Ile de France



giovedì, ottobre 30, 2003

The prince of Egypt

Primo film d’animazione realizzato dalla Dreamworks che avrebbe dovuto minare lo strapotere Disney; dopo quattro film e tre flop lo studio d’animazione tradizionale è stato chiuso definitivamente. Anche i risultati ottenuti da questo primo film non sono stati all’altezza delle aspettative, che lo volevano raggiungere gli incassi di The lion king; il film, uscito in contemporanea mondiale, è uno dei primi che stranamente non è stato distribuito in Italia mesi dopo. L’animazione è di buon livello, molti animatori erano, infatti, transfughi che prima lavoravano alla concorrenza, ineccepibili le scelte cromatiche e meticolosa, inoltre, la ricerca storica per aumentare il realismo della pellicola. Più che di un film siamo in presenza di un musical, ricordo che la colonna sonora uscì su quattro diversi cd, ricantata in quattro generi musicali differenti. Purtroppo a soffrirne è la storia che si sofferma su particolari non essenziali, che rallentano il film e viaggia invece spedita su scene cruciali come le dodici piaghe d’Egitto. La vicenda raccontata nella Bibbia è inoltre modificata per consentire il famoso duetto tra la sorella e la moglie di Mosè e accentuare quindi la componente musicale. Più che un film sui personaggi siamo in presenza di un film epico, quindi nonostante la bellezza dei fondali o la cura nella realizzazione delle scene di massa, lo spettatore non è mai veramente partecipe del dramma interiore di Mosè. Segnalazioni particolari: la sequenza del sogno di Mosè, la più originale, in cui gli affreschi bidimensionali egiziani si animano e, confinati nella loro dimensione, mostrano al protagonista chi è davvero il faraone.

Consigliato.


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martedì, ottobre 28, 2003

20th Century Boys : film su carta

Dopo un rallentamento nel procurarmi i volumi sono finalmente riuscito ad arrivare a leggere l’ultimo numero uscito in Italia, e, come sempre trepidante, è l’attesa per il numero successivo. Il fumetto, per i conoscitori del mercato dei manga, non ha bisogno di presentazioni, dato che è al momento uno dei più osannati da utenti di forum e newsgroup. 20th Boys è sicuramente un’opera matura e magistralmente realizzata, tanto che la sceneggiatura farebbe invidia ai copioni di moltissimi film americani. La storia è un perfetto incastro di scene ambientate in anni differenti, ognuna delle quali ha, con il proseguire della storia la sua precisa importanza. Anche i protagonisti della vicenda, pur essendo tantissimi, ed aumentando di numero in numero, sono tutti ben caratterizzati e il carattere di ognuno è profondamente delineato. Si tratta di una vera e propria epopea a fumetti che ha la fortuna di esser pubblicata in Italia, in edizione dignitosa, rispetto a molte altre presenti sul mercato. Le copertine sono addirittura più efficaci di quelle originali. Da quando si può leggere on-line oltre che a livello fisico, anche l’adattamento dei testi è curato, io non conoscendo un kanji non posso fare altro che fidarmi. Unico neo il prezzo che è di 7€, data la sola distribuzione libraria, prezzo che normale per gli standard europei, ma alto per quelli italiani, per di più per un’opera che è giunta all’ottavo volume (in Giappone sono già quattordici) e non si è ancora conclusa. Un vero peccato che al contrario di quanto accade in France non è possibile trovarla e leggerla nei grandi store come Virgin o grandi catene librarie, di certo sarebbe un modo per aumentarne la diffusione. Ultimo appunto due righe sullo spunto della trama, visto che è comunque facilmente reperibile on-line, su siti accreditati; con la precisazione che questo dubbio iniziale è già stato risolto ed ora la vicenda ha preso un’altra collocazione temporale ed è piena di nuovi dubbi da risolvere. Alla fine del ventesimo secolo, un gruppo di amici vede realizzarsi i piani di distruzione del mondo che avevano fantasticato nella loro infanzia; riuscirà ad impedire che questo accada?


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domenica, ottobre 26, 2003

Sarei dovuto andare a Padova a fare psicologia, lo so. Non credo che sarei mai arrivato a capire gli altri, soprattutto i guizzi bizzarri e irrazionali da cui sono spesso colte alcune persone, è troppo difficile non sono un super-uomo. Però, almeno avrei, forse, potuto capire di più me stesso, avrei razionalizzato i meccanismi di relazionalità che uso ed avrei individuato se sbaglio e in cosa continuo a sbagliare. Forza Rossella dillo "...domani è un altro giorno".

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sabato, ottobre 25, 2003

Se ti chiamo non vuol dire che tu sia in debito di qualcosa nei miei confronti, non mi devi soldi e neppure risposte. Se ti chiamo è per sapere come stai, prima di tutto fisicamente, se poi vuoi dirmelo anche per il resto. Probabilmente non ti ricorderei ma mi hai detto tu stesso "Chiama sei hai bisogno!", io pensavo e penso ancora che tu fossi sincero. Il tuo non rispondere, secondo me, volutamente dimostra che non è così, purtroppo. La tua è stata una vera sparizione ora tutto bene e subito dopo perfetti sconosciuti. Non è la prima volta che ho subito (mal)trattamenti così, fanno male ogni volta, sempre più. Non mi sento comunque di portarti rancore, so che non si soffre da solo in queste situazioni.

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venerdì, ottobre 24, 2003

The ring vs Ringu.

Finalmente, tra un esame e l’altro, sono riuscito a tornare in videoteca e a noleggiare l’opera originale di Nakata. Nonostante la voglia di vederlo ero un po’ prevenuto, dato che un amico cui piace davvero di tutto, mi aveva raccontato d’essersi addirittura addormentato durante la visione, e purtroppo ha avuto ragione e non ho trovato in Ringu quello che mi aspettavo, tanto che per me il remake è sicuramente migliore. L’opera originale ha l’indubbio merito di aver adattato il romanzo per il grande schermo, eliminando secondo quanto ho letto tutte le connotazioni sessuali del libro. L’adattamento è stato ripreso in maniera pressoché identica dagli americani che si sono limitati, se ricordo bene, ad eliminare solo un personaggio: il nonno. The ring non si è però limitato a questo, ha al contrario aggiunto elementi fondamentali per la partecipazione del pubblico alla vicenda; la vita di Sadako è, infatti, descritta in maniera più approfondita ed efficace. Altro aspetto su cui il remake batte l’originale sono le sequenze che aumentano la tensione dello spettatore, che sono maggiormente efficaci; cito come esempio la scena iniziale e la sequenza col cavallo sul battello. Infine per me, abituato quasi solo a film occidentali, il remake è più curato soprattutto per la fotografia ma anche per il trucco ed i costumi degli attori. L’opera originale sembra realizzata in economia tanto da farla sembrare un film per la televisione. Nonostante tutto consiglio lo stesso la visione a chi è piaciuto The ring.


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lunedì, ottobre 20, 2003

I fortunati possessori di Sky questa settima potranno vedere Peut-etre di Cédric Klapisch, beati loro, visto che stando a FilmTv il film non è mai stato distribuito in altra maniera. Spero che prima o poi passi anche in Tv, dopo L'auberge espagnole mi piacerebbe davvero recuperare i film di questo autore che, non mi pare, abbiano goduto di molta fortuna da noi almeno fino ad ora.


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domenica, ottobre 19, 2003

The others

Per prima cosa sconsiglio, come per tutti i film d'altronde, la visione in televisione; infatti, dato che il film al cinema era vietato, sarà sicuramente mutilato. Il più grosso difetto è forse non imputabile al film stesso, ma riguarda la distribuzione che lo ha fatto uscire poco dopo The sixth sense; molto superficialmente le pellicole potrebbero, infatti, sembrare simili, trattando entrambe il tema della presenza di spettri. In realtà sono ben diverse, The others è un film con identità di luogo, si svolge, infatti, in una casa isolata, resa ancora più isolata dalla nebbia che costantemente la avvolge. La tensione che tiene viva l’attenzione dello spettatore è dovuta alla presenza delle oscure figure dei tre domestici, che fin dall’inizio si insinuano nella casa destando dubbi e sospetti per il loro strano modo di agire; questo grazie anche alla recitazione misurata e ambigua degli attori. The others è un film gotico che rilegge in una chiave moderna il classico tema della casa stregata, mentre in The sixth sense sono altri i temi affrontati. Oltre alla recitazione di tutti i protagonisti, contribuiscono, alla riuscita del film, le scenografia e la regia. Note a margine. Da segnalare l’orribile locandina italiana che sembra una tovaglia sporca di caffè, stona soprattutto se confrontata a quella internazionale in cui gli occhi inquieti della Kidman meglio introducono lo spettatore alla pellicola. Purtroppo anche con il dvd italiano non è andata meglio, scarno di contenuti speciali e poco curato nella realizzazione al contrario, ad esempio, delle edizioni estere. Quello francese contiene tra le altre cose un interessante documentario i cui protagonisti sono una coppia di fratelli realmente affetti dalla malattia di cui si parla nel film e ci mostra com’è la loro vita quotidiana. Un vero peccato dato il successo avuto dal film anche in Italia.

Da vedere.


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giovedì, ottobre 16, 2003

 

Anastasia

Come il solito mi limita a rilevare qualche difetto, visto che il film è realizzato discretamente e si lascia tranquillamente vedere. La realizzazione degli elementi in Cgi subisce però dei vistosi cali che limitano la riuscita di alcune scene; sono davvero falsi il treno e la terribile inquadratura dell’auto parcheggiata fuori dal teatro alla fine del film. I personaggi, come nella maggior parte dei film di Don, sono molto simili ad altri già visti nelle sue precedenti produzioni; in questo caso la proprietaria dell’orfanotrofio è la versione umanizzata di zia Bisbetica di The secret of the Nihm. E Don commette nuovamente l’errore di accentuare troppo i movimenti, tanto da far risultare i personaggi, nelle scene parlate, innaturali e artefatti. Le canzoni poi ricordano da vicino quelle dei musical Disney realizzati nello stesso periodo; abbiamo una rilettura di Topsy turvy e una rilettura della canzone di introduzione di Pocahontas che qui sulle stesse note introduce l’adulta Anastasia. Il resto, comunque è davvero piacevole e non indirizzato esclusivamente ad un pubblico infantile femminile.

Consigliato.


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martedì, ottobre 14, 2003

Spleen.

France2 da oggi è sparita dai canali visibili via terra, come preannunciavano le scritte in sovraimpressione dei giorni scorsi, ora se voglio vederla ed essere a conoscenza di quello che succede a casa mia, in France, dovrò procurarmi una parabola, sperando che sia davvero visibile tramite satellite. Sono davvero contento...


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lunedì, ottobre 13, 2003

Lega contro lega.

Purtroppo per me, anche il fumetto è una parziale delusione. Nel leggerlo qualche punto di contatto col film si trova ad esempio l’iniziale formazione della squadra, lo stesso cattivo del film, lo stesso utilizzo della squadra per un secondo fine. Il fumetto è più coerente e meno confuso, ma è penalizzato da un grande difetto: l’eccessiva brevità. Infatti mentre in From hell la storia ha un ampio respiro e si sviluppa con calma e profondità, nella Lega gli avvenimenti si succedono molto velocemente e come nel film, non mancano le scene d’azione che rubano quindi spazio al dialogo dei protagonisti. Alan Moore in ogni caso ci regala una storia che ha per base un’idea davvero originale e la porta avanti con precisione e credibilità al contrario della pellicola. Manca, per fortuna, un personaggio noioso come Tom Sawyer, ma anche Dorian Gray che aumenta nel film l’inutile confusione. Nel fumetto c’è un’identità di luogo quasi tutto il racconto è ambientato nel Regno Unito e più precisamente a Londra, risparmiandoci così le poco credibili rappresentazioni di Venezia e Parigi del film, che grazie agli effetti speciali sembrano la stessa città. Visivamente Londra è in alcune scene distante dalla realtà, una sorta di città futuristica rappresentata con la sensibilità degli ultimi anni del novecento; anche il Nautilus ha un aspetto più credibile, è infatti, una sorta di gigante calamaro metallico. Moore arricchisce la storia di riferimenti ad altri romanzi ambientati nello stesso periodo e non trascura il male che possono provocare Rodney Skinner e Hyde. In conclusione quindi pur essendo di molto superiore al film anche il fumetto non mostra la maturità e lo spessore che speravo di trovarci.

 

 


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sabato, ottobre 11, 2003

Matrix reloaded

Questo film entrerà nella storia del cinema grazie alla presenza di Monica Bellucci. La stampa italiana ha, infatti, giustamente sottolineato, nei mesi prima dell’uscita del film, che è lei la vera star della pellicola; a dimostrazione è stata proprio lei a presentare il film a Cannes. Senza la sua presenza nessuno avrebbe prestato attenzione a questa trilogia, il cui primo capitolo esiste solo per preparare il pubblico nell’attesa del suo arrivo. Nella sala dove ho visto il film, ma dai racconti che ho avuto, in tutte le sale in cui era proiettato, tutti aspettavano solamente lei: la fetta di prosciutto umbro racchiusa tra due sottilissime fette di pane di un’ora ciascuna. I brusii in sala si acquietano appena lei apre bocca e lo stesso accadrà adesso in tutto il mondo, durante la visione del dvd. Anche il suo vestito, che ce la mostra come un lussuoso fiaschetto vino, ricoperto di carta argentata, è già diventato l’abito più desiderato dalle donne di tutto il mondo. Nel film purtroppo così come improvvisamente si materializza, sparisce, lasciando il pubblico sognante ed inebetito, nell’attesa di poterla applaudire sui titoli di coda del film. La sua boccuccia di rosa dalla quale escono tante strane parole di una lingua, ai più oscura ha sconvolto l’intero pianeta, ma solo il pubblico italiano ha avuto modo di ascoltarla nell’unica vera lingua che conosce alla perfezione. Monica: attendiamo solo te e il tuo vestito rosso peperone per la rivoluzione della matrice.


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venerdì, ottobre 10, 2003

Tutto è già passato grazie a questa visione

Ora il problema è: perchè devo aspettare marzo per vederlo?


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venerdì, ottobre 10, 2003

Medusa bye bye?

Già da tempo non frequento il cinema Odeon, non sono mai stato soddisfatto del servizio e il colpo finale c’è stato quando ci ho visto The two towers, io avevo i posti prenotati già da tempo, ma all’arrivo in sala, scopro che altre due persone con stesso posto, fila, sala, spettacolo, giorno erano già sedute lì. Ed ovviamente nessuno del personale ha mosso un dito o si è minimamente scusato del disguido. Per fortuna quando sono a Milano esiste l’alternativa, vicino a casa mia l’unico cinema con uno schermo degno di questo nome, ed agevolmente raggiungibile è la multisala Medusa di Cerro. Oggi è stata la terza volta, vorrei fosse stata l’ultima ma non c’è alternativa, dovrò quindi munirmi di pazienza. La nuova politica è che il film inizia prima che gli spettatori possano entrare in sala; infatti, come in molte multisale non cittadine, si può entrare nella sala stessa solo a partire dall’orario di inizio indicato sul biglietto, visto che solitamente si assiste a venti minuti di pubblicità, peccato che oggi all’ora indicata la sala era già buia e il film iniziato da un paio di minuti. Mai mi è capitato di arrivare tardi in sala e detesto perdermi anche solo un secondo, motivo per cui non mi sono gustato Lxg: the league of extraordinay gentlemen, come non mi ero davvero gustato The two towers. Ciliegina sulla torta l’operatore di sala che ad inizio film fa alcune prove col mascherino, per vedere quale sta meglio al film. Qualcuno mi racconta cosa succede, spero davvero poco, prima che il cattivo faccia esplodere dei dirigibili?


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venerdì, ottobre 10, 2003

Lxg: the league of extraordinay gentlemen

Per poter esser un po’ più imparziale il film lo dovrei rivedere con calma, ora ancora irritato mi viene da dire che è davvero poca cosa. Prima di tutto tornato a casa, ho sfogliato il fumetto, che ancora devo leggere e mi pare che il film sia totalmente estraneo dalla storia narrata da Alan Moore, i personaggi sono più o meno gli stessi ma resi più innocui e adatti ad un pubblico infantile. Il film è discretamente realizzato, colpiscono molto le scenografie soprattutto il Nautilius modello "ferro da stiro anni cinquanta", così come gli effetti speciali che sono accettabili. Peccato che siano troppi come al solito ci sono interminabili sequenze di lotte e inseguimenti, belle da vedere ma quanto sono in grado di comunicare o lasciare allo spettatore? Le scene di lotta corpo a corpo sono, anche, in alcuni casi, girate in maniera davvero confusa e poco chiara. La storia non va avanti grazie ai personaggi, se al loro posto ci fossero stati gli X-men o i Vendicatori, nulla sarebbe cambiato. Insomma il solito spettacolo per gli occhi, con qualche bloopers di troppo all’inizio, dalla camicia di Dorian alla cipria va e vieni dell’uomo invisibile. Molto bello il titolo italiano cambiato perché "lega" avrebbe ricordato la politica e poi ci si sarebbe chiesti chi del partito è l’uomo invisibile, chi succhia il sangue dei cittadini o chi ha due facce una per gli lettori ed una vera.

Voto: rimandato alla prossima visione.


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giovedì, ottobre 09, 2003

Col mio proverbiale ritardo oggi ho realizzato che l'inverno è davvero arrivato; sarà stato il freddo provato andando in stazione o saranno stati i torroncini natalizi già in vendita al supermercato.

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mercoledì, ottobre 08, 2003

The lion king

Finalmente arriva in dvd, il film che per incassi è uno dei maggiori successi tra i lungometraggi animati della Disney. Di certo non è il più originale, si tratta, infatti, della spudorata scopiazzatura dell’opera a fumetti di Tezuka; accusa dalla quale la Disney si è molto furbescamente discolpata sottolineando l’ispirazione shakespeariana dell’opera, ispirazione priva di diritti da pagare. Il film comunque resta, con i suoi difetti, molto coinvolgente. Basta pensare alle canzoni che, con toni diversi, rendono protagonista per quella scena un determinato personaggio. Inoltre le canzoni stesse non soffrono del manierismo che si noto nei musical realizzati in seguito, quando il successo di questo tipo di film era ormai consolidato. Altro punto di forza sono i personaggi, tutti memorabili ognuno perfettamente azzeccato; non si può non citare gli Stanlio ed Olio del film, ovvero Timon e Pumbaa. La cui popolarità li ha purtroppo resi protagonisti di una serie televisiva curata in maniera davvero scarsa come tutti prodotti televisivi della Disney. I due dovrebbero inoltre essere protagonisti dell’ennesimo sequel del film The lion king 1½ che dovrebbe raccontare gli anni che nel film volano via sulle note di Hakuna matata. Altro pregio del film originale è l’ottima animazione che rende perfettamente l’atmosfera africana e, credibili, i movimenti di tutti gli animali. All’uscita del film se ne parlò come del nuovo Bambi, già ora si parla di Brother bears come del nuovo The lion king, idee sempre originali alla Disney. L’edizione in dvd conterrà una sequenza musicale in più, come già era successo per Beauty & the Beast, sequenza realizzata per l’uscita americana del film nel circuito Imax. Sta nascendo qualche polemica perché oltre all’aggiunta di tale sequenza siano state modificate anche alcune immagini del film originali. Ecco la presunta prova: prima versione

 

 

 

 

 

Quello che ci sarà nel dvd


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lunedì, ottobre 06, 2003

Unbreakable

La costruzione del film e le scansioni temporali si avvicinano molto a quelle del film realizzato in precedenza, come se dagli stessi ingredienti sostanziali si tirasse fuori una pietanza totalmente differente. Si ritrova una sorta di prologo iniziale con un personaggio che sostanzialmente non ricomparirà nel film; una lunga parte centrale in cui il protagonista prende, a poco a poco, coscienza della situazione; una sorta di avventura, che può esistere anche singolarmente, con nuovi personaggi: da una parte una bambina con problemi alimentari dall’altra il sequestro di una famiglia. Infine il colpo di scena finale: del tutto inaspettato nel primo film, magari più prevedibile in Unbreakable. Nonostante la struttura simile le conseguenze sono comunque ben diverse: il prologo di The sixth sense determina l’esistenza della storia stessa, quello di Unbreakable invece approfondisce solo uno degli aspetti del film. Entrami i film sono caratterizzati da una grande lentezza, in pratica non succede quasi nulla per più di un’ora. In entrambi i protagonisti sono un personaggio adulto e un bambino ed il loro tipo di rapporto è di padre e figlio, nonostante non lo siano biologicamente in entrambi. Accanto a questi da una parte abbiamo la madre del bambino e dall’altra l’antagonista di Dunn. In entrambi, infine, gli avvenimenti del film portano ad una risoluzione della crisi matrimoniale del protagonista. Unbreakable è in ogni caso un film originale per la lettura profonda e matura sull’argomento dei super-eroi. Non si limita ad un banale scontro a pugni col cattivo di turno, ma indaga a fondo sull’acquisizione della consapevolezza dell’avere dei super-poteri. Ultima segnalazione per una scena scartata, presente sul dvd, davvero intensa, in cui si vede Dunn che poco dopo il funerale, parla con il prete; il regista si concede quindi alcune riflessioni sulla fede, sul destino, su Dio, che saranno al centro di Signs e lo erano state in Wide awake. Un peccato, nel caso in cui le voci fossero vere, che l’idea iniziale di una trilogia molto difficilmente si realizzerà.

Da vedere.


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domenica, ottobre 05, 2003

E' già difficile per me esprimere, anche solo a voce, quello che sento, se poi tu in uno dei pochi momenti in cui sono lanciato mi interrompi continuamente e dimostri di non aver capito nulla e di non seguire quello che dico, io non potrò far altro che chiudermi sempre di più.

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sabato, ottobre 04, 2003

From Hell

Nell’attesa di vedere la prossima settimana un nuovo film tratto da un fumetto di Alan Moore, è stato piacevole ripassare questo. Infatti, la produzione di From Hell è davvero molto curata ed il film è godibile nonostante si discosti dal fumetto originale. Innanzi tutto c’è un deciso cambio di protagonista, nel fumetto è lo stesso Jack the ripper, mentre nel film è l’ispettore Abberline, così come si passa da una discussione sulle radici del male ad un film incentrato anche sulla vita affettiva dell’ispettore. Alan Moore inizia la sua opera con un lungo capitolo che presenta le tappe principali della vita del dottor Gull, totalmente ignorato nel film, anche il finale del film modifica completamente quella che si suppone essere la verità dei fatti. Inoltre gli aspetti più crudi e maturi del fumetto sono semplificati e addolciti. Il fumetto riveste un ruolo di cronaca romanzata dei fatti realmente accaduti, il film se ne discosta ulteriormente accentuando la finzione. Alan Moore per creare la sua opera, ha fatto una lunga ricerca, letto molti testi, tutti citati nelle note al fumetto, visitato i luoghi reali degli avvenimenti, fatto del libro di Stephen Knight il filo conduttore degli avvenimenti; al contrario i fratelli Huges si sono principalmente basati sul fumetto semplificandolo per realizzare un film di durata standard. La storia romantica introdotta nel film pur essendo un puro spettacolo d’intrattenimento ed esulando dal fumetto è gradevole, anche se poco credibile per determinati sviluppi, ma, di sicuro. meglio inserita nel contesto storico e più credibile di quella di Pearl Harbor. Lo spirito dell’opera originale viene però conservato in alcune inquadrature che riprendono direttamente le vignette di Eddie Campbell. Il fumetto costituisce quindi un’ottima lettura per chi è interessato alle vicende di Jack, ma anche un ottimo complemento alla vicenda raccontata nel film, approfondendo avvenimenti solo accennati e il personaggio di Jack. Per quanto riguarda il film: la regia risulta non troppo originale se paragonata ad esempio a quella di Vidoq uscito praticamente in contemporanea con From Hell. Discreta la recitazione di Depp, davvero poco credibile la Graham. Le scenografie sono perfette e si possono ammirare nel loro splendore, in pieno giorno, in uno dei contenuti extra del dvd. Dvd che, almeno nella versione Usa, contiene un lunghissimo speciale con la partecipazione di Stephen Knight; il dvd quindi, approfondisce oltre agli aspetti legati alla realizzazione del film, gli avvenimenti storici trattati nel film.


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mercoledì, ottobre 01, 2003

The iron giant

Una breve segnalazione visto che il film dovrebbe arrivare in televisione sabato per la prima volta. Io l’ho visto solo una volta in dvd, dato le poche settimane di programmazione cinematografica, molto tempo fa e mi limito quindi a pochissime impressioni sparse. Le cose più originali sono senza dubbio l’ambientazione anni 50’ e il charachter desing dei personaggio, infatti, dato che è un film di un nuovo studio, non ci sono personaggi che ricordano chiaramente qualcosa di già visto. Alte note positive la perfezione dell’animazione tridimensionale del gigante di ferro e l’azzeccata voce originale che Vin Diesel presta allo stesso. Sono più classici i temi trattati: l’amicizia e l’accettazione del diverso; risultano comunque ben inseriti all’interno del periodo storico in cui è ambientato il film. I realizzatori del film sono attualmente al lavoro sul prossimo Pixar, The Increbibles, motivo per cui l’edizione speciale in due dvd di The iron giant, inizialmente prevista per questo autunno, è stata rinviata di un anno, in modo da essere in vendita sul mercato americano contemporaneamente con film Pixar.


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