Ile de France
domenica, maggio 30, 2004
Tutta la stampa è unanime: ”[The day after tomorrow è] il miglior film di Roland Emmerich.”.
Così si legge accanto alla locandina del film pubblicata sul Corriere; e così l’altra sera prima della visione di questo nuovo capolavoro ho pensato che fosse il caso di ripassare l’unico altro film dello stesso regista che io abbia mai visto. Il dvd di Stargate giaceva ormai impolverato da più di un anno nell’armadio, e del film ricordavo davvero poco: su tutto la presenza dell’attore che aveva fatto il travestito nel film di Neil Jordan e che poi è sparito nel nulla. Il film inizia ed io sono pieno di buone intenzioni anche se, già dalla prima scena, nella recitazione di Spader non c’è proprio nulla di buono: voce piatta priva di partecipazione e faccia da ebete costante, che di sicuro traspariva già dalla versione doppiata del film ma che assolutamente non ricordavo. Gli effetti speciali e la fotografia a meno di dieci anni di distanza appaiono già completamente sorpassati e datati. La trama che ricordavo lineare mi è sembrata oltremodo oscura, complice i tre o quattro momenti di sonno che mi hanno colpito durante la visione. Insomma un completo disastro rispetto al ricordo che avevo, gli altri film del regista non mi hanno preso per più di cinque minuti ciascuno, forse è il caso di aspettare qualche commento prima di vedere il nuovo film.
Promemoria: Ricordarsi di vendere il dvd.
giovedì, maggio 27, 2004
Questa settimana mi sono sentito vittima di una vera e propria reazione a catena. Lunedì mattina con un piccolo colpetto ho fatto cadere inavvertitamente il primo pezzettino tipo quelli del domino che ha determinato la successiva di tutti i pezzi successivi che raffiguravano la mia faccia, lentamente ma inesorabilmente. Tutto perché il giornale che ho letto, riportava gli orari sbagliati per Troy. Da lì sono arrivato al cinema, convinto di poter ridere dopo l’estenuante giornata, ma sono rimasto deluso e senza la possibilità di fermarmi per lo spettacolo successivo. Innervosito, da buon lunatico quale sono, arrivo a casa e, mi trovo una mail che mi convince sempre di più di quanto altro sia il numero di persone che pensano di valutare i rapporti umani unicamente in termini di tornaconto personale. Con la speranza che martedì fosse una giornata migliore passo in biblioteca per prendere qualcosa di nuovo da leggere; però la trovo, senza preavviso, chiusa. Fantastico anche il secondo giorno della settimana inizia magnificamente, cercando di mantenere la calma torna a casa ma la giornata è guastata ugualmente. Mi ha così assalito una noia ed un sentimento di stanca e oppressione crescente, incapace di capire se stia facendo abbastanza sforzi per cercare di ottenere quello che voglio o se stia in attesa alla finestra che passi il mio treno con la faccia da ebete. Altro motivo che mi crea un certo fastidio è l’incertezza sul fatto che questa estate possa o meno ritornare in France. Credo che mi basti davvero poco per ristabilire il Ph umorale neutro, spero che la seconda visione di Casomai, questa sera, mi faccia bene tanto quanto m’aveva fatto vederlo la prima volta.
Nota a margine: l’altra sera nella serie di recuperi sono riuscito a vedere America oggi, capendo così, a distanza di anni dalla visione di Magnolia, quanto il film di Andersons sia debitore a quello di Altman, con le ovvie debite proporzioni a partire dai rapporti presi in esame. Da una parte ci sono, soprattutto, quelli di relazione tra genitori e figli e dall’altra quella tra uomini e donne; in maniera molto riduttiva e semplicistica.
sabato, maggio 22, 2004
A blog apart. Leggevo ieri sul Corriere del Blogrodeo, una specie di concorso o gara per bloggers che scrivono bene, il primo pensiero è stato per fortuna che io scrivo male. Il secondo che mi è venuto è stato che il mondo dei bloggers milanesi sembra essere diventata una specie d’elite inaccessibile, e per fortuna che io vivo in provincia. Aperitivi al Movida sembrano essere l’aspirazione massima, solo ieri sera per caso a Milano sui Navigli ho scoperto dove sia questo posto, detesto gli aperitivi e ciò che rappresentano ovvero un momento della chiacchiera futile ed inutile. Gli interventi dei bloggers sottolineavano come su un blog si scrive perché si vuole essere letti, per fortuna che io ho iniziato scrivendo solo ed esclusivamente per me, cercando di mettere su monitor la confusione che ho in testa in modo da poterne fare un po’ di chiarezza, partendo dal cinema e andando quasi subito a finire nel privato. Altre parole e commenti che mi hanno fatto nuovamente ritornare a pensare a quanto io sia sempre al di fuori di ogni schema in goni circostanza e situazione, per fortuna.
Segnalazione: Domani sera in televisione ripassa Cube, io spero che Cypher, sempre di Natali esca presto a noleggio in dvd, dato il fulmineo passaggio nelle sale. A Milano non è uscito ed in provincia è uscito unicamente nei multisala che stanno ad est di Milano, inutile sottolineare che io vivo ad ovest. Inutile anche dilungarsi sui soliti problemi di distribuzione, con l’uscita di Mission: Impossibile 2, sarebbe dovuto cambiare tutto, invece, ad anni di distanza, è sempre la solita storia, con film che escono nella seconda città italiana solo per sette giorni oppure non vi escono neppure. Cypher sarà anche un brutto film, non degno di pubblicità o promozione ma allora meglio risparmiare sulla stampa delle pellicole pochissime pellicole e puntare su una campagna più massaccia per l’uscita in home-video.
martedì, maggio 18, 2004
La scorsa settimana di fronte ai miei occhi si è aperto un nuovo mondo, con il proverbiale ritardo, ho scoperto che anche il mio sistema bibliotecario comunale ha un catalogo di vhs disponibili per gli utenti. Non si tratta di un catalogo vastissimo ma mi ha permesso e mi permetterà di recuperare qualche film più antico che non ho mai visto e che altrimenti dovrei inseguire con registrazioni nel cuore della notte. E’ così che ho visto per la prima volta il Dracula con Bela Lugosi; per chi come me adora il film di Tim Burton è stato come vedere qualcosa di cui si sapeva già molto in partenza e un film in cui recita un attore per cui provi un affetto particolare. Ho scoperto così quanto nei film recenti ci siano omaggi o citazioni a/di questo capolavoro. In più punti viene da sorridere piuttosto che da tremare: vedendo i set, i tempi della recitazione, i pipistrelli di gomma, le inquadrature del volto di Lugosi con quella particolare illuminazione. Il ritmo è repentino e tutti i particolari più crudi e truculenti, ampliamente mostrati e spettacolarizzati nei film attuali, sono assenti; così come in The mummy di Kaloff che vidi qualche anno fa. Bisognerebbe consigliarlo, ma non credo proprio ce ne sia assolutamente bisogno.
lunedì, maggio 17, 2004
E’ dal momento in cui sono uscito dal cinema che avevo voglia di scriverlo: Phone è un film telefonato.
domenica, maggio 16, 2004
Sul tuo comodino quel libro, chissà come me ne sono ricordato solo quando l’ho finito che era proprio quello che stringevo oggi tra le mani. Quella sera me ne avevi accennato, dicevi che raccontava la storia di un obiettore e del suo amore omosessuale, ma il libro per me è altra cosa. E’ proprio vero che ogni cosa cambia a seconda di chi la guarda, altro che libro su una relazione omosessuale Fermati tanto così racconta un’esperienza simile a quella che ho vissuto io durante il servizio civile. Sono passati già due anni, i nomi degli utenti che mi stavano meno simpatici iniziano a sparire nella mia testa, ma l’anima all’interno di quel C.S.E. non sarà cambiata le stesse parole ripetute all’infinito dagli psicotici, le stesse usanze, le stesse convenzioni; il contorno sarà cambiato qualche educatore nuovo sarà arrivato, qualcun’altra sarà a casa in maternità, di obiettori dopo di me chissà quanti ne saranno passati, migliori o peggiori ma spero tutti abbiano provato quello che io ho sentito in quei dieci mesi. Tutto un mondo a pochi chilometri da casa che potrei tornare a ritrovare, ma quando abbandoni la struttura nulla è più come prima, tanto in fretta gli utenti hanno iniziato ad apprezzarti ed a amarti e tanto in fretta il loro amore puro e sincero si è spostato su qualcun altro. In quei dieci mesi ho capito che forse potevo conoscere qualche omosessuale come me; accettata a sufficienza la mia condizione molto ma molto ingenuamente pensavo che il numero di totale di omosessuali in Italia non fosse superiore alla decina, ma se anche una persona con un handicap mentale poteva avere vicino qualcuno come lei, per quale motivo non potevo io? Un mese prima di finire la mia prima mail.
mercoledì, maggio 12, 2004
Dopo Mezzanotte è la conferma che il cinema italiano non ha assolutamente nulla da comunicarmi. Il film vive unicamente attraverso i suoi protagonisti e luoghi di una Torino insolita, come la stessa voce narrante ci spinge a capire. La trama è stupidamente banale, raccontata in maniera pretenziosa e condita da situazioni ma soprattutto battute modaiole; la voce fuori campo sottolinea tutto in maniera prolissa, molto spesso inutile ma soprattutto è irritante e solo in un paio di occasione spinge lo spettatore a riflettere e a interrogarsi su quello che sta vedendo. L’unico elemento di attrattiva è la messa in scena che è un spot al Museo del cinema di Torino ed una dichiarazione d’amore del regista per l’idea di cinema dei fratelli Lumiere e per il cinema muto. Alla lunga comunque prevale la ripetitività anche per ii montaggio e musiche. Chiudono il quadro almeno due attori che non riescono ad essere per nulla credibili nei personaggi che interpretano.
martedì, maggio 11, 2004
Partendo dalla fine. La seconda parte del film è un classico polar: un colpo impossibile in cui tutto o quasi va storto, chi sopravviverà, chi verrà catturato? Classica la regia e sicuramente poco inventiva, ma ottimi ed azzeccati tutti gli attori. La prima parte è più personale, si riconosce la mano di Klapisch ed è anche meno convenzionale. Proprio all’inizio l’introduzione dei personaggi permette di sfaccettarli e caratterizzarli in maniera non eccessivamente stereotipata. L’elemento nuovo e di disturbo è una cameraman, che piomba al centro di una banda ben affiatata. Il film segna anche la sua crescita e la sua trasformazione; l’ingenua e timorosa fanciulla si trasforma in un’assassina fredda e calcolatrice, più esperta di tutti i suoi compagni. Perfette le musiche che sottolineano a dovere ogni momento. Un film di genere che mantiene alla perfezione le aspettative, che si chiude con un diavolo in paradiso. Inutile ricercare significati nascosti o apprezzare l’idea che la felicità si raggiunga tanto facilmente e senza nessuna conseguenza.
domenica, maggio 09, 2004
Bianco e nero; una folla impazzita ed un mulino in fiamme; cosa sta succedendo sono forse tornato indietro nel tempo? Oppure sono al Lumiere per una retrospettiva su While? No, forse no, arriva il colore e la solita Paris americana. Fatta da quattro case disposte attorno alla Tour Eiffel che risulta così visibile in ogni inquadratura. Un attimo ancora e mi accorgo di essere ripiombato in un incubo che non avrà mai fine; la caccia a Mister Hyde: sono finito di nuovo a vedere The league of extraordinay gentlemen; beh è passato qualche mese nessun americano avrà notato la somiglianza. Ed ora cosa succede siamo nel sottosuolo del Vaticano, cosa sono quegli strani marchingegni? Uff non mi sono mai piaciuti i film di 007. Ma la lotta contro i Lycan di Underworld non era finita? Ma perché Selene non è più pallida come prima, dove ha trovato tutto quel fondotinta? E questi scorci di natura incontaminata? Non sarò di nuovo ripiombato nella soporifera saga tolkeniana! Ma cosa ci fa Renato Zero con quel fermaglio fra i capelli, ma soprattutto perché ha quei canini e dice a tutti di essere Dracula? Ma anche questi particolari: le spose di Dracula che si muovono all’indietro, il viaggio descritto attraverso la cartina della Transivania, ma Coppola non ha realizzato un magistrale film con queste scelte visive? Ma questi salti nel vuoto, con corde che sembrano liane, mi sembra quasi che tra poco vedrò spuntare Cita, o forse il protezionista a mandato la pellicola in loop e rivediamo le stesse scene. E i bozzoli di Alien e l’inseguimento in diligenza da film western e The birds? Beh ma gli attori li hanno reclutati ad una recita parrocchiale? E Hug Jackman quanti giorni di riprese ha fatto se la sua faccia ha sempre la stessa espressione in ogni inquadratura? Oh! I titoli di coda chiariscono almeno quale film ho visto.
lunedì, maggio 03, 2004
Sei piedi sotto. In realtà Six feet under riesce difficilmente a mettere in fila sei piedi nella stessa direzione. Gli episodi trasmessi da Italia1 sono abbondantemente più di metà della prima stagione, ma non sono ancora riuscito a farmi un’idea precisa di questo serial, un’idea che non venga smentita o modificata dalla visione dell’episodio successivo. Fortunatamente la morte che apre ogni episodio, non è sempre al centro di quello che si vede poi, altrimenti mi sarei trovato a vedere un clone di Csi, che, purtroppo, dopo poche puntate annoia e stanca per il persistente senso di ripetitività che ha ogni singola indagine. Risulta, comunque, imperfetta anche la costruzione dei personaggi, raccontati e composti con scene e dialoghi non fondamentali, la storia spesso finisce sul più bello quando ci dovrebbe essere qualcosa di davvero interessante da vedere. Inoltre la maturità dovrebbe dipendere solo dal numero di nudi che si vedono? Fa sempre piacere vedere un uomo in carne completamente nudo, ma questo è l’unico elemento per cui si è creata tanta attenzione intorno a questo telefilm? Tutta questa trasgressione risulta semplicemente artefatta, finalizzata unicamente a creare inutili polemiche tipiche della stampa americana. Infine non sono aiutato neppure dall’ora in cui è programmato, personalmente non sono abituato a fare tanto tardi. Infine il riserbo che ancora ho sulla serie dipende, in larga parte, dall’idea che mi ero fatto, dalle aspettative che avevo, dalla voglia di vederla, tutto si è rilevato completamente diverso, forse anche per questo non sono ancora convinto di quello che mi trovo di fronte. Unica nota lievemente positiva la maniera in cui viene affrontato il discorso sull’omosessualità, se paragonato a Will&Grace, unica altra serie che ho visto e che affronta determinati argomenti. Da una parte abbiamo una sit-com con caratterizzazioni caricaturali e molto lontane dalla realtà, ma in cinque anni Will non ha mai avuto, al contrario di Grace, una relazione duratura e vissuta con minima maturità, fatto che per me dimostra una superficialità di scrittura anche per una sit-com. Invece in Six feet under pur insistendo su luoghi comuni, il discorso è sviluppato in maniera indubbiamente più adulta.
domenica, maggio 02, 2004
Un film associato ad un emozione, ma non all’emozione che si è provata vedendolo la prima volta, ma un film associato alle emozioni suscitate dalla situazione che avevi attorno la prima volta che l’hai visto. Ieri sera, riguardando Les Triplettes de Belleville, sentivo i rumore del mare, sentivo il profumo della sabbia bagnata e rivedevo i vivaci colori di Nice. Non so perché sia tornato, in maniera tanto automatica, ai tre giorni che ho passato lì la scorsa estate, e soprattutto alle lunghe ore serali, spese in riva al mare perdendomi nel buio della notte, cullato dall’infrangersi delle onde, lasciando di poco alle spalle il vociare della gente che affollava come in un supermercato all’ora di punta il lungomare.
Nota a margine: l’edizione francese del dvd contiene anche un terzo dvd col il primo cortometraggio di Sylvain Chomet “La vieille dame et les pigeons” in cui sono presenti in maniera abbozzata tutti gli elementi poi sviluppati nel primo film, non so se sia stato proiettato a qualche festival anche in Italia, e quindi sia in qualche maniera recuperabile, o se lo sarà quando les Triplettes passeranno in televisione ma di sicuro per chi come me ha adorato il film questo corto è da recuperare.