Ile de France
mercoledì, aprile 28, 2004
Detesto chi pretende di avere le istruzioni per l’uso della mai vita. Detesto chi pretende di sapere tutto di me già cinque minuti dopo che ci hanno presentato. Detesto chi mi guarda come un dinosauro scongelato solo perché non sono stato in uno dei famosissimi locali gay di Milano. Detesto chi mi dice che non posso farmi un’idea di qualcosa se non dopo averla provata ma che devo lo stesso provare tutto, giusto per scendere nel banale come se non sapessi già prima di entrare al cinema cosa penserò di Troy. Detesto chi parla di te in tua presenza senza rivolgerti a te. Tutte queste caratteristiche racchiuse in un unico uomo più vicino ai cinquanta che ai quaranta. Avrei dovuto dirglielo quanto invidio la sua vita di rimorchiatore per locali e cimiteri e quanto la mia, di vita, sembra vuota rispetto alla sua. Una volta tanto ringrazio la musica alta nei locali che mi ha fatto perdere comunque metà delle parole che ha pronunciato.
Aggiungiamoci qualcuno che ti richiama dopo tre mesi di black-out solo per dirti che stai facendo solo scelte sbagliate nel cercare lavoro, che non devi sprecare così la tua vita, che puoi mirare in alto. Ed io come uno stupido cancello la motivata felicità di questi giorni e mi riempio di dubbi, domande, perché esistete? Ma soprattutto perché io non mi limito ad ascoltare solo chi mi vuole bene?
lunedì, aprile 26, 2004
Ci ho provato, ma l’assenza dei sottotitoli e non ha certo giovato; neppure il non trovare nulla del Klapisch de L’auberge espagnole, sarà stata la stanchezza ma ieri sera non ho retto più di metà film prima di rimanere addormentato. Mi consolo pensando che il dvd m’è costato meno di un biglietto per il cinema, resta comunque la sensazione d’essere stato preso in giro sul vero nome del regista. Prova d’appello fissata per una delle prossime sere.
domenica, aprile 25, 2004
Prove tecniche di estate. Sgush sgush sgush via la polvere dalla bicicletta. Poomp poomp poomp aumentare la pressione nei pneumatici delle ruote. Shh shh shh il lento muoversi dell’acqua del Naviglio. Brr brr brr il sole caldo che ti accarezza. Dling-dlon dling-dlon dling-dlon anche qui ci deve essere il solito simpatico che ha fretta di correre chissà dove. Blik-blink però qualche uomo carino risveglia passioni sopite. Ma soprattutto il Bla Bla Bla tanto piacevole grazie alla perfetta compagnia. La prove verranno ripetute nel pomeriggio con qualche modifica degli elementi di base.
giovedì, aprile 22, 2004
Beh non che ci volesse poi molto, ma effettivamente, come hanno sottolineato tutti, è migliore del primo. Questo perché il primo film non aveva nulla a che vedere con la serie televisiva, era uno stupidissimo film qualunque con un mostro realizzato in economia. Forse i produttori si sono accorti che Scooby era sostanzialmente un cartone poliziesco con elementi fantastici ed hanno pensato che fosse il caso di mantenere anche nel film determinate situazione ed atmosfere. Il problema principale resta però la durata: gli episodi avevano una lunghezza esigua e quindi il film risulta essere, in alcuni passaggi, molto allungato con scene che non fanno divertire e neppure procedere la storia. Fortunatamente ci sono anche molti passaggi ironici, molte citazioni della serie televisiva che mi hanno riportato a quando da bambino guardavo gli episodi, che giocando quindi sull’effetto nostalgia coinvolgono lo spettatore. Per il resto tutto arriva ad una sufficienza stiracchiata recitazione e regia, ed effetti speciali anche se sono, fortunatamente, migliori di quelli del primo episodio.
martedì, aprile 20, 2004
Frammenti. L’odore delle baguettes appena sfornate anche nel tardo pomeriggio. Una sala che ride alle battute di un cortometraggio che io non riesco a seguire. La pioggia fitta e battente su una metropoli deserta e silenziosa. La luce artificiale che riveste a nuovo ogni edificio. Un sorriso ed un “Bonjour!” in ogni situazione. Il calore di un buochon poco frequentato. Le forti folate di vento che muovono il ponte su la Saône. Gli infiniti negozi con infiniti dvd usati da spulciare. Un senso di tranquillità, pace e di appartenenza che difficilmente provo quando sono in Italia.
lunedì, aprile 19, 2004
Confidences trop intimes. Uno scambio di persona porta in due protagonisti ad incontrarsi, e tutto il film si regge su loro due e sulla loro relazione. Gli altri personaggi, dai mariti alle ex mogli, dalle segretarie agli psicologi, costituiscono unicamente, così come in Lost in traslation, un contorno alla maturazione del rapporto tra i due protagonisti. Il film non è però pieno di silenzi ma carico di parole, frasi, racconti, e gesti. Chi ha davvero bisogno di essere aiutato, chi ha davvero smarrito il senso e lo scopo della sua vita? Chi ha in mano la soluzione che possa risolvere i problemi dell’altro? Un rapporto speciale e coinvolgente nato da uno sbaglio, voluto o meno, ma che si sviluppa sulla sincerità, sul rispetto e sulla fiducia e cresce senza menzogne ma con il piacere di ritrovarsi appuntamento dopo appuntamento. Il film è anche in bilico sull’ironia, grazie alla perfetta recitazione di Fabrice Luchini, ironia che sa essere pungente ma anche più superficiale, ma ugualmente azzeccata. Un film così ben recitato fa perdonare qualche dialogo scontato (“L’amour c’est une maladie et je ne veut pas guérir”, più o meno “L’amore è una malattia e io non voglio guarire”) e qualche passaggio troppo scontato.
lunedì, aprile 19, 2004
Immortel (Ad vitam). Se non ho prestato la giusta attenzione ai titoli di coda, il film tra gli altri è stato coprodotto dalla Medusa, avrà quindi la fortuna, prima o poi, di essere distribuito anche in Italia. Ai poveri sventurati spettatori toccherà invece la sfortuna di vederlo e, per i più coraggiosi, di resistere, stoicamente, fino alla fine. Il film è un prodotto di una inutilità imbarazzante, l’unico elemento di richiamo potrebbe essere la realizzazione, rappresenta, infatti, uno dei primi esperimenti in cui si mescolano animazioni digitali, di personaggi e fondali, con pochi attori reali, in maniera sufficientemente credibile; anche se, in realtà, già i nuovi episodi di Star Wars costituiscono uno strano ibrido dato l’ampio uso di effetti digitali. Il breve accenno alla trama che avevo letto, non più di una decina di parole, si è in realtà rivelata la trama stessa del film, allungata, ogni tanto, con qualche dialogo che risveglia per qualche nanosecondo l’attenzione del pubblico. L’ambientazione è molto simile a quella de Il quinto elemento, ed anche la protagonista ricorda molto la figura al centro del film di Besson. Queste ed anche le citazioni di altri film sono utilizzate in maniera stucchevole ed indigesta: ottimi ingredienti per un risultato non commestibile. Il lavoro di assemblaggio è riuscito davvero male, tanto da rimanere per lo più annoiati dall’estenuante lentezza nella quale non si legge nulla se non un vuoto all’ennesima potenza. Forse a tutto c’è una spiegazione e forse lo scoprirò leggendo il libricino sul film che mi sono portato a casa, forse il regista, Enki Bilal, al suo terzo film, merita un po’ più di rispetto, ma in questo caso mi sono solo annoiato terribilmente.
lunedì, aprile 12, 2004
Un commedia davvero divertente che in più di un occasione mi ha fatto ridere davvero, l’iniziale verosimiglianza delle situazioni si perde purtroppo nella seconda parte quando si gioca sull’accumulo delle situazioni non preoccupandosi si sviscerarle con la dovuta cattiveria e profondità, come accade, invece, per lo spunto iniziale del film. Soliti problemi di recupero per un film uscito in sala giusto un paio di anni fa e già introvabile a noleggio in dvd e quasi neppure in vhs, fortunatamente per una volta il doppiaggio non è particolarmente irritante. Un po’ di invidia per il padre di Tanguy, avere un così valido appoggio in casa per affrontare una comune minaccia non sarebbe davvero male. Nessuna invidia per Tanguy che avrebbe tranquillamente la possibilità di vivere da solo, come a me piacerebbe fare quanto prima, ed invece si accontenta di qualcosa di comodo mascherando il tutto con un amore liofilizzato e stucchevole per i due genitori.
venerdì, aprile 09, 2004
Sarebbe stata una buona occasione usare queste feste pasquali per testare come il pubblico italiano reagisce alla visione dei film in lingua originale sottotitolati. Invece nessun distributore ha voluto rischiare minimamente; lo sciopero dei doppiatori ha ridotto a zero le uscite degli ultimi quindici giorni, poi ci si stupisce del successo di The passion, l’uscita è stata massiccia ed la sponsorizzazione da parte dei media è stata imbarazzante, anche il Corriere gli dedica fior di pagine, con inutili e superficiali articoli, ormai da mesi. Sarebbe stato più sorprendente che, con tutti gli sforzi profusi, non avesse raggiunto certe cifre. Se posso essere d’accordo sul fatto che ScobyDoo2 era impensabile farlo uscire sottotitolato, magari si poteva fare uno sforzo per i film più impegnati da Cypher (Dell’autore di The cube) a Ni contre bien ou contraire (Dell’autore de L’auberge Espagnole). Per vedere qualcosa in questi giorni che si prospettano piovosi dovrò tornare nuovamente in videoteca con un rischio maggiore di ricevere delusioni.
mercoledì, aprile 07, 2004
martedì, aprile 06, 2004
Mi gira in testa, da giorni, un pensiero letto in un libro, la scorsa settimana. Dopo quanto tempo si può essere sicuri di conoscere una persona. Dopo quanto tempo puoi convincerti che la persona che ti trovi di fronte non ti nasconde nulla che ti farà cambiare in maniera notevole l’idea che di lei ti sei fatto. Passa il tempo ma mi sento sempre più un estraneo in ogni tipo di rapporto umano. Forse è la solitudine forzata che mi sta facendo disimparare come si relaziona con gli altri. Ma cosa puoi pensare quando rivedi qualcuno dopo anni e questo ti riconosce, ma, prima di salutarti, si preoccupa di riferire all’amica che è con lui che mi ha visto, neanche fossi chissà quale importante persona, lei mi saluta e lui fa finta di nulla. O ancora con che coraggio mi si accusava di frivolezza o scarsa serietà quando nel momento cui tali accuse erano formulate era un'altra la persona che faceva quello di cui io dovevo essere colpevole. Tante volte mi danno per essere tanto ingenuo e, sempre e comunque, rispettoso dell’altrui libertà, troppo attento alle esigenze degli altri; finora solo una persona si è veramente meritata quello che io le ho dato.
martedì, aprile 06, 2004
Vedere Boogie nights dopo Magnolia provoca lo stesso effetto della lettura di Monster dopo 20th Century Boys.
Vedere Lola corre dopo Memento provoca lo stesso effetto della lettura di Monster dopo 20th Century Boys.
Recuperare, in vhs, film persi anni fa, li fa, in alcuni casi, sembrare ormai datati e superati.
sabato, aprile 03, 2004
Un peso enorme che di colpo ti arriva sulle spalle; un peso che cambia tutta la tua vita, cancella tutti i progetti che avevi fatto, ti riporta nella città che ti eri lasciato alle spalle. E’ un peso che non puoi ignorare, purtroppo, arriva dalla tua famiglia, non ti arriva da qualcuno che puoi abbandonare e dimenticare. Io sarei comunque scappato dalle mie responsabilità e scapperò dalle responsabilità famigliari. Purtroppo nessuno ha la possibilità di vivere prima la vita che le circostanze gli costringono a vivere e poi quella che lui vorrebbe vivere davvero. Vivere in una famiglia in cui un genitore si è accollato determinate responsabilità, ma che se ne lamenta sempre mi ha insegnato a fuggire o almeno a non assumersi determinate responsabilità se non si ha nessuna voglia. Con quanta leggerezza si può decidere del destino di un lavoratore; quanto è barbara l’espressione “risorse umane”, tanto. Tanto da far apparire i campi in cui si coltivano umani di Matrix una semplice metafora della realtà che già mi circonda. Quanto puoi tenere fuori la persona che ami dalla tua vita lavorativa; è giusto o sbagliato evitare di discutere di determinati argomenti che sono di sicuro poco interessanti, ma che ti occupano e consumano, magari, per più di otto ore al giorno? Quanta importanza può rivestire, per te, una frase pronunciata, un evento raccontato alla persona che ami, quando questa se ne dimentica banalmente? Fino a che punto è giusto sacrificarsi per la persona che si ama, riducendo la propria vita ad un binario ferroviario sul quale si è in perenne attesa che passi il suo treno, anche quando questa persona non si ricorda neppure di scendere da questo treno. Quanto a lungo può restare nel cuore il ricordo di qualcuno, quanto male può fare ripensarlo mentre compie determinati gesti, ripensarlo mentre mangia qualcosa che sai gli piace oppure ripensarlo mentre racconta qualcosa che aveva già raccontato a te? Chi da il diritto a qualcuno di ripresentarsi e scomparire, solo per fare prudere antiche cicatrici che ci si è dimenticati di avere?
giovedì, aprile 01, 2004
Riprendendo da dove ero rimasto. E’ da tanto che non mi metto a scrivere qualcosa, la voglia in questa settimana è stata nulla ma oggi è finalmente stato il D-Day è l’università è capitolo chiuso. Che soddisfazione parlare per quindici minuti davanti a otto professori senza nessuno che ti ascolta ma che poi devono, insieme, decidere un voto da darti. Finisco comunque senza troppa gioia dato il ritardo accumulato dal secondo anno di corso in poi, senza i genitori al seguito, che almeno una volta mi hanno ascoltato e sono rimasti a casa. In compenso ieri sera a cena hanno, come sempre, dimostrato la loro umanità dicendomi frasi del tipo: “Oh! Finalmente finisci!” o anche “Beh quando ti metti a cercare un lavoro”. Hanno ragione, non posso negare che non dicano cose vere, ma se avessero aspettato, magari stasera, quando la tensione per la presentazione dell’elaborato era scemata avrei indubbiamente preferito. Altro motivo di contentezza: il professore con cui ho lavorato sull’elaborato per tre mesi che se ne va senza neppure salutarmi. E adesso? Me lo chiedo già da giorni ma una risposta precisa non mi viene, da una parte quello che vorrei strada complicata ed in salita, dall’altra qualche scelta di ripiego di interesse variabile; avrei bisogno di andare via qualche giorno per rifletterci seriamente, solo che se vado in France non ci sarà nulla o quasi a spingermi a tornare. Ah… che bello sognare con la testa pesante per le poche ore di sonno e la tensione.
Ritornando un po’ sui binari canonici, da una decina di giorni è arrivata la linea adsl così posso tranquillamente scaricarmi trailer in maniera normale e sono riuscito anche a vedere il primo episodio della terza stagione di Alias. Ho trovato anche il tempo di andare a vedere Le coût de la vie (Il costo della vita) che mi è piaciuto davvero tanto, finalmente un film francese della scorso anno non superficiale, banale, e deludente. Fatto strano è che invece la critica in patria non l’ha particolarmente apprezzato. Io sono rimasto totalmente coinvolto per tutta la durata del film, qualche personaggio può risultare eccessivamente stereotipato, ma a certi attori si perdona di tutto, qualche storia non azzeccata, ma facendo un bilancio sul totale sono di più quelle gradevoli. Infine il totale appare un po’ troppo, in tutto, ma io avrei continuato a seguire per Lione questi personaggi all’infinito. Ho anche visto La casa dei fantasmi, ma su quello non c’è molto da dire sennonché sabato sera al Medusa io sono andato per esclusione, accettando la proposta di un amico.