di questo inutile disastro. 1008Pat

 


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domenica, settembre 05, 2004

 

2 sœur è il primo film orientale che ho avuto la possibilità di vedere al cinema in lingua originale sottotitolato, anche se chiamare cinema una sala grande come una stanza di una grande casa, in cui il film viene proiettato su un muro con misure dell’immagine inferiori agli schermi al plasma è forse troppo. L’assenza del solito ed irritante doppiaggio italiano viene sostituita dal dubbio che quei sintetici sottotitoli francesi mi facciano comprendere solo il significato ma perdere ogni sfumatura delle battute. La regia semplicemente poetica, e capace di tratteggiare in maniera precisa ogni elemento fisico dagli interni alla natura, dai costumi ai volti dei pochi protagonisti, resta soffocata da una storia che ripropone i drammi e le incomprensioni familiari già visti praticamente in tutti gli altri film orientali di genere usciti anche in Italia; stesso dicasi per la Sadako di turno. Forse il cinema orientale non riesce mai a toccarmi nel profondo, come quello italiano, o forse arrivano solamente dei prodotti molto simili tra loro che forniscono quindi una senso di eccessiva ripetitività di temi. 0708Cnp

 


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sabato, settembre 04, 2004

 

Un pezzo si prende qua un pezzo si rubo di là. Ormai i bluckbuster si costruiscono unicamente con un semplice découpage. Se fosse il primo film del genere che uno vede non sarebbe poi tanto male, il personaggio di Will Smith è tratteggiato in modo da apparire meno bidimensionale rispetto ai canoni classici, e la sua caratterizzazione è in parte davvero riuscita. Se però prima di finire in una sala che lo proietta si è già visto Metropolis o Blade Runner, ci si accorge di quanto tutto e semplicemente prevedibile, ipotesi che comunque avevo già preventivato. Infatti l’unico aspetto che mi ha davvero deluso è l’unica caratteristica che speravo mi coinvolgesse, invece, Proyas è prevedibile in tutto, solo nella sequenza d’azione finale si fa notare ma con un numero tale di virtuosismi capaci di scatenare unicamente una sesazione di fastidio. Perdonando tutto questo resta il divertimento che ancora riesce a suscitarmi questo genere di film, e la parziale commozione di alcune scene inserite solo per questo; senza dubbio ho preferito questo semplice e banale discorso sulla vita artificiale a quello prolisso ed incomprensibilmente verboso di A.I. 0408Nef

 


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giovedì, settembre 02, 2004

 

Les Choristes è un film che non assolutamente nulla di originale. Vederlo a Lyon, città da cui, come mi hanno raccontato, proviene l’intera corale che si vede nel film, vederlo cinque mesi dopo la sua uscita in una sala ancora piena di francesi di ogni età è la dimostrazione che il successo della pellicola deriva dalla capacità che ha avuto la pellicola di attirare unicamente con i buoni sentimenti il pubblico di ogni età. Mi hanno detto che la corale era in tour quest’estate in Giappone per una serie di concerti, che la colonna sonora ha raggiunto in France le 400.000 copie; si osa paragonare ad Amèlie nonostante il film non abbia nulla della magnifica pellicola di Jeunet. Oltre ad una storia banale che ricicla unicamente meccanismi classici (Cito solo L’attimo fuggente), ci si deve accontentare di una regia piatta e senza inventiva. Gli attori saranno adatti al film, ma questo non basta a nobilitare un film in cui le difficili scuole del dopoguerra sono ripulite con la candeggina per farle sembrare tanto gradevoli. In Italia dovrebbe arrivare in Ottobre. 0308Pth

 


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mercoledì, settembre 01, 2004

 

La 10eme chambre. Docu-film intieramente girato in tribunale del X arrondissement di Paris. In cui uno dopo l’altro vengono presentati numerosi processi introdotti da neri che li collocano semplicemente nel tempo. Nulli i movimenti di camera, giusto qualche passaggio da un viso all’altro, regia fatta unicamente di stacchi. Negli intenti del regista c’è forse fornire di emozioni e situazioni. C’è qualcosa di bizzarro, stranamente ridicolo nel vedere come ognuno di fronte alla legge si difenda innanzitutto negando le sue colpe, manipolando gli eventi secondo il proprio tornaconto personale. Le scuse sembrano spesso quelle puerili di un bambino che non ha fatto i compiti e si trovo di fronte i rimproveri della maestra. Limitante purtroppo è il mostrare come funziona la giustizia unicamente attraverso un unico giudice. Indubbiamente il film francese migliore visto in questo Agosto. 0108Cnp

 


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mercoledì, settembre 01, 2004

 

Il tuo abbraccio è l’ultima cosa che ricordo dell’Italia prima di ripartire. Il tuo abbraccio di stamattina forte ed avvolgente come sempre è stato il primo contatto con qualcuno dal vivo da quando sono tornato. Per me in mezzo c’è stato molto ma tu hai sempre la capacità di farmi riflettere su me stesso più di ogni altro, forse perché nessuno dei due rientra in nessuno schema ed ogni volta quello che ci diciamo è una sorpresa assoluta, forse perché a volte il mio equilibrio è davvero instabile. Se però per te è strano che io in un mese non abbia sentito il bisogno di fare sesso con nessuno, per me è strano che ogni volta che ci vediamo mi apri la porta di casa completamente nudo, anche nei film porno nei primi minuti sono vestiti.

 


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