Ile de France



giovedì, luglio 29, 2004

 

E’ proprio vero che quando il reale prende il sopravvento sul virtuale non c’è molto tempo da dedicare a te. In questo mese ti ho davvero trascurato, ho scritto poco e male, anche peggio del solito. In realtà di tempo ne avrei avuto, ma il tempo passato al pc lo utilizzavo per aggiornare in mail gli amici e chi voleva sapere di me, di come mi sentivo. Non è stato un mese facile, non avevo mai avuto problemi di salute e svegliarmi quella mattina con quel dolore allucinante e stato davvero angosciante, il fatto di non sapere a cosa fosse dovuto è stato l’aspetto peggiore, per una persona come me che si fa prendere subito dalla stupida agitazione. Beffardo il destino; credo non dimenticherò tanto in fetta il fatto che quando stavo per essere dimesso dal pronto soccorso, lassù a Como si laureava uno dei miei amici più cari. Ci sono state giornate che sembravano interminabili, forse poche giusto le due in cui sono stato male davvero e quelle di digiuno che ho mi hanno privato di ogni forza, il resto dei giorni e delle settimane sono volati via in fretta, senza che me ne rendessi davvero conto, ho dormito e riposato tanto, non lo facevo da molto. Il tempo è volato perché ogni giorno mi sembrava uguale al precedente, troppo sfibrato per fare qualsiasi cosa. Parte della colpa è dovuta sicuramente all’effetto dei farmaci, altra parte alla stress accumulato in giugno; mi svegliavo al mattino e dopo poco avevo già voglia di dormire. Speravo che questa settimana mi portasse un responso definitivo, come se la mia salute fosse una semplice equazione matematica da risolvere; in realtà non è stato così mi hanno assicurato che al momento non ci dovrebbero essere ulteriori problemi, ma ho, ogni tanto, un minimo fastidio al rene; magari dipende unicamente da fattori psicologici, ma non ho la certezza di nulla. Posso tornare alla mia vita normale, così mi ha detto il dottore, ma di certo ancora per un po’ sarò con la preoccupazione che il dolore possa tornare all’improvviso. Di sicuro diventerò, se non lo sono già, anche ipocondriaco.

In questo mese ho visto il mio dottore e l’ospedale più volte di quante non mi fosse capitato nel resto della mia vita, tra esami, prenotazioni, aggiornamenti e controlli. E’ stata dura perché ho la fobia di tutto questo, fare il primo esame del sangue a più di venticinque anni, senza guardare quelle terribili siringhe.

Parlando al telefono con un’amica l’altra sera mi sono accorto di quanto poco mi sia interessato agli altri, tutti mi hanno chiesto come andava, ma io ho  dato troppo per scontato che anche chi mi vuole bene non potesse avere problemi gravi tanto quanto i miei. Ho di sicuro fatto troppo la vittima, sperando di essere consolato da chiunque. Spero che a nessuno sia pesato più di tanto, immagino sia stato davvero difficile sopportarmi, sempre a vedere tutto negativo ad immaginare sempre per il peggio, costantemente depresso praticamente tutto il mese. Non che solitamente io sia molto diverso, ma sicuramente ogni aspetto negativo del mio carattere è stato accentuato. Ricevere sms, mail e telefonate, mi ha fatto sentire meno solo, ci sono, ma come ci saranno sempre, momenti in cui nessuno è stato a mia disposizione e quindi un sabato in cui ho toccato il punto più basso del mese. Ma non posso certo pretendere che la vita degli altri sia funzionale alle mie esigenze; non posso pretendere di non sentirmi solo se ricerco solo l’affetto di persone a cui non interesso. Ognuno a suo modo, ognuno con le sue parole, ognuno è stato importante, nessuno o quasi legge quello che scrivo su di te, ma li ringrazio tutti, sperando di poter fare altrettanto quando loro avranno bisogno di me.

Ho pensato ieri sera, prima di addormentarmi alle parole da scriverti, me ne sono girate tante in testa, ma, ora, più di così non riesco a dire; ora, mio blog, stai pensando che in Agosto non ti trascurerò che sarò qui a scriverti dopo ogni anteprima, ma in realtà non so neppure se riuscirò ad aggiornarti qualche volta, dato che non dovrei avere il mio pc tra le mani per qualche settimana; magari ne avrò un altro, ma anche su questo non ho alcuna certezza.

 


Inutilmente pensato da Jiro | 16:27 | commenti (7) | Torna su


lunedì, luglio 26, 2004

 

Promenons-nous dans les bois o, volendo usare la traduzione italiana del titolo,  Deep in the woods è un film davvero imbarazzante sotto ogni aspetto. Cinque attori sono ingaggiati per recitare la favola di Cappuccetto Rosso in una villa, ovviamente isolata, in mezzo ad un bosco. Il padrone di casa mostra fin da subito segni evidenti di squilibrio mentale, ma nessuno dei soliti giovani sprovveduti sembra farci caso. Un killer vestito da lupo, la cui identità è veramente scontata, inizierà a sfoltire il gruppo. Nel grande calderone il regista butta un po’ di tutto senza nessuna coerenza. Ambiguità sessuale; un poliziotto, che invece di mostrare un tesserino mostra una pistola qualsiasi, lo stesso poliziotto che sparisce non si sa dove per poi ricomparire non si sa perché; il bosco che è protagonista solo di una piccola sequenza. Semplicemente imbarazzante.

 


Inutilmente pensato da Jiro | 19:23 | commenti | Torna su


domenica, luglio 25, 2004

Ieri sera uscito dalla sala ero abbastanza soddisfatto del film visto ma tutti e proprio tutti vogliono farmi ricredere. La scelta di Timeline è stata un po’ una scelta per esclusione, purtroppo ormai da un mese non esce in sala qualcosa che mi interessi davvero, solito problema ogni anno; Luglio sta diventando un mese più fiacco perfino di Agosto, mese in cui almeno ci sono le anteprime, di film discutibili e di certo non memorabili ma almeno minimamente interessanti. Forse ha contribuito anche il fatto che fosse la prima uscita serale che potevo permettermi da quando sono stato male. Insomma non si spiega come mai io mi sia piacevolmente e sorprendentemente divertito. Non sono ancora riuscito a trovare qualche articolo che enumeri quali scene mancano al film rispetto al libro, solo pareri negativi che dicono che il libro è infinitamente migliore; non so se il mattone valga la pena di essere affrontato, con tutto quello in arretrato che devo ancora leggere. E’ vero che gli attori ce la mettono tutta per risultare il peggior cast dell’anno, probabilmente un gruppo di ortaggi sarebbe risultato più espressivo; è vero che non ci si spiega come mai i francesi medioevali parlino correttamente l’americano dei giorni nostri; si ride delle storielle d’amore, o forse per quelle ridevo solo io, sempre stupito da quanto semplice risulta l’amore nella finzione; poi le recensioni francesi si lamentano anche dell’accento del Quebec dei presunti soldati francesi, accento dovuto al fatto che il film sono stati costretti a girarlo proprio in Canada. Insomma di critiche da muovere al film ce ne sono infinite ma ogni tanto ma ieri non ho voluto pensarci e lasciare il cervello in macchina; nessuna intenzione però di rivedere il film per capire se fosse euforia momentanea.

 


Inutilmente pensato da Jiro | 20:02 | commenti | Torna su


domenica, luglio 18, 2004

 

La cosa più triste e al tempo stesso divertente di Darkness è sentire come ne parlano gli attori nelle interviste presenti sul dvd. Mi sembra assurdo che nessuno si sia accorto del pastrocchio nel quale si è cacciato, ovviamente certe informazioni si nascondono nelle interviste promozionali ma non si può neppure lodare l’originalità di un film che appare tanto sciatto e scontato, affermare che non è mai stato realizzato prima un film di tale portata è davvero insensato. Darkness ha ottimi momenti ma unicamente a livello visivo, sia per la regia, sia per la fotografia, su questo poggia però una storia imbarazzante per la sua inutilità, e per la lentezza con la quale è raccontata. Il cast molto buono, sottolineo la presenza della tanto adorata Lena Olin, non può nulla contro l’inconcludenza di determinate battute e situazioni. Troppo spesso si cerca di suscitare paura e tensione riuscendo solo a aumentare gli sbadigli e l’irritazione, quando nel finale qualcosa inizia a coinvolgere è davvero troppo tardi per un film che è ormai colato a picco. Il finale per quanto spiazzante resta sospeso nel vuoto, ai miei occhi poco comprensibile; di nuovo bellezza estetica fine a se stessa come negli incubi del serial killer del terribile The cell. Il rapporto tra genitori e figli che poteva rendere credibile il film, suscitare appeal per i personaggi, viene continuamente sovvertito, senza una coerenza logica; le presunte violenze sul piccolo di casa, il conflittuale rapporto tra madre e figlia, tutto sembra casuale e privo di ogni logica.

 

 


Inutilmente pensato da Jiro | 19:44 | commenti | Torna su


domenica, luglio 18, 2004

 

Non ho mai molto da dire sui film che vedo, come nella vita privata apro bocca davvero molto poco, quindi anche parlando di cinema mi limito, spesso, a poche scarne e confuse considerazioni, anche perché la maggior parte delle riflessioni, sui film che vedo, sono già state scritte in maniera più elegante e comprensibile in mille altri posti. Su Below c’è addirittura molto di meno da dire rispetto al solito. Il film non ha nulla da aggiungere oltre quello che ci viene mostrato; nessun significato nascosto semplice tensione dall’inizio alla fine. Fortunatamente ancora si riesce a interessare unicamente con la claustrofobia, l’oscurità, la mancanza di ossigeno e con l’ambiguità di tutti i personaggi. Di sicuro il film avrebbe meritato maggior attenzione al momento del lancio, penso solo al film sulla mummia che in questo fine settimana è uscito in sala e che non sarà di certo meritevole quanto Below. L’unica evidente debolezza è la caratterizzazione di molti membri dell’equipaggio, troppo simili a molti altri personaggi presenti in altrettanti film di genere. Incredibilmente appassionante una delle scene eliminate, presenti sul dvd, in cui un siluro si attiva sul sottomarino e deve essere espulso prima che esploda e l’evidente citazione di Pitch Black che è stato realizzato dalla stesso regista.

 


Inutilmente pensato da Jiro | 11:57 | commenti | Torna su


sabato, luglio 17, 2004

 

Il fatto di dover passare in casa, a riposo, una domenica di Luglio può avere almeno qualche vantaggio. La scorsa settimana infatti la televisione mi ha regalato Monsieur Verdoux. Si, è vero me lo sono dovuto vedere interrotto da due interminabili televendite sugli elettrostimolatori e dal resto della pubblicità, ma finalmente sono riuscito a vederlo. Innegabile il fatto che mi abbia colpito tanto quanto fece Il grande dittatore anni fa; Chaplin opera un’analisi tanto lucida e attuale della nostra società e delle sue ipocrisie. Può forse apparire datato lo stile narrativo, ad esempio la sequenza finale che esplicita il messaggio del film, appare troppo slegata dal resto; tutto il resto funziona ancora alla perfezione. Domani purtroppo non sono altrettanto fortunato, devo stare ancora a riposo, ma la televisione non mi fa nessun regalo.

 


Inutilmente pensato da Jiro | 19:33 | commenti | Torna su


giovedì, luglio 15, 2004

Domani. Domani lo scrivo. Domani starò un pochino meglio e accendo il pc. Davvero domani lo faccio. Se aspetto ancora RaiDue finisce le puntate inedite, stasera si arriva già a metà della terza stagione, è io sono ancora qui. Alias è sicuramente la mia serie televisiva preferita tra quelle prodotte negli ultimi anni. Partiamo dal difetto più evidente ovvero le ambientazioni: la serie porta i personaggi in giro per tutto il mondo ma deve ovviamente essere girata tutta in un unico posto; le città che conosco, viste nel serial, come Milano, Vienna, Parigi, Nizza o Marsiglia sono quindi apparse totalmente diverse dalla realtà. Un club a Milano in cui il 90% dei clienti era di colore; Nizza con un porto industriale gigantesco; Vienna con semafori tipicamente americani. Tutto il resto è, però, assolutamente ipnotizzante. La recitazione di tutto il cast è ben al di sopra delle serie televisive medie; in particolare la presenza di Lena Olin nel ruolo della spy-mamma col suo costante e ambiguo sorriso ha reso la seconda stagione la migliore fino ad ora prodotta. Un vero peccato l’esorbitante richiesta di denaro che ha fatto per ritornare nella terza stagione, poiché il serial non è certo tra i più visti, hanno dovuto far “scomparire” il suo magnetico personaggio. La scelta delle musiche, la fotografia e la regia, il generale tono concitato, tutto contribuisce a trasformare Alias in una specie di droga dalla quale non si riesce a disintossicarsi. La programmazione di Italiana sta, purtroppo, bruciando tutto troppo in fretta, appena il tempo a chiedersi come sarà risolta una situazione che già ci troviamo tutto davanti agli occhi. Unica serie, infine, i cui cofanetti costano quanto un singolo dvd di un film, in cui sono impedibile in lingua originale le scene ambientate in Italia.


Inutilmente pensato da Jiro | 11:37 | commenti | Torna su