Ile de France
martedì, marzo 23, 2004
Tutto quello che il trailer promette nel film c’è: quindi assolutamente nulla di originale, nulla che si possa ricordare appena sono finiti i titoli di coda, solo virtuosismi di regia fini a se stessi. Per come la pellicola è stata realizzata, in pochissimi giorni di produzione e a budget ridotto, è probabile che a Kassovitz servissero dei soldi per realizzare il suo prossimo progetto. La sceneggiatura è inutilmente piatta e priva del minimo brio; gli attori, che, con la recitazione, potrebbero compensare il vuoto almeno in minima parte, sono, come sempre più spesso, orribilmente doppiati, le frasi che vorrebbero essere ad effetto, risultano così ancora più patetiche e ancora più inopportune. Anche il finale è troppo prevedibile sia il primo che il finale posticcio, ormai una costante di molti film che personalmente trovo veramente irritante. Per fortuna che le scelte di ripresa permettono di non piombare in un sonno profondo almeno per la prima visione.
mercoledì, marzo 17, 2004
Blog allo sbando. In questi giorni questo vuoto mi rappresenta davvero. La scorsa settimana ho consegnato la copia cartacea definitiva dell’elaborato universitario, ormai mancano pochi giorni all’esposizione, ma non mi sono certo fatto prendere dalla felicità e dalla gioia. Anzi un senso di sconforto, insicurezza e apatia si è impadronito di me; invece di gioire per questa conclusione sono già preoccupato sul cosa fare poi, sto cercando di riflettere per non sbagliare di nuovo, come tante altre volte ho fatto. Per fortuna che il sole di questi giorni funge da antidepressivo. Per il resto sto approfittando di questi giorni di minima tranquillità per fare mille cose, salvo poi non riuscire a concluderne neppure una. Ieri sera ho recuperato Good bye Lenin che confesso mi ha parzialmente deluso, la parte centrale del film l’ho trovata poco efficace e interessante, strano è stato poi sentire Yann Tiersen riciclare completamente uno dei temi cardini della colonna sonora di Amélie. Molto invece mi ha colpito e divertito, Baci rubati di Truffaut, mi rivedo molto nel protagonista e nella sua difficoltà a adattarsi alla vita impostata dalla società. Infine non ho resistito molto all’allettante prezzo del cofanetto della prima stagione di Alias. Nonostante sia la seconda stagione quella che mi ha maggiormente coinvolto, 24€ è quanto costa il dvd di un film appena uscito; così mi sono messo ad ascoltare i commenti audio degli autori della serie. Infine ho finito Il codice da Vinci, sul quale avevo sentito giudizi estremamente positivi, confesso che funziona molto bene nell’indagine pseudo-reale sul Graal e sul suo reale significato, invece scontato è prevedibile è l’intreccio. Tutti i colpi di scena sono privi del minimo pathos, e mi ha ricordato molto, per stile di scrittura e sviluppo della storia I fiumi di porpora. Già in programma un film diretto da Ron Howard.
venerdì, marzo 12, 2004
Non scrivo mai molto sui film che vedo, non mi dilungo sia perché non sono in grado di farlo, sia perché anche nella vita reale non sono una persona che annoia gli altri con lunghi discorsi, anzi apprezzo e adoro il silenzio e le persone essenziali. Tutto questo perché su Jeepers Creepers 2 non c’è molto da dire, è un tipico film di genere, se vogliamo usare un’espressione di certo originale e mai abusata. Nessuno si aspetterà molto entrando in sala solo di provare le stesse emozioni del primo capitolo. Il film mantiene le promesse, anzi personalmente sono rimasto piacevolmente sorpreso, infatti, non ripete la formula già sfruttata ma il mostro è inserito in una nuova trama e con un gruppo di personaggi più numeroso, variegato anche se semplicisticamente caratterizzato. Secondo le prime indiscrezioni questo secondo film avrebbe dovuto contenere tematiche omosessuali; qualcosa c’è ma nulla di rilevante o fondamentale per lo sviluppo della storia, solo semplici allusioni. La forza del film sta per me nel fatto che non è ben chiaro cosa accadrà quindi il piacere di vedere qualcosa di inaspettato e originale, eccetto il ridicolo finale posticcio. La tensione funziona bene quando non si abusa degli effetti speciali che alla fine pur se dignitosamente realizzati, fanno scoppiare l’ilarità anche in una sala semivuota. Un peccato che in Italia stia passando inosservato, un film dignitoso e piacevole. Io aspetto il terzo capitolo della trilogia che dovrebbe riguardare le origini del Creeper, se sarà realizzato e soprattutto se verrà realizzato dallo stesso regista.
martedì, marzo 09, 2004
Non so perché quelle parole mi siano tornate in mente oggi, come mai abbia collegato e realizzato solo ora la loro vera importanza. Forse voglio arginarmi non credere di potermi di nuovo fidare completamente delle parole di qualcuno; non voglio credere che qualcuno abbia davvero piacere ad uscire e parlare con me in maniera disinteressata; non riesco ad accettare che non mi sfrutti solo per riempire dei vuoti temporali momentanei della sua vita. Ripensandoci quelle parole mi toccano perché sono parole che dimostrano che qualcuno ha capito qualcosa di profondo di me, ha capito quanto sia sensibile ma sopratutto l’ha capito dai miei gesti e dalle mie parole e non perché mi sia permesso io stesso di farlo notare. Da lì il collegamento ad un'altra persona che mi conosce davvero bene, e che non vedo l’ora di risentire, è passato troppo da quella domenica pomeriggio, ma al tempo stesso non sono mai dell’umore adatto ultimamente e immagino non lo sia neppure tu. Sempre cliccando su un alto link sono arrivato ad un'altra persona e alla frase che meglio associo a me e lui, la frase più disturbante di Nana del mese scorso: "…Tra noi non esisteva alcun vero dialogo. … Così non affrontavamo i problemi e si evitava qualunque attrito.". Chissà se una persona che mi è stata vicina per due anni aveva davvero capito quello che qualcuno ha realizzato in un mese?
martedì, marzo 09, 2004

Nessuna recensione o commento riuscirà a farmi cambiare idea, nessuno riuscirà a convincermi che mi sbaglio nel considerare Les sentiments un film davvero brutto. Mi chiedo come si possano sprecare tre attori tanto bravi in una scontatissima storia di tradimento. L’unico elemento che potrebbe risultare originale: un coro che puntualmente commenta e giudica le azioni dei personaggi, invece di riuscire nei propri intenti, rende unicamente più lenta e finta la storia raccontata. Nessuno mi convincerà che questo film parli davvero di sentimenti e che ciascuno dei quattro interpreti reciti una diversa forma dell’amore. Forse perché, quello che si vede, non è, per me, amore; non si ama, come io intendo, una persona se la si tradisce con un vicino di casa solo perché ha fatto delle foto a dei sassi, non si ama se si sente il bisogno di un altro quando il rapporto è ancora agli inizi. Per non parlare dell’amore di Carole per il marito, dovrebbe trasparire solo perché fa le pulizie di casa dopo che lui si è lamentato del disordine o solo perché una sera gli cucina qualcosa di diverso dal solito? Tutto è davvero superficiale, nessuna azione sembra la reale conseguenza della precedente ma solo un semplice accostamento per ottenere un film. Chissà quale arcano motivo ha spinto i francesi in massa a vedere sia questo film che Le coeur des hommes; film tanto superficiali e banali, tanto finti quanto vuoti, tanto scontati quanto inutili.
sabato, marzo 06, 2004

Brother Bear segna il ritorno della Disney al suo massimo splendore, sarà l’apripista per la terza rinascita della famosa casa di produzione; d’ora in avanti arriveranno altri gloriosi successi che faranno dimenticare gli ultimi prodotti non premiati dal pubblico. Il film è una splendida favola ecologista, che affronta temi semplici ed abusati ma con un taglio totalmente nuovo e originale. I personaggi sono assolutamente carismatici e ben riusciti. La colonna sonora è perfettamente equilibrata tra divertimento ed emozioni, ma soprattutto non rallenta mai il ritmo della narrazione.
(Magari fosse così, magari…)
Brother bear è il penultimo film che la Disney, che io apprezzo e adoro, realizzerà (L’addio definitivo ci sarà, per il mercato italiano, il 27 Agosto con Home on the range). Dal punto di vista tecnico, l’ambientazione è coinvolgenti grazie agli scintillanti fondali. Le animazioni dei personaggi umani mostrano il limite di un ricambio generazionale non avvenuto tra gli animatori, infatti, questa sorta di eschimesi dell’era glaciale, ricordano tanto gli orientali di Mulan, quanto gli hawaiani di Lilo&Stitch. Decisamente migliore l’animazione degli orsi che sono al tempo stesso credibili come uomini e come animali. Male va invece per le varie tipologie di personaggio, anche qui sempre le stesse, l’orsa anziana, l’orso robusto, l’orso straniero e così via, i bambini non si ricorderanno di questo stratagemma usato in quasi tutti i Disney più recenti ed in fondo il film è indirizzato a loro, ma resta la noia per chi, come me, conosce bene gli altri titoli. Le canzoni di Phil Collins sembrano dei semplici scarti di quelle di Tarzan. Nessuna è veramente incisiva, ma soprattutto quella che apre il film che introduce i tre fratelli in maniera semplicemente soporifera e totalmente superficiale, ed è per me uno dei punti più bassi mai toccati in un film Disney. Per fortuna che le musiche sono azzeccate, capaci davvero di coinvolgere ed emozionare, soprattutto nel finale. La storia non prometteva nulla di veramente sconvolgente e difatti mantiene in pieno le attese. La prima parte è piatta e noiosa; antipatici e scialbi sono tutti i personaggi umani. Il corpo centrale del film è il racconto del classico viaggio di formazione, che avviene in modo troppo simile a quello visto in altri film: dal soporifero Dinosaur o a quello di Emperor’s new groove. Originale ed avvincente almeno la parte finale. Deludenti e divertenti titoli di coda Pixar style; piacevole e spassosa solo la chiusura del film, idea per una volta originale Disney che, con altre forme, era già stata usata in altri film come Hercules. Deludente la parte comica, i due alci riescono a strappare solo deboli sorrisi, ma basta pensare a Kuzko o Izma del già citato Emperor’s new groove, per capire quanto poco siano incisivi. Tutto dipende dalla volontà di sfornare un film dietro l’altro, riducendo così al minimo l’originalità e mantenendo buono solo l’involucro esterno, un peccato perché questo ha determinato la morte dell’animazione tradizionale, che ha ancora molto da dire e può ancora attirare pubblico quando i copioni sono buoni, il già citato Lilo&Stitch.