Ile de France



mercoledì, giugno 30, 2004

Ieri è finita anche in Italia la programmazione di Futurama, con la trasmissione di The Devils Hands Are Idle Playthinghs, ultimo episodio prodotto, credo ormai più di due anni fa e trasmesso su Fox Usa lo scorso Agosto. In verità in Italia non è stato ancora trasmesso il secondo episodio con argomento natalizio, forse troppo violento, anche negli Usa fu trasmesso unicamente alle 21.30; al contrario della normale programmazione: ogni domenica alle 19. Futurama mi coinvolse fin da subito, da quella prima serata in cui passarono i primi due episodi su Italia1; serie più matura rispetto a The Simposons, Fry, il protagonista, ha circa 28 anni, non ci sono bambini in giro, e battute a sfondo sessuale sono molto più presenti. Fin dalle prime puntate viene mostrata questa differenza, Leela finisce a letto con Zapp già nella quarta puntata, quando molti la vorrebbero veder finire tra le braccia di Fry. Col passare degli episodi vengono definiti meglio i caratteri di tutti i protagonisti, che formano un nucleo ben amalgamato; il mio preferito è senza dubbio il Doctor Zoidberg, che avrei tanto voluto vedere vero protagonista di molti più episodi. Oltre che una certa continuity, assente totalmente in The Simpsons, è la fantascienza come argomento principale ad avermi fatto preferire questa sfortunata serie. Fortemente voluta da Matt Groening è stata programmata in maniera semplicemente bizzarra su Fox, non rispettando la continuity e venendo sempre trasmessa col singhiozzo per fare posto al football. Di questo ultimo ciclo di puntate voglio ricordare uno dei momenti più commoventi ovvero il finale di Jurassic Bark. Speriamo che siano false le voci che danno come non previste l’uscita delle ultime due stagioni di produzione in dvd sul mercato italiano col nostro doppiaggio.


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lunedì, giugno 28, 2004

 

Un film uscito di programmazione in sette giorni, uscito in sala senza promozione, in un numero di copie esiguo, un film che non lascia nulla se non le stupide risate che mi sono fatto per quasi tutta la durata. Script che consiste in un semplice accostamento di scene e situazioni surreali e divertenti, anche nel Grich c’era qualcosa di più complesso. Mike Myers risulta più cementificata sotto i chili di trucco di quanto non fosse Jim Carrey, assolutamente poco espressivo; i due bambini appaiono irritanti forse unicamente a causa del pessimo doppiaggio; per fortuna che un Baldwin qualsiasi dimostra come ci si possa divertire e far divertire recitando in questi film. La messa in scena risulta poco convincente  già datata o superata in molti punti, alcuni effetti speciali sono realizzati in economia, ma per altri l’uso dei colori risulta adatto alla storia. Un film che assicura solo qualche risata a chi aveva apprezzato anche Il Grinch.

 


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sabato, giugno 26, 2004

 

Un flebile rumore ed hai già gli occhi aperti, ti guardi intorno tutto è silenzioso ma tu sei già sveglio, saranno al massimo le sei, hai fatto tardi ma sei già lucido. Un dolore allo stomaco lo stesso, lo stesso di sempre, pensi, ma è solo un mese che ce l’hai. Quanto manca, quanto puoi aspettare prima di alzarti, sai che non riprenderai più sonno, sai che la tua mente va di nuovo a ragionare su fatti sui quali non dovrebbe. Finalmente ti decidi e sei in bagno. Ti spogli per la doccia, non ti guardi spesso perché provi fastidio per quello che sei fisicamente. Oggi presti più attenzione, le parole che ti hanno detto ieri ti hanno scosso. Dove andrai a finire, quanto ancora vuoi dimagrire, quanto ancora puoi dimagrire. Mangi, certo che mangi, sei spesso nauseato e svogliato ma qualcosa riesci ancora a ingoiarla. Nulla di quello che inghiotti ormai ti suscita il minimo piacere, ma mangi ancora. Finita la doccia lo specchio, sempre tu sempre quella faccia con ogni giorno una ruga in più e molti capelli in meno. Gli occhi stanchi, sei già stanco, ti sei svegliato da mezz’ora ma non ne puoi già più. Lo stomaco ti fa ancora male, la colazione è sempre stata un piacere un dolce insieme ad una spremuta, ora è peggio di una medicina da inghiottire con fatica. Ed ora non c’è altro di organizzato ed inizi a pensare a come fare, al perché non trovi nulla e al perché non c’è nessuno che metta le tende nella tua vita. Affrontare seriamente un problema alla volta no fa per te; meglio averne in testa due e non fare nulla per risolverli. Non sei arrivato a metà mattinata che sei già distrutto, pensi che comunque trovare qualcosa da fare sarebbe solamente una ulteriore distrazione ad un problema focale, l’altro problema. Non avrai mai quello che vuoi davvero perché neppure tu lo sai quello che davvero vuoi. Vuoi compagnia quando sei solo e restare solo quando sei in compagnia, vuoi qualcuno che ti chiami quando stai male ma pensi che nessuno sia in grado di capire minimamente quanto sei complicato. Arriva l’ora del pranzo, forse ti sentiresti meno attorniato da estranei se mangiassi un bar qualunque, a Milano come Paris; invece ci sono sempre loro uno o due a seconda delle giornate, persone con le quali non hai nulla a che spartire e con le quali hai ormai rinunciato da tempo ad avere una relazione. Non hai più forza per obbiettare, tanto sai che domani sarà come oggi, sempre lo stesso giorno per loro un giorno in più per te. Sempre le stesse idee antiquate e razziste. Ti ripeti come mai hai scelto questa strada, se potessi saresti già lontano dalla tua prigione, ma non puoi, non tutti vincono alla lotteria non tutti hanno quanto la società richiede. E’ pomeriggio altra giornata da inventare, hai tentato in tutti i modi che ti sono venuti in testa, provi ormai da tempo ma non succede nulla. Ti chiedi se valga la pena sprecare ancora del tempo. Prendi un libro ma non riesci a concentrarti, tutto torna lì a quello oppure ad altro ma il dolore allo stomaco resta. Accendi la televisione ma non riesci a vedere un dvd per più di un paio di minuti. Provi a dormire, quanto passa un’ora? No al massimo saranno venti minuti e sei già li con il tuo dolore allo stomaco, con quella insoddisfazione costante. Ma perché non ti svegli e non ti decidi a fare qualcosa? Sei tu l’artefice del tuo futuro, o no? Ti sembra semplice a tutti sembra semplice, anche a me la vita degli altri sembra semplice, che problemi vuoi che abbia qualcuno che lavora quattordici ore al giorno, tanto vive lontano dai suoi, tanto ha uno stipendio che gli permette di andare dove vuole, tanto è attorniato da centinaia di persone, che problemi vuoi che abbia chi alla tua età si è già sposato ed ha già dei figli, tanto non deve rendere conto a nessuno, tanto può parcheggiare i figli dai nonni appena vuole. Hai le mani ammanettate, non hai un lavoro, non hai una macchina, non una casa al mare o in collina, non hai mai avuto nessuno per te quando stavi male ed ora pensi che non lo avrai mai, come se la tua vita debba per forza essere uguale per sempre. Si avvicina l’ora di cena hai qualcosa da scrivere a qualcuno, ti senti davvero il carcerato che nella mezz’ora d’aria ha finalmente qualche contatto con il mondo esterno. Spesso sono proprio questi contatti, parole dette da qualcuno con affetto, che a te sembra sempre assolutamente immotivato, a farti spuntare il primo sorriso della giornata, altre volte c’è un evento inatteso, l’imprevisto che aveva già in parte cambiato il tuo umore in precedenza, ma in percentuale quante volte accade? Invidi la vita di qualcun altro, ma davvero la vorresti, ti appare tanto bella perché non la vivi, ti appare tanto luminosa perché dimentichi i sacrifici che l’hanno portato lì, dimentichi quanto ha sofferto, di sicuro molto più di te. La cena è la replica del pranzo, magari con qualche domanda in più, magari con qualche silenzio in più, la sostanza non cambia; sei un estraneo e lo sarai sempre più. Dopo cena cosa puoi inventarti quando hai sprecato la tuia giornata non facendo nulla, hai ancora il dolore allo stomaco, in più arriva il momento delle recriminazioni ti chiedi cosa avresti potuto fare e non hai fatto. Dormi o meglio vorresti dormire, ma non ci riesci e continui a rimuginare.

 

A me però piacerebbe poterti essere utile, fare qualcosa per te, esserci quando tu vorresti, essere capace di prevedere di cosa hai davvero bisogno, farti sorridere quando un sorriso ti cambierebbe la giornata. Vorrei avere la presunzione di dirti che ti aiuterò. Quando lo dicono a me reagisco con violenza, come se nessuno si possa permettere di introdursi nella mia proprietà. Tu non lo puoi sapere ma le cose che ti scrissi non le ho mai dette a nessuno, non ho mai svelato tanto in profondità i miei sentimenti per qualcuno, fossero d’amicizia o d’amore. Tu avrai dato per scontato che per me è facile essere così prolisso e profondo con tutti; avrai dato per scontato che sia uno dei tanti che vuole prenderti strofinarti un po’ e poi buttarti via. Se te lo dico io che non è così non conta nulla, spero tu lo capisca da solo. Cerca di uscire, almeno stasera.

 


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venerdì, giugno 25, 2004

 

La vita che scorre davanti ai miei occhi nei biopic o nelle pellicole autobiografiche, sembra sempre più piena, più interessante e più vita della mia stessa vita. E’ evidente che è depurata da tutti i momenti morti e poco interessanti, forse anche la mia sul grande schermo diventerebbe interessante agli occhi di qualcun altro, nonostante non penso di aver mai fatto nulla di tanto importante da lasciare un segno indelebile nella vita di qualcuno. La materia da raccontare in questo film è davvero smisurata, al presente si mescolano visioni e i ricordi del vissuto in Italia, oltre a momenti di smarrimento per questo giustapporsi di sequenze, si resta ugualmente disorientati da determinate scelte; alcune situazioni sembrano girare a vuoto invece di arricchire la complicata figura di Federica. Le differenze con la realtà sono molte, per ammissione della stesa regista, dalle più evidenti (La professione di Federica che nel film ha la passione per la scrittura mentre nella realtà probabilmente Valeria aspirava a diventare attrice) a quelle che possono essere solo supposte, differenze che in me stimolano la voglia di sapere cosa sia davvero avvenuto e quali scene siano unicamente frutto della finzione. Indefinibile la versione italiana del film, in cui parte dei dialoghi francesi rimane in lingua originale, quelli che in originale erano in italiano restano in italiano, ma altra parte, dei dialoghi francesi, scelta, non si capisce con che criterio, è stata doppiata in maniera semplicemente fastidiosa e irritante.

 


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mercoledì, giugno 23, 2004

 

Avevo in mente di parlarti un po oggi, ma ho consumato tutte le parole nelle mail...sarà per la prossima volta.

 


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domenica, giugno 20, 2004

 

Un groviglio di pensieri e di emozioni, difficili da dipanare e da razionalizzare. Giorni passati in giro come una trottola, ogni nuovo pezzo, difficilmente recuperato, dà al quadro generale un aspetto totalmente diverso. Spero la strada diventi sempre più chiara ai miei occhi o almeno di riuscire ad arrivare ad escludere alcune di queste strade; sarò capace di non ritrovarmi ogni giorno con l’acqua che mi scivola via tra le mani. Settimane nelle quali non ho avuto né la forza d’animo né il tempo di riguardare neppure un dvd, per fortuna che al cinema è uscito qualcosa d’interessante solo lo scorso fine settimana e spero ci rimanga almeno qualche giorno, visto che come sempre dovrò andare fino a Milano per vedere un film.

Almeno sono riuscito a non sentirmi solo ma sostenuto e apprezzato, fuori dalle sbarre di questa prigione casalinga. Ieri sera, nonostante l’impressione di trovarsi nella piazza o nella via sbagliata all’ora sbagliata, Milano era insolitamente una città diversa da come la vedo sempre, sembrava quasi affascinante. Eccessivamente alto il tasso alcolico, mi sentivo davvero parte di un'esigua minoranza, e mi chiedevo come mai si parla di recessione economica quando tutti hanno la possibilità di ubriacarsi; impossibile capire da quale oscuro luogo provenissero molte delle persone che giravano più spaesate di me. Ancora frastornato e confuso spero solo che le risate di ieri mi sostengano nelle nuove ed imprevedibili difficoltà che si materializzeranno già da domani.

 


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domenica, giugno 06, 2004

 

Come sempre, quando qualcosa mi piace, per di più in maniera inaspettata, è difficile ricercare le vere motivazioni, ed i perché, resta di fatto che, davvero a sorpresa, The day after tomorrow mi ha rapito, rivelandosi tra i migliori o forse il migliore block-buster della stagione. Nessuno degli articoli della stampa che hanno fatto salire alle stelle l’attenzione del pubblico è stato davvero esaustivo o approfondito sulle tematiche che affronta il film. Lo stesso film è molto più superficiale degli articoli stessi, il rovesciamento climatico è un semplice pretesto per ambientare un film d’azione tra i ghiacci, su questo sfondo si muovono i soliti personaggi bidimensionali che potrebbero descrivere il loro carattere con un’unica parola. Le loro storie hanno come unica funzione quella di fare da collante tra le varie scene spettacolari e da primordiale contorno agli effetti speciali. Il mio personale coinvolgimento deriva dalle stesse tematiche ecologiche, in parte vicine ai miei studi e comunque molto attinenti ad un interesse personale. Difficile individuare quale sia la molla che ti tiene attento e partecipe in un film così tanto pieno di retorica patriottica, capace sì di ridurre ad un ghiacciaio gli interi Stati Uniti, ma di propinare un finale in cui gli americani hanno il sorriso sulle labbra, il sorriso di un popolo vincente nonostante tutto. Mi auguro unicamente che possa sensibilizzare almeno una minima percentuale del pubblico sul rispetto e la tutela dell’ambiente.

 


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venerdì, giugno 04, 2004

Non credo che qualcuno che abbia letto e amato i libri di Harry Potter possa essere totalmente rapito dai film. Mancherà sempre un passaggio, una sfumatura, anche un intero capitolo da cui si era stati incredibilmente attratti e che non c’è nel film. Il primo capitolo l’avevo trovato davvero brutto, forse perché realizzato in fretta, vedere così mal realizzate soprattutto le scene spettacolari, tanto diverse da quelle che avevo in testa era stata una sofferenza. Il secondo non l’ho visto. Venendo al terzo, ero sicuro che ne sarei stato in parte deluso ma non si poteva rifiutare di andare al cinema con una compagnia così bella. Mancano anche qui molte, troppe cose, Lupin e Sirius sono completamente diversi soprattutto dal punto di vista anagrafico da come sono nei libri. Di buono c’è una buona regia che sa accattivare l’attenzione e poco altro. Tutto secondo le previsioni.


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mercoledì, giugno 02, 2004

 

Troie in francese si pronuncia alla stessa maniera di trois (3), ma non riesco a trovarle tre buone ragioni per vedere il film. Troy mi ha deluso davvero sotto ogni aspetto. La veridicità storica, la minima fedeltà della ricostruzione che credo siano richieste base, sono annullate dalle prime inquadrature. I vestiti sono perfettamente puliti e ben cuciti, armature tirate a lucido; con queste premesse tanto valeva ambientare il film un mondo alternativo, in un furto post-atomico, ovunque tranne che nell’antica Grecia. Appena appare, Achille, nudo, con la pelle ricoperta da oli profumati, lucidalabbra trasparente e ombretto, capelli pettinati col gel, da l’illusione allo spettatore di essere finito nel nuovo spot de La compagnia delle Indie. Superata la diffidenza e assuefatti a queste assurdità si inizia a provare fastidio anche per i restanti elementi. Lo sbarco del T-Day è girato con profusione di effetti speciali per dare l’idea dell’immensità dei mezzi e degli uomini, mezzi e uomini che però aumentano o diminuiscono a seconda della scena di battaglia creando un effetto di assoluta e fastidiosa irrealtà. Anche la regia non aiuta, confusa e frammentaria nelle scene di battaglia, genera così nausea e confusione ma resta statica e soapoperistica nelle scene di dialogo alle quali si dovrebbe dare un determinato ritmo. Stesse scene di dialogo che non sanno essere convincenti per colpa dei capelli cotonati degli attori, delle battute pronunciate come in un feuilleton, a causa delle attrici estratte a caso in una sfilata di moda. La maggiore delusione arriva però dalla totale mancanza d’originalità del racconto, dall’assenza di una connotazione autoriale precisa, stesso difetto di Lord of the rings; echi visivi presi da questo ultimo echi musicali derivati dalla new-age di Gladiator, ma cos’è unicamente di Troy?

 


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