Ile de France
domenica, febbraio 29, 2004
Interessante ed originale il montaggio a salti a ritroso, utilizzato però unicamente nelle sequenze iniziali del film per introdurre i personaggi. Personaggi che costituiscono per me il punto debole del film, ci si perde all’inizio nella loro presentazione e si appesantisce il film presentandoli in maniera superficiale, banale e per nulla interessante. Il regista nel commento audio del dvd sottolinea la bravura di tutto il cast, forse non in maniera disinteressata; a me nessuno è parso degno di nota o minimamente brioso. Sulla godibilità della pellicola pesa di sicuro il trailer realizzato facendo capire troppo, per questo all’inizio ci si chiede quando spunterà il primo cadavere. Infine ho avuto la malaugurata fortuna di collegare una delle sequenze iniziali al resto e di indovinare tre quarti dello sviluppo del film, ad esclusione della scena finale; anche gli sviluppi delle singole sequenze sono abbastanza prevedibili, a partire da quella della lavatrice. Resta un film piacevole, con un’idea di base forse troppo diluita per un lungometraggio. Gioia invece per la possibilità di noleggiare di nuovo dvd, con il ritorno all’ovile del vecchio pc dopo due mesi d’assenza; infatti, su quello di Identity sono presenti tutti gli extra della versione in vendita, tra cui una scena eliminata che rende un passaggio, del film, seppure irrilevante, più credibile.
sabato, febbraio 28, 2004
Sognante, denso ed emozionante. Big fish è un concentrato di vita: si racconta del rapporto con i genitori; si racconta l’amore puro sincero, fedele e duraturo; ci sono rapporti di amicizia. Ogni storia racchiude una frase, una sfumatura carica di significato, che emoziona e travolge; appena il tempo di assimilarla che si è già passati ad un'altra storia. Tim Burton ha realizzato un film capace di essere divertente e spiritoso, scanzonato ma anche profondo e complesso. E’ sempre difficile scrivere di un film che adoro, e forse, soprattutto di questo, anche nella recensione del Corriere l’autore si è limitato a spoilerare tutta la pellicola e a parlare dell’accoglienza oltreoceano non scrivendo nulla di più. Cercare di dare un preciso significato ad ogni storia, sezionare il film mi sembra troppo presuntuoso; è il caso che ognuno lo faccia da solo, che ognuno si lasci catturare dalla situazione che si avvicina di più alla sua vita, o da quella che ha vissuto. Chissà quante altre storie ci sarebbero potute ancora stare senza annoiare il pubblico, in particolare rivedendo oggi il trailer c’è una scena che non è nel film, un vero peccato dato che non pare compariranno scene eliminate nel dvd di prossima uscita in R1. Non mi va di paragonare questa favola agli altri film di Tim, scrivere di quale mi è piaciuta più e di quali meno, ho solo voglia di rivederla e riviverla ancora e ancora.
venerdì, febbraio 27, 2004
venerdì, febbraio 27, 2004
Conti in tasca. Ne è passato di tempo da quando i dvd si trovavano solo in un numero limitato di posti ed unicamente a prezzi astronomici. Ormai sono in vendita ovunque, infatti, ce ne sono un’infinità anche in edicola, ma soprattutto basta aspettare qualche mese per vedere i prezzi dimezzati. Tutto questo perché l’altra sera al supermercato vicino a casa ho trovato preso due dvd ad un prezzo davvero irrisorio, e comunque c’erano molti titoli anche dvd doppi. Le fate ignoranti era già stato allegato a Panorama e si trova a prezzi bassi da qualche tempo, ma il dvd di S1m0ne non credo sia uscito da molti mesi. Probabilmente se avessi aspettato ancora, l’avrei travato allegato ad una qualsiasi delle riviste cloni il cui nome inizia con Dvd(Aggiungere a piacere.), ma 9€ non sono di certo un prezzo esorbitante. Sono sempre più inconsistenti le iniziative che vedono un dvd allegato a quotidiani o settimanali; penso solo ad American beauty, che si trova tranquillamente a meno di 10€, è che ha una copertina migliore, più gradevole di quella del Corriere. Tardi arriva FilmTv che dalla prossima settimana allegherà un dvd; arriva tardi e parte anche con un titolo come Il fuggitivo, non certo un dvd nuovissimo o un titolo non ancora passato in televisione. Dato che il prezzo è sconfortante, lo stesso dei dvd del Corriere, spero almeno che i titoli proposti in seguito siano più interessanti e meno inflazionati. Unica consolazione su questi dvd allegati ad esempio a Panorama, L’Espresso, Ciak, è la possibilità, almeno a Milano, di trovarli tranquillamente, e quasi tutti, nelle settimane successive alla loro uscita, a metà del loro prezzo originale. La voglia di acquistare nuovi titoli sul mercato italiano è sempre minore, guardando soprattutto a quanto avrei potuto risparmiare nell’acquisto di film rivisti in dvd magari anche una volta soltanto. Peccato che con i titoli esteri non ci sia sempre questa possibilità, nonostante i prezzi a volte irrisori di Dvdsoon.
mercoledì, febbraio 25, 2004
Banale storia d’amore platonico, all’interno della quale si inseriscono le classiche figure da fotoromanzo: la primogenita gelosa che vuole mettere in cattiva luce l’amante (Uscita da The others è arrivata qui con la stessa unica irritante espressione.), la suocera che cerca in ogni modo di proteggere la figlia e di celare il tradimento che si sta consumando in casa ed infine la moglie isterica e gelosa. L’elemento che potrebbe rendere l’opera originale, è il fatto che il fedifrago è un famoso pittore e difatti lo sceneggiatore ne approfitta inserendo qua e là alcune minilezioni di pittura: come creare colori, da dove si ricavano tali colori, come migliorare un quadro. Avrebbe potuto essere originale data l’ambientazione settecentesca, ma, nonostante l’affascinante ricostruzione, i personaggi restano molto al di fuori della loro epoca. Griet passa metà del film a sospirare e mugolare con la bocca semi chiusa, come se da un momento all’altro dovesse avere un orgasmo; la sua condizione di serva è trattata con situazioni da Cenerentola a partire dai dispetti della primogenita di casa. Non mi sono comunque annoiato, data la ricercata costruzione che ha attirato la mia attenzione la dove le parole e l’intreccio erano stereotipati. Resta l’impressione di essere stato ad una mostra d’arte piuttosto che al cinema, forse se avessi letto prima il romanzo avrei saputo cosa aspettarmi o forse nel romanzo c’è molto di più di quanto siano riusciti a mettere in questa semplice ricostruzione estetica.
domenica, febbraio 22, 2004
Anche questo anno ha trionfato ai César una coproduzione e non un vero film francese. Les invasions barbares ha conquistato tre dei quattro premi a cui era candidato, ma soprattutto i tre premi più importanti (film, regia e sceneggiatura). I film plurinominati (Bon voyage e Pas sour la bouche) ricevono pochi premi (3 il primo, due il secondo) in categorie tecniche ad esclusione del César a Gregori Dérangère come Miglior giovane speranza maschile per Bon voyage. Infine nulla da fare per La meglio gioventù, a cui è stato preferito quel Good bye Lenin! che ancora non sono riuscito a vedere. (Lista completa anche qui)
MEILLEUR FILM
Les Invasions barbares de Denys Arcand
MEILLEUR REALISATEUR
Denys Arcand pour Les Invasions barbares
MEILLEUR SCENARIO ORIGINAL
Les Invasions barbares
MEILLEUR FILM DE L'UNION EUROPEENNE
Good bye Lenin ! de Wolfgang Becker
venerdì, febbraio 20, 2004
Neve. Noia. Spossatezza. Tensione. Gli ultimi giorni sono stati estenuanti non per le cose da fare materialmente ma per la spasmodica attesa di una correzione. Il lungo e difficoltoso lavoro per la tesina si è in realtà rivelato per ora estremamente superficiale e semplicistico. L’impegno e gli sforzi che immaginavo avrei dovuto metterci non sembra saranno alla fin fine molti. Invece di riposare la mente, continuamente salto da una frase all’altra da una parola ad un verbo, pensando alla maniera di migliorare le cose; credendo ingenuamente che possa servire davvero per qualcosa. La fortuita scoperta che un “amico”, laureatosi nella mia stessa facoltà la scorsa primavera, non ha ancora un lavoro stabile, ma non sta neppure sostenendo dei colloqui per cui serva la sua laurea e la mia semi-laurea, non aiuta l’umore. Non aiuta neppure sentire una ex-compagna di classe, ma soprattutto un’amica, abbattuta per la sua situazione, laureata in una facoltà umanistica due anni fa e senza lavoro da allora, se escludiamo i dieci mesi di servizio civile volontario. Incapace di trovare un posto anche come commessa. I miei castelli in aria spariscono, altro che vedermi lontano dai miei genitori già dal prossimo autunno, altro che vivere da solo…Magari sarò fortunato, sarò proprio io l’unico fortunato, ma i dubbi sono forti, non sono certo le persone schive come me che la società indica come modelli, che hanno quindi qualche possibilità in più per attirare l’attenzione. Neve. Quanto la detesto; imbratta tutto crea unicamente caos e confusione e quella di questi giorni ha accentuato il mio senso di reclusione ed oppressione. Mi ha fatto compagnia Solitudini imperfette, letteralmente divorato nel giro di due giorni. Quante emozioni ha suscitato, quante immagini e situazioni ha risvegliato. L’ambientazione milanese in luoghi che ben conosco per esserci stato e passato, anche più di una volta: dalla libreria francese all’orrido Mc in Porta Venezia e il ristorante cinese a pochi passi, in cui cenai in un lontano sabato di molti anni fa. Nel libro c’è tutto il concentrato dei dubbi e dei miei pensieri di questi ultimi mesi, magari solo accennati di sfuggita, con una frase, un passaggio, ma c’è tutto dalla vita al lavoro, per arrivare agli affetti. Una persona in particolare mi ricorda Mattia, ma nei gay milanesi, coetanei o meno col protagonista del libro, con cui ho parlato anche se brevemente dopo settembre, c’è almeno un po’ di Mattia. Timorosi della possibilità di lasciarsi coinvolgere e forse per questo superficiali, banali ed omologati tutti ad una stessa matrice; presi dal lavoro a tal punto d’avere, ai miei occhi, perso di vista se stessi. E’ stato strano aver provato un abbozzo di quello che Mancinelli, racconta nel suo libro, averlo vissuto e percepito come è raccontato, in parte per fortuna, mi sono risparmiato almeno sia le cose piacevoli ma soprattutto quelle meno, data l’evanescenza della determinata persona. Almeno. E’ doloroso essere dall’altra parte del muro in attesa di scorgere qualcuno, è doloroso aver da subito voluto una relazione profonda e matura e credere che sia così per tutti. Realizzando coi giorni che non è così per nessuno. Nonostante il finale del libro, in parte positivo mi è rimasta una profonda angoscia per il senso d’impotenza ed inevitabilità che c’è nell’affrontare la vita. Mi piacerebbe, ora, trovare un libro in cui una relazione tra due uomini non sia segnata da tradimenti ed incomprensioni, che sempre ci sono, ma che lasci a me una minima speranza di tornare a sognare qualcosa di positivo, che, com’è è capitato ad un caro amico lo scorso Dicembre, possa capitare anche a me.
mercoledì, febbraio 18, 2004

La videocassetta di Strade perdute non dovrebbe essere noleggiata così impunemente, dovrebbe essere fornito allo spettatore, insieme a suddetta cassetta un libricino o almeno un foglio con la soluzione del film, avrei anche accettato che la soluzione fosse fornita con il noleggio, la settimana seguente di un altro film di Lynch. E’ stata qualche sera fa che l’ho visto ma mi sembra(va) inutile scriverne qualcosa a riguardo dato che non ho capito praticamente nulla. Con Mulholland Drive era stato molto più semplice, non capirlo, ma trovare in rete qualcuno che avesse dato alla pellicola un’interpretazione plausibile distinguendo mondo reale, allucinazioni e sogni; per Strade perdute non sono riuscito a trovare nulla di soddisfacente ed esauriente. Il film mi ha inquietato e scosso solo grazie a come certi personaggi dei film di Lynch sanno fare; lo sguardo diabolico dell’uomo con la telecamera è semplicemente agghiacciante; ho tanto desiderato che in una scena finale ci passassero sopra con l’automobile almeno cinque o sei volte, dato che avevo paura ricomparisse improvvisamente in mezzo ad una delle strade perdute che scandiscono i tempi del film. Centrale resta la frase del protagonista che ci fa capire che la storia raccontata è alterata dalla percezione di chi l’ha vissuta e che quindi non è raccontata in maniera oggettiva. Penso allora alle volte in cui io stesso ho involontariamente alterato un particolare di quanto ho vissuto memorizzandolo o raccontandolo; chissà quanto io cambio della vera realtà dei fatti. Mi disturba sentire, ad esempio, raccontare da un altro ad una terza persona qualcosa che abbiamo osservato o vissuto insieme e sentirne modificare, accentuare, aggiungere o eliminare determinati particolari. Alcuni lo fanno evidentemente per colorire la realtà e presumo ne siano pienamente consci; ma chi lo fa senza rendersene conto e se anche io lo facessi sempre? Chissà quanti particolari di eventi piccoli e grandi di incedenti stradali o processi sono inconsciamente alterati dai protagonisti che ne raccontano o testimoniano lo svolgimento.
martedì, febbraio 17, 2004
Un long dimanche de fiançailles. Quinto film di Jeunet uscirà per la fine dell’anno in France (Data prevista 27-10). Budget elevato per una produzione europea: 45 milioni di euro. La storia è adattata da un romanzo dei primi anni novanta di Sebastein Japrisot (Non so assolutamente se sia stato tradotto anche in italiano, se così non fosse è probabile che lo faranno per l’uscita del film). La storia di per sé non mi sembra né particolarmente originale né particolarmente interessante: durante la prima guerra mondiale, una ragazza che non vuole credere che il suo fidanzato sia morto al fronte parte alla sua ricerca. Protagonista sarà nuovamente Audrey Tautou; nel ricco cast oltre agli attori feticcio di Jeunet (Rufus, Dominique Pinon) anche la voce narrante di Amèlie (Andrè Dussollier) e Jodie Foster. La troupe che ha lavorato al film è la stessa di Amèlie, io spero che siano riusciti a creare anche qualcosa di nuovo e non abbiano rimesso tutte le atmosfere e i colori del già citato Amèlie. Nelle foto che si vedono poco si capisce di quale tipo di film sarà. Attendo trepidante. (Fonte Première).
sabato, febbraio 14, 2004

Risorse umane non è un film in senso stretto, si tratta più propriamente di un saggio visivo sul mondo del lavoro e in particolare sulle conseguenze dell’introduzione della legge delle trentacinque ore. Essenziali e curati sono unicamente i dialoghi, la musica è totalmente assente, solo il suono della fabbrica e delle presse, anche la regia è discreta e come se tutto fosse visto da un timido spettatore; il centro di tutto devono essere le riflessioni e le considerazioni di tutti i personaggi. Mi ha fatto venire i brividi vedere un uomo prossimo alla pensione, che quando avrebbe avuto la possibilità di godersi finalmente la vita, di vivere davvero, sembra non avere nessun interesse nel poter decidere da solo come impiegare il suo tempo, senza un caporeparto che lo richiama e lo guida ogni ora. Saranno fuori luogo le mie considerazioni, in fondo il mondo del lavoro non l’ho ancora ben conosciuto, eccezion fatta per l’esperienza dei dieci mesi di servizio civile. Ancora non ci sono dentro è già vedo il responsabile o il superiore che con un ricatto di pochi spiccioli al mese, come un demonio, prosciuga la vita di tutti i dipendenti. Il lavoro serve principalmente a fornire i soldi per vivere ma anche i soldi da spendere per diminuire lo stress che il lavoro fa nascere. Si lavora di più per avere più soldi da spendere e sentirsi meglio ma si è più stressati e si vogliono ancora più soldi da spendere per svagarsi. Visione pessimistica riduttiva ed infantile, forse, in fondo ci sono persone che hanno la fortuna di fare un lavoro che gli piace e che quindi non diventa una perdita di tempo ma una sorta di passatempo divertente, ci sono persone che lavorano solo fino alle quattro del pomeriggio, e che hanno quindi anche del tempo, sempre poco, ma lo hanno, da dedicare a loro stessi e agli affetti. Ma chi invece impiega ore per arrivare sul posto di lavoro e poco retribuito e ha solo un misero giorno ogni sette per vivere? Poi vedo mio padre in pensione ormai da anni che invece di uscire, leggere, guardare film, non fa nulla di tutto questo passa le giornate sbrigando le questioni di casa o aspettando alla finestra che mi madre torni dal lavoro, ai miei occhi potrebbe iniziare ad impiegare meglio il suo tempo, a lui probabilmente non interessa e neppure ci pensa, ma questo mi rattrista tanto, nonostante il poco affetto che nutra per lui.
giovedì, febbraio 12, 2004
Film ad incastro in cui le storie dei sei protagonisti si mescolano tra loro sulla strada che porta da una Paris occupata fino a Bordeaux, città in cui è ambientato quasi tutto il film. La ricostruzione della Francia occupata è davvero sontuosa, le scene di massa con le strade straripanti di francesi trasmettono un vero senso di caos e confusione. Il ritmo è sostenuto ed incessante, si concede qualche pausa e respiro solamente in un paio di occasioni. I dialoghi sono fulminanti, senza nessuna pretesa di verosimiglianza o di profondità, nonostante questo, l’equilibrio tra i toni comici della commedia e la drammaticità degli eventi storici è perfettamente riuscito. I personaggi risultano tutti volutamente caricaturali e sopra le righe, e gli attori sono tutti perfetti, nonostante emerga prepotentemente la spassosa interpretazione dell’Adjani, grazie anche al suo personaggio volutamente appariscente e catalizzatore dell’attenzione. Il film descrive con i toni della commedia lo stesso periodo raccontato in Laissez-passer in maniera realistica, una narrazione volutamente scollegata dalla realtà, infatti, il film inizia e termina in un cinema con le immagini o la voce dell’attrice del film. Le poche critiche italiane lette parlano di semplice esercizio di stile, personalmente non ho trovato il film ne freddo né costruito ma al contrario pieno di brio e coinvolgente nonostante la teatralità di fondo.
martedì, febbraio 10, 2004
Tra un paio di sabati saranno consegnati in France i premi César. Pochi sono i titoli usciti in Italia, tra quelli che hanno ricevuto il maggior numero di nomination. Il titolo più nominato Bon voyage è nelle sale dallo scorso venerdì, uscito però, senza molto clamore; io non sono ancora riuscito a vedere neppure il trailer in televisione. Forse anche perché in patria, Bon voyage, nonostante le ottime recensioni, ha avuto risultati deludenti in termini di guadagno, con un numero di spettatori pari, per esempio, ad un decimo di quelli che hanno visto Finding Nemo. Bon voyage era il film indicato per la possibile candidatura agli Oscar come miglior film straniero. Al secondo posto dei nominati un altro film in costume Pas sur la bouche, uscito in France in dicembre (Bon voyage è uscito in France la scorsa primavera) e quindi, chissà quando e se, uscirà in Italia, nonostante tra le attrici vi sia Audrey Tautou. Difficile tifare per qualcuno o fare pronostici quando non ho ancora visto neppure i due film super nominati; solo una breve considerazione, è bello trovare anche qui Les invasions barbares, anche se non si tratta di un vero e proprio film francese, e quindi preferirei rimanesse escluso dai premi, anche perché l’anno scorso molti riconoscimenti sono andati a Il pianista, altro film non completamente francese, anche solo per la lingua in cui è recitato o per la nazionalità degli attori.
MEILLEUR FILM FRANCAIS
- BON VOYAGE de Jean-Paul Rappeneau
- LES INVASIONS BARBARES de Denys Arcand
- PAS SUR LA BOUCHE d'Alain Resnais
- LES SENTIMENTS de Noémie Lvovsky
- LES TRIPLETTES DE BELLEVILLE de Sylvain Chomet
MEILLEUR ACTEUR
- Daniel Auteuil dans APRES VOUS
- Jean-Pierre Bacri dans LES SENTIMENTS
- Gad Elmaleh dans CHOUCHOU
- Omar Sharif dans MONSIEUR IBRAHIM ET LES FLEURS DU CORAN
- Bruno Todeschini dans SON FRERE
MEILLEURE ACTRICE
- Josiane Balasko dans CETTE FEMME-LA
- Nathalie Baye dans LES SENTIMENTS
- Isabelle Carré dans LES SENTIMENTS
- Charlotte Rampling dans SWIMMING POOL
- Sylvie Testud dans STUPEUR ET TREMBLEMENTS
MEILLEUR ACTEUR DANS UN SECOND RÔLE
- Yvan Attal dans BON VOYAGE
- Clovis Cornillac dans A LA PETITE SEMAINE
- Darry Cowl dans PAS SUR LA BOUCHE
- Marc Lavoine dans LE COEUR DES HOMMES
- Jean-Pierre Marielle dans LA PETITE LILI
MEILLEURE ACTRICE DANS UN SECOND RÔLE
- Julie Depardieu dans LA PETITE LILI
- Judith Godrèche dans FRANCE BOUTIQUE
- Isabelle Nanty dans PAS SUR LA BOUCHE
- Géraldine Pailhas dans LE COÛT DE LA VIE
- Ludivine Sagnier dans SWIMMING POOL
MEILLEUR REALISATEUR
- Denys Arcand pour LES INVASIONS BARBARES
- Lucas Belvaux pour UN COUPLE EPATANT / CAVALE / APRES LA VIE
- Claude Miller pour LA PETITE LILI
- Jean-Paul Rappeneau pour BON VOYAGE
- Alain Resnais pour PAS SUR LA BOUCHE
MEILLEUR FILM DE L'UNION EUROPEENNE
- DOGVILLE de Lars Von Trier
- GOOD BYE LENIN ! de Wolfgang Becker
- NOS MEILLEURES ANNEES de Marco Tullio Giordana
- RESPIRO d'Emanuele Crialese
- THE MAGDALENE SISTERS de Peter Mullan
lunedì, febbraio 09, 2004
Stranamente ieri il sole ha coinciso con domenica. Domenica ha coinciso con la possibilità di uscire con una persona interessante. Era dalla scorsa estate che non rivedevo il Naviglio, non quello milanese circondato dai locali, ma quello immerso nel verde poco distante da casa mia. Era da altrettanto tempo che non andavo in posto tanto tranquillo, rilassante e silenzioso. La gioia di parlare con una persona con cui nel bene e nel male ho condiviso tanto in passato; una persona, con cui, ho la presunzione di pensare, di avere una grande intesa e complicità nel discutere e confrontarsi, mi ha riempito la giornata. Era l’ennesima ma era come la prima volta dato che potevo tranquillamente parlarle di uomini senza nessun tipo di imbarazzo da parte mia, la prima donna con cui parlo di uomini in una determinata maniera. Come sempre ci si perde chiacchierando con qualcuno con cui ne vale la pena e ridendo e scherzando, come due stupidi, ci siamo accorti troppo tardi di quanto freddo avesse cominciato a fare e di quanto il sole fosse già sul punto di tramontare, così ritornando sui nostri passi il brusio delle persone che avevano deciso di passare la domenica passeggiando si era ulteriormente assopito ed eravamo davvero solo noi due. E’ stupendo avere ritrovato qualcuno che provi un disinteressato interesse per te, non dettato, io fermamente credo, da nessun secondo fine, che non pensa e non ragiona come me ma che al tempo stesso non si permette di giudicare e dire che sto sbagliando con presunzione e supponenza. Spero che la sfumatura assunta da questo rapporto d’amicizia possa continuare, in questi anni in cui ero fidanzato, non mi ero mai fermato a riflettere quanto comunque anche questo rapporto mi riempisse e accrescesse. Nel momento dell’allontanamento io ero sicuramente più chiuso, in fondo non ero totalmente me stesso, non dicevo o raccontavo tutto quello che passava nella mia testa soprattutto in un determinato versante, ieri mi è venuto spontaneo raccontare tranquillamente di chi mi ha portato a letto per poi sparire, sperando che la cosa non sia stata eccessivamente disturbante, e di com’era il mio ex.
Purtroppo è di questo tipo di rapporti e legami di cui sento il bisogno, persone che siano innanzitutto sincere, persone che si conquistino la mia fiducia e che comunque la mantengano a lungo nel tempo. Allo stesso tempo però nonostante nelle ultime settimane avrei avuto la possibilità di conoscere qualche nuova persona ho, in alcuni casi, rinunciato in partenza, nonostante fossi qui a piangermi addosso solo poco tempo fa, per la mia solitudine. E’ vero che non è che non mi vada di uscire con persone che mi accrescano ed arricchiscano, ieri avrei voluto che il sole non tramontasse mai e chissà fin dove avremmo camminato, non mi va semplicemente di mettere e sprecare energie in rapporti in cui non credo. Forse mi tiro in dietro troppo presto ma ritengo che nuove conoscenze che non mi hanno stimolato neppure dopo una telefonata rappresentano solo perdite di tempo, soprattutto per l’iter di acquisizione di fiducia che ognuno deve superare con me. Ovvio che se avessi trovato in qualcuno una scintilla non scriverei o penserei determinate cose, ma mi rattrista pensare che per alcuni tutto parte finisce e si riduce al sesso e a quello solo; ai miei occhi le persone che perdono così il loro tempo ricercando l’uomo per una sera, sono semplicemente vuote e squallide, senza giudizio d’appello.
E’ vero anche io ho l’impressione che il tempo scorra più velocemente, fisicamente è dovuto all’assimilazione del cervello delle informazioni sull’ambiente circostante e alla routine che è alla base della vita nella nostra società, ma in fondo “Oggi è il primo giorno del resto della mia vita” ©, di tempo dovrei, teoricamente, averne ancora un po’; se non trovo nessuno che si mette come me in costante discussione, deluso dagli schemi in cui la società ci ingabbia e costringe, non vale davvero la pena perdere del tempo così. La prossima fine della mia vita da studente mi ha fatto riflettere su cose su cui già meditavo da tempo tagliare ed eliminare le perdite di tempo, ci sono tanti libri in biblioteca che aspettano di essere letti tanti film in videoteca che aspettano di essere noleggiati. Ottimizzare i tempi eliminando le cose inutili, non sempre facile non sempre perseguibile, altrimenti dovrei chiedermi come mai butto via inutilmente il giovedì sera o come mai mi ostino e persisto a vedere anche film che rappresentano una causa persa in partenza.
Sono complicato, ma in fondo è una delle prime cose di me stesso che dico, le persone dovrebbero imparare a fidarsi quando lo dico.
domenica, febbraio 08, 2004

Frase ad effetto.
Boom! BaDaBoom! Blam blam blam blam!! Swisss!! Crock! Crash-crash-crash!! Whooo! Blam blam blam blam!! Blam blam blam blam blam blam blam blam!! Wahhhm!!
Noioso bla bla bla bla bla.
[Repeat at random.]
Frase ad effetto di chiusura.
L’unica domanda possibile è come si possono scrivere determinate sceneggiature, se dovessi raccontare la trama, sempre e comunque un pretesto in film di questo genere, non saprei da dove partire o come giustificare determinati passaggi. I nodi principali vengono trattati in brevi scene totalmente incomprensibili, i punti oscuri restano molti e la coerenza è totalmente assente. L’esito della battaglia finale ridicolo, l’atmosfera generale coinvolgente, con la dovuta premessa che non è ovviamente nulla di originale, ma per questo bastava guardare il trailer. Non vedo l’ora di poter andare all’Eliseo.
domenica, febbraio 08, 2004
Nessuna idea sul quale fosse lo spirito e l’atmosfera del film; ho visto una pellicola davvero divertente briosa e con molto ritmo. Tutto si basa esclusivamente sulla recitazione dei due protagonisti, infatti gli altri personaggi recitano in ruoli cammeo che servono unicamente a collegare tra loro le scene. Dato il numero esiguo di personaggi e lo spirito teatrale dell’opera che si snoda in unico luogo tutto dipende dai dialoghi che si dimostrano azzeccato ed efficaci; pur nono essendo profondi o particolarmente originali. La vicenda risulta volutamente un pretesto per raccordare tra loro le varie situazioni comiche. Anche l’esigua durata contribuisce a rafforzarne l’efficacia senza far annoiare lo spettatore. Unico rammarico sul fatto che la visione mi ha impedito di dare i cinque secondi di possibilità a La talpa.
giovedì, febbraio 05, 2004
Un film asciutto ed essenziale, rarefatto ma denso e comunicativo; costruito accostando e cucendo una scena alla successiva sia grazie al montaggio, che intervalla panoramiche della città allo svilupparsi del rapporto tra i due attori, sia grazie alla colonna sonora adeguatamente variegata. Questo rapporto basato sulla complicità, questa strana amicizia, questo sentimento non inquadrabile rappresenta di sicuro il punto di forza del film. Non c’è traccia del solito rapporto d’amore che spesso, nella finzione cinematografica, è liofilizzato e depurato, invece di inutili parole che sarebbero solamente finte e vuote, sono i silenzi ed i gesti a definire e a farlo crescere. Ognuno dei due vede nell’altro l’ancora di salvezza e nonostante entrambi si dimostrano ben consci dei limiti che la loro relazione avrà, trovano nell’altro un appiglio per non essere risucchiato dall’oscuro mondo in cui sono piombati. Troppo stereotipato invece la descrizione del Giappone, presentato e ritratto solo con i classici aspetti che risultano strani e inusuali per gli occidentali, e che indubbiamente contribuiscono all’atmosfera del film e allo strania mento dei protagonisti, ma che restituiscono un immagine falsata e semplificata. Infine tanto credibili e complessi sono i due protagonisti tanto stereotipati e bidimensionali sono i personaggi secondari del film, nonostante tutti ricoprano ruoli da semplici comparse, a cominciare da Giovanni Ribisi, sarebbero stati più gradevoli anche solo con una migliore ricerca in fase di sceneggiatura del film.
martedì, febbraio 03, 2004

Data l’età del film non ci sarebbe certo bisogno di parlarne, anche perché sarò arrivato ultimo nel vederlo, tra l’altro ho visto sabato che è anche già uscita in dvd la trilogia. Comunque io fino ad ora mi ero limitato a Film Rosso, visto al Cineforum, nell’anno della sua uscita in sala, uno dei pochi film adulti visti in giovane età, i ricordi sono vaghi ma mi era davvero piaciuto, nonostante questo non avevo ancora recuperato gli altri. Anche Film bianco mi ha emozionato e coinvolto, mi sono subito chiesto come sia uscito in France, dato che i sottotitoli sulla parte in polacco ribalterebbero completamente il significato del film. Nonostante la semplicità e la linearità della storia non ho provato un minimo di noia o di stanchezza. Ora mi resta l’ultimo capitolo, mi riprometto di non aspettare altrettanti anni.
domenica, febbraio 01, 2004
Zzz…zzz…zzz…zzz. Anche Il ritorno del re ha confermato che questa è, per me, una delle trilogie più soporifere che abbia mai visto, nonostante la delusione dei primi due ho voluto comunque sincerarmi che anche la terza parte fosse ugualmente noiosa. Anche se, questo ultimo capitolo, resta, con i suoi limiti, il migliore. Al contrario dei precedenti, infatti, in almeno un paio di punti, durante la battaglia finale, un leggero brivido mi è corso lungo la schiena e qualche scintilla di emozione si è accesa in me. Per il resto ogni volta che un personaggio apriva bocca per pronunciare più di due parole provavo un senso di noia e profonda stanchezza, forse per l’ora tarda, ma era come se un’invisibile sonnifero si diffondesse in una sala, insolitamente completa ma silenziosa e attenta, o forse addormentata come il sottoscritto. Non posso negare l’impeccabile sforzo produttivo che ha dato vita ad una realizzazione perfetta, ma priva di anima e calore; tutto è rimasto un semplice e freddo involucro incapace di emozionarmi. Riconosco la bravura di Peter Jackson nel dirigere la battaglia finale, ma per il resto trovo che abbia fatto scelte di regia ripetitive e scontate, molto spesso dettate dal dover sempre rispettare le proporzioni. Bella sorpresa vedere prima del film il trailer di Big Fish (Uscita 27-2) e il materiale promozionale di Brothers Bear che adornava già il Medusa di Cerro.